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La storia

Per capire Elon Musk bisogna andare in fondo a un tunnel

Per capire Elon Musk bisogna andare in fondo a un tunnel
Il primo tunnel scavato da The Boring Company, l'azienda fondata da Musk per spostare sottoterra il traffico delle grandi metropoli, non esiste più. Prenderà il suo posto un parcheggio per i dipendenti di SpaceX. È il fallimento di una visione? Lontano dal quartier generale di Twitter e dagli uffici di Tesla e SpaceX, l'imprenditore sta giocando una delle sue partite più importanti
7 minuti di lettura

“Se analizzate la carriera di Elon Musk, ne verrà fuori un truffatore”.

Lo ha detto nel 2018 Carlos Ramirez-Rosa, un consigliere municipale di Chicago, dopo essere volato a Los Angeles per studiare da vicino la soluzione che l’imprenditore aveva proposto alla sua città per sconfiggere il traffico: una serie di tunnel sotterranei per il trasporto delle persone, delle auto e delle bici.

Due anni prima, Musk aveva avuto una delle sue illuminazioni.

Bloccato sul Sepulveda Pass, un tratto di autostrada a dieci corsie tra i più congestionati di Los Angeles, Musk era furioso: detestava perdere tutto quel tempo in auto per raggiungere, dalla sua abitazione di Bel Air, gli uffici di SpaceX che si trovavano a 25 Km di distanza, in una piccola città chiamata Hawthorne.

In quel momento, probabilmente, è nata The Boring Company, la società che punta a smaltire - sotto terra - il traffico delle grandi metropoli.


Uno dei simboli del thanksgiving, in America, è proprio il Sepulveda Pass fotografato di notte: un fiume di puntini bianchi e rossi, a testimonianza delle migliaia di auto in lento movimento. Il 17 dicembre 2016, pochi giorni dopo il giorno del ringraziamento, Musk ha scritto su Twitter: “Il traffico mi fa impazzire. Costruirò una talpa meccanica e comincerò a scavare”. La talpa meccanica, in inglese, si traduce in “tunnel boring machine”.

Nel caso dell’imprenditore, il confine tra capriccio e visione, talvolta, sembra assai sottile. Recentemente ha acquistato Twitter, per 44 miliardi di dollari, “non per ragioni di profitto” - se dobbiamo credere alle sue parole - ma per difendere la libertà di parola che il social, a suo dire, non era più in grado di garantire.

È altrettanto labile il confine tra idee geniali e scherzose provocazioni. Ecco perché, qualche istante dopo aver ipotizzato i tunnel anti-traffico, Musk ha scritto un altro tweet: “Lo farò sul serio”. Spolier: alla fine The Boring Company è riuscita a costruire la sua talpa, si chiama Prufrock.

In realtà Musk pensava all’Hyperloop già dal 2013, quando ha pubblicato un white paper in cui ipotizzava il suo funzionamento. Anche se il concetto, in realtà, non era affatto nuovo. L’idea di un treno che potesse viaggiare ad altissima velocità, attraverso la levitazione magnetica in un tunnel parzialmente sottovuoto, risale infatti all’inizio del Novecento.

Musk ha fatto sua la teoria e l’ha resa sexy.

“Stiamo cercando di scavare un tunnel sotto LA - ha detto Musk alla Ted Conference del 2017 - Speriamo che sia l’inizio di una rete di gallerie per alleviare il traffico”.

“Penso che una delle cose più deprimenti nella vita sia il traffico, ci ruba così tanto tempo, è orribile” ha detto l’imprenditore in quell’occasione, diversi anni prima di diventare l’uomo più ricco del mondo che si sposta - quasi quotidianamente - con il suo jet privato.

Elon Musk, insomma, ci credeva veramente. E voleva a tutti i costi che anche gli altri ci credessero. In quel periodo, l’imprenditore mostrava un video esplicativo in cui una Tesla - guarda caso - veniva trasportata da un ascensore sotto terra, dove raggiungeva un flusso di auto. Ognuna sulla sua piattaforma, spostata da una rotaia singola a 200 Km/h. Alla sua visione, Musk aggiungeva il denaro: The Boring Company avrebbe pagato per i lavori necessari alla costruzione dei tunnel.

Usa, l'ascensore di Elon Musk per far viaggiare le auto sottoterra è realtà


Per gli amministratori delle città statunitensi, le parole dell’imprenditore suonavano come una melodia irresistibile. In fondo Musk aveva appena lanciato, con un razzo SpaceX, una Tesla Roadster nello Spazio. Tutti l’avevano vista “tra le stelle”, con la Terra alle sue spalle. Per l’imprenditore nato a Pretoria, in Sudafrica, niente sembrava impossibile.

Rahm Emanuel, all’epoca sindaco di Chicago, faceva parte dei politici incantati.

A giugno 2018 Emanuel ed Elon Musk hanno siglato un accordo per la costruzione di un tunnel di 28 Km che avrebbe collegato il quartiere finanziario della città all’aeroporto O’Hare. Nella galleria sarebbero sfrecciate delle capsule - chiamate ‘pod’ - in grado di trasportare a tutta velocità un massimo di 16 persone. il tutto per un miliardo di dollari sborsato da Musk e dalla sua azienda.

Ma poi, a dicembre 2018, i membri del consiglio municipale di Chicago - tra cui quel Carlos Ramirez-Rosa di cui si parlava all’inizio - hanno partecipato all’inaugurazione del primo tunnel di Boring Company, un percorso sperimentale ricavato vicino agli uffici di SpaceX.

Tra i presenti, qualcuno diceva che il tunnel illuminato di verde era “meglio di Disneyland”. Ma i consiglieri arrivati da Chicago non potevano dirsi impressionati. Il progetto era cambiato.

Non c’erano capsule, né piattaforme, né rotaie. “La macchina stessa farà da piattaforma” aveva detto Musk, prima di invitare i visitatori a percorrere il tunnel a bordo di una Tesla Model X. Un chilometro e mezzo di galleria percorsa a 65 Km/h, ballando su un pavimento dissestato. No, non c’era niente di divertente in tutto questo.

Ora che i suoi uomini l’avevano visto da vicino, Chicago aveva dei seri dubbi sul tunnel di Musk. E infatti Lori Lightfoot, eletta sindaca a maggio 2019, ha bocciato definitivamente il progetto.

Quel tunnel scavato vicino al quartier generale di SpaceX, parallelo alla Jack Northrop Avenue di Hawtorne, in California, non esiste più. Le aziende che hanno contribuito alla sua realizzazione lo hanno appreso da un messaggio. Lo stesso testo inviato a più destinatari. Al posto della galleria, presto, ci saranno parcheggi per i dipendenti dell’azienda aerospaziale di Musk.

È la fine di un sogno? Il fallimento definitivo di una visione?

No, o meglio non ancora.

Lo scorso 24 aprile, su Twitter, Elon Musk continuava a scrivere: “Nei prossimi anni, Boring Company proverà a costruire un Hyperloop funzionante”. E ancora lo scorso 18 settembre, scriveva che la distanza tra New York e Boston, coperta da un treno in circa 4 ore, “con Hyperloop si potrebbe colmare in meno di 30 minuti”.

Proprio in quei giorni The Boring Company annunciava un round di investimenti di 675 milioni di dollari, che hanno fatto salire la valutazione della società a 5,6 miliardi di dollari. Denaro che l’azienda fondata da Musk si sarebbe impegnata a usare per espandere i propri tunnel.

E infatti lo scorso 5 novembre Boring Company annunciava, su Twitter, il test di un Hyperloop su larga scala. Nella foto allegata, si intravedeva una Tesla Model 3 appena entrata nella galleria sotterranea. Tuttavia non era specificato il luogo, né la lunghezza e le caratteristiche del tunnel.

Non è un caso, forse, se Las Vegas, la città delle luccicanti illusioni, continui a essere il luogo in cui la visione di Musk sul futuro dei trasporti resiste inalterata nonostante le critiche al progetto da parte degli urbanisti, le cause intentate dai cittadini e le proteste degli ambientalisti.

A Las Vegas un tunnel esiste già e si può considerare operativo. È lungo 1,2 km e collega i due Convention Center della città. Non ci sono ascensori per le vetture che lo attraversano. C’è una rampa di entrata, una di uscita e in mezzo una stazione sotterranea. I maggiori hotel e casinò della Strip ne vorrebbero una, in futuro, per consentire ai loro ospiti di salire a bordo della Tesla - attualmente guidate da conducenti - e di muoversi da un punto all’altro della città senza restare bloccati nel suo traffico infernale.

Un piano di espansione della galleria, che preveda 55 stazioni e che sia lunga 54,7 km, è stato annunciato lo scorso giugno da Mike Janssen, a capo delle infrastrutture della città. Proprio Las Vegas darà delle risposte sull’effettiva scalabilità del sogno di Musk, che per ora stenta a concretizzarsi.

Nel tratto di ‘Hyperloop’ già funzionante, infatti, Boring Company pensava di poter trasportare 4.000 persone all’ora, al prezzo di pochi dollari a biglietto. Alcuni documenti ottenuti dalla testata TechCrunch, invece, hanno evidenziato come l’obiettivo dell’azienda sia al momento irraggiungibile: il numero di passeggeri che le Tesla sarebbero in grado di muovere, in un’ora, non supererebbe 1.200.

“Abbiamo semplificato tutto - aveva scritto Musk su Twitter a ottobre 2020 - In questo momento parliamo essenzialmente di Tesla in dei tunnel, che in realtà è molto più profondo di come suona”.

Anche ‘semplificare’, in questo caso, non suona come dovrebbe. Il tunnel di Las Vegas ha già vissuto momenti complessi che confermano lo scoop di TechCrunch.

A gennaio 2022 giornalisti e addetti ai lavori accorsi al Ces - la fiera dell'elettronica di consumo più famosa al mondo che si svolge proprio a Las Vegas - hanno provato in massa il Convention Center Loop. Molti filmati dei viaggiatori sono finiti sui social network e hanno incuriosito gli utenti. Le auto si muovevano in un tunnel molto stretto, illuminato come fosse una discoteca.

C'è fila nel tunnel di Elon Musk che voleva cancellare il traffico. E che forse non è così geniale


Il problema è che, in alcuni casi, lo facevano a passo d’uomo. In un video amatoriale, girato dal passeggero di una Tesla, si assisteva a un preoccupante ingorgo sotterraneo, vale a dire a tutto ciò che il servizio intenderebbe evitare.

Sono piovute numerose critiche. Anche dalla UCLA, la popolare Università della California. uno dei suoi professori e urbanisti, Michael Manville, in un white paper del 2021 ha illustrato come il progetto di Musk potrebbe soffrire il fenomeno della domanda indotta.

"Supponiamo venga scavata davvero una rete di tunnel sotto le sue strade e i suoi edifici - ha scritto Manville - E supponiamo che i tunnel funzionino: giorno dopo giorno spostano il traffico sottoterra. Cosa succederebbe? Qualcuno che pensa di fare un giro in macchina a Los Angeles terrebbe conto dei tunnel affollati, degli ascensori che conducono nel ventre della Terra e dell'oscurità. E poi penserebbe alle strade illuminate dal sole e ora deserte grazie ai tunnel. Cosa farebbe questo potenziale viaggiatore? Sceglierebbe, ovviamente, di guidare per le strade della città. E così altri faranno dopo di lui. Presto le strade tornerebbero congestionate".

In molti invece, dopo il flop del tunnel di Las Vegas, hanno ribadito sui social - con una certa ironia - un concetto che appare elementare: un sistema di trasporto sotterraneo efficiente esiste già e si chiama metropolitana.
 
Certo, le metropolitane costano. Per quella che sta nascendo a Manhattan, lungo la Second Avenue, lo stato di New York spenderà 2,2 miliardi di dollari per chilometro. Si tratta di una delle metropolitane più costose del mondo, ma in genere questo tipo di infrastruttura richiede uno sforzo economico pari almeno a un miliardo di dollari per chilometro.

Quando Musk ha illustrato la sua idea, nel 2017, ha detto che avrebbe puntato sulla riduzione del diametro dei tunnel per abbattere i costi: dai canonici 28 metri di diametro, The Boring Company sarebbe passata a circa 12 metri complessivi.

E poi l’imprenditore si è detto certo di poter risparmiare - arrivando a spendere solo 10 milioni di dollari per chilometro - usando una nuova tecnologia che consente agli operai di scavare, rimuovere terra e detriti  e installare contemporaneamente segmenti della sovrastruttura in calcestruzzo. Secondo i calcoli di Boring Company, questa operazione sarebbe 15 volte più veloce.

Gli scavi tradizionali, inoltre, richiedono la costruzione di talpe meccaniche speciali per ogni progetto. Musk tuttavia, puntando sulle dimensioni dei tunnel standardizzate, può pensare di riutilizzare i macchinari coinvolti nella loro realizzazione, esattamente come SpaceX utilizza i suoi razzi per più lanci.

Inoltre, in linea con la filosofia Tesla, i macchinari di perforazione di Boring Company funzionano con alimentazione elettrica anziché con carburante tradizionale: una caratteristica che consente un'autonomia maggiore e una riduzione dei costi perché la ventilazione del tunnel non è necessaria.

Tuttavia il prezzo da pagare per questo tipo di infrastrutture resta elevato. Molto più di quanto immaginato inizialmente dall’imprenditore. Non a caso The Boring Company lo scorso luglio si è sfilata dalla costruzione di un tunnel che avrebbe servito l’aeroporto Ontario nella contea di San Bernardino, in California: il progetto iniziale del 2019 prevedeva un costo inferiore ai 100 milioni di dollari che ha ingolosito gli amministratori locali. Salvo scoprire, recentemente, che servirebbero almeno 430 milioni di dollari per scavare una galleria di circa 7 chilometri.

Altrove, invece, le amministrazioni locali continuano a sperare che l’azienda di Musk risolva i loro problemi.

Miami, per esempio, vorrebbe dare un seguito alle promesse di Musk, che nel 2021, incontrando il sindaco Francis Suarez, aveva detto di poter scavare un tunnel sotto il fiume Miami, in prossimità del Brickell Avenue Bridge, per circa 30 milioni di dollari e in appena sei mesi. Un’ipotesi allettante, visto che nel 2018 altri avevano proposto la stessa soluzione nel 2018 per 900 milioni di dollari e quattro anni di lavoro.

La sfida, per Elon Musk, resta quella di rientrare degli investimenti e di guadagnare dal trasporto di persone sulle sue Tesla, che in futuro nei tunnel potrebbero non richiedere l’intervento di un conducente.

Va fatto notare che, salvo gli investimenti ricevuti, per ora l’azienda BoringCompany si è fatta notare, negli ultimi anni, per ricavi legati a oggetti discutibili venduti sul suo sito ufficiale: prima un lanciafiamme. Poi, più recentemente, un profumo - chiamato Burnt Hair - che ha portato nelle tasche dell’azienda ben 3 milioni di dollari. Entrambi erano delle provocazioni. Entrambi sono finiti sold out.

Se i fan di Musk fossero anche disposti a sopportare il traffico anche sottoterra, il sogno dell’imprenditore potrebbe davvero uscire dal cassetto.