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Cybersicurezza

L'appello: non sparate sulla Croce Rossa (digitale)

L'appello: non sparate sulla Croce Rossa (digitale)
Il Comitato Internazionale della Croce Rossa chiede un simbolo digitale per dissuadere gli hacker dall’attaccare le realtà sanitarie
3 minuti di lettura

Un equivalente digitale del simbolo della Croce Rossa per dissuadere gli hacker criminali che prendono di mira le strutture sanitarie. É quello che chiede il Comitato Internazionale della Croce Rossa dopo due anni di progettazione e i numerosi attacchi a istituzioni mediche e ospedali, il furto dei dati e delle cartelle cliniche di soldati e rifugiati.

La scommessa è che essendo la croce rossa su campo bianco un simbolo internazionale che indica il pronto soccorso senza alcun riferimento religioso, un suo equivalente digitale potrebbe servire a scoraggiare gli hacker dall’attaccare chi si prende cura dei più deboli, malati o feriti.

L’idea in fondo è semplice: si potrebbe caricare un file su ciascuno dei computer o dispositivi degli ospedali; oppure creare un emblema integrato nei nomi di dominio web; o ancora, definire un codice associato agli indirizzi IP delle strutture mediche, ma anche fare le tre cose insieme. Di certo si dovrebbe creare un quadro giuridico per farlo, ma con la buona volontà dei singoli paesi non dovrebbe essere troppo complicato.

Nessuno si illude che riuscirebbe a fermare nuove incursioni da parte di quelli che nel passato hanno violato la posta elettronica dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i server dei centri di ricerca europei, o quelli delle fabbriche dei vaccini, ma forse potrebbe indurli a pensarci due volte prima di bloccare un ospedale con un ransomware come è già accaduto troppe volte obbligando i sanitari a ritardare anche gli interventi salva vita.

Questo segno distintivo, un emblema digitale, non garantirebbe neppure la protezione tecnica alla sicurezza informatica agli ospedali, alle infrastrutture della Croce Rossa o ad altri fornitori di servizi sanitari, ma servirebbe a segnalare che colpire strutture mediche essenziali durante un conflitto armato come quello in corso tra la Federazione Russa e l’Ucraina danneggia i più deboli di tutte le parti in causa e viola il diritto umanitario internazionale.

Il simbolo digitale di soccorso sarebbe insomma l’equivalente di una croce rossa disegnata sull’ambulanza, su una tenda da campo o un ospedale. E avrebbe la stessa funziona, proprio come accade oggi in base alla Convenzione di Ginevra che garantisce neutralità e protezione alle ambulanze, agli ospedali militari, al personale e al materiale sanitario nonché ai feriti e al personale civile di ogni parte che si adopera per proteggerli anche dagli attacchi militari che oggi sono diventati digitali.

Sono stati decine di ospedali aggrediti via Internet in tutto il mondo durante la pandemia. In Italia è accaduto alla Regione Lazio l’anno scorso col risultato di bloccare per una settimana le prenotazioni vaccinali; è accaduto a un ospedale tedesco causando la morte di una paziente che a causa dell’attacco informatico non è stato curata in tempo ed è ripetutamente successo in India.

Inoltre, a parte i casi isolati che hanno avuto un esito infausto è da almeno tre anni che gli attacchi ransomware bloccano ospedali e centri di specializzazione medica.

Come riporta il Wall Street Journal, il CommonSpirit Health, con sede a Chicago, che gestisce più di 140 ospedali in 21 stati degli Stati Uniti, è stato colpito da un ransomware il mese scorso, provocando il blocco delle cartelle cliniche elettroniche dei pazienti. Ad agosto invece, dopo un attacco ransomware, sono stati interrotti gli interventi chirurgici al CHSF Hospital Center vicino a Parigi. E così pure in altri paesi baltici. La motivazione è nota: le gang del ransomware prendono di mira gli ospedali perché forniscono servizi critici e sono quindi più propensi a pagare per ripristinare i loro sistemi tecnologici.

“Proprio questi ultimi però - commenta l’avvocato esperto di nuove tecnologie Andrea Monti - potrebbero essere facilitati nell’individuare strutture sensibili grazie all’identificativo proposto. Negli scenari di guerra i soccorritori vengono in genere rispettati dai contendenti, ma in tempo di pace e con cyber-criminali che guadagnano dai problemi che creano e dal rumore che fanno, bisogna chiedersi se non sia invece controproducente”.

Dall’invasione russa dell'Ucraina, ad esempio, circa 1.100 strutture ospedaliere sono state bombardate ma secondo il CyberPeace Institute - sede a Ginevra, fornisce assistenza per la sicurezza informatica alle organizzazioni non profit-, potrebbero essere molte di più quelle che hanno subito attacchi DDoS e furti di dati.

Italian Tech aveva raccontato come a gennaio la Croce Rossa era stata attaccata dagli hacker infiltrati nei suoi sistemi e di come avevano avuto accesso ai dati personali di oltre 515.000 persone, comprese quanti erano in cerca dei parenti da cui sono stati separati a causa di un conflitto o di una migrazione. L'organizzazione all'epoca aveva affermato che gli hacker utilizzavano strumenti progettati specificamente per i suoi server.