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Tech Test

The Devil in Me, la prova del videogioco che fa paura

The Devil in Me, la prova del videogioco che fa paura
Il nuovo titolo di Supermassive Games, disponibile per console e PC, è in grado di regalare emozioni forti ma anche qualche momento di noia di troppo
2 minuti di lettura

“Non giocare solo”: il gioco te lo dice subito, è la prima cosa che leggi nella schermata iniziale. Non te lo dice per metterti in guardia, ma perché volendo puoi giocarlo anche in compagnia. E però, essendo The Devil in Me il videogioco che è, un po’ di ansia ti viene lo stesso.

Disponibile per PS4 e 5, per Xbox One, X ed S, oltre che su Steam in versione per computer, The Devil in Me costa circa 40 euro ed è il quarto (e per ora ultimo) capitolo della Dark Pictures Anthology: come si capisce dal nome, è una serie antologica, dunque questo episodio può essere giocato anche se non si conoscono i precedenti. Che comunque sono Man of Medan, Little Hope e House of Ashes.

The Devil in Me, che abbiamo provato sulla nostra Xbox X, è un’avventura di genere horror ma non è un survival horror come Resident Evil, anche se decisamente i protagonisti dovranno darsi da fare per sopravvivere. I giocatori possono muoversi, nascondersi e accovacciarsi, saltare e aggrapparsi a sporgenze, ma per la maggior parte del tempo si dovrà esplorare, leggere e affrontare qualche quick-time event, cioè premere un tasto entro un certo tempo o per un certo tempo per far sì che accada qualcosa o per evitare che accada qualcosa (cadere in una fossa piena di lame aguzze, per esempio). Intendiamoci: The Devil in Me non è come gli imbarazzanti film interattivi di fine anni Novanta, è solo meno action di come ce lo saremmo aspettato. Ma anche parecchio più spaventoso.

La schermata iniziale di The Devil in Me
La schermata iniziale di The Devil in Me 

Di che cosa parla The Devil in Me

Il gioco dello sviluppatore Supermassive Games (prodotto da Bandai Namco) prende le mosse dalla vera storia del serial killer H. H. Holmes, attivo in America alla fine dell’Ottocento: costruì un palazzo alla periferia di Chicago che usava come hotel per attirare in trappola le sue centinaia di vittime. E proprio la riproduzione del World's Fair Hotel si troveranno a visitare i giocatori, nei panni di uno (o più, in caso di multiplayer) dei membri di una troupe specializzata in documentari, che ne sta realizzando uno proprio su Holmes. Come si può immaginare, nel corso delle riprese le cose non andranno proprio benissimo.

Dopo un’introduzione oggettivamente troppo lunga, ma almeno utile per inquadrare bene la storia, ci si trova nel mezzo dell’azione: tutte le ambientazioni sono molto belle, ben ricostruite e curate graficamente, mentre le animazioni dei vari personaggi risultano spesso un po’ legnose, soprattutto nella mimica facciale. Cosa che impedisce una completa immedesimazione con loro e con le loro paure.

Com’è giocare a The Devil in Me

Quello che accadrà durante il soggiorno nella copia della residenza di Holmes è che i giocatori saranno presi di mira da un folle omicida che ricorda molto il protagonista del film Saw, aiutato nei suoi terribili piani da un’ambientazione perfetta per mettere in difficoltà, esattamente com’era la sua controparte reale: camere posizionate come in un labirinto e collegate tra loro con passaggi segreti e muri scorrevoli, oltre a spioncini, porte blindate, stanze segrete, porte che si aprono su un muro, botole sul pavimento e un’ampia varietà di trappole, una più terrificante dell’altra.

Tutto questo, insieme con l’uso sapiente della luce (o della sua assenza) e della musica, contribuisce nell’aumentare il senso di claustrofobia e di pericolo imminente, che può letteralmente essere dietro ogni angolo. Queste parti di The Devil in Me, quelle in cui si deve sfuggire a qualcosa, sono davvero adrenaliniche e ben realizzate, così come quelle investigative, in cui è necessario esaminare vecchie fotografie, sfogliare documenti o ascoltare alcune registrazioni per ricostruire la storia e capire chi sia l’assassino.

youtube: il trailer di The Devil in Me

Meno ben fatte sono invece le parti che collegano tutto, gli intermezzi in cui si passa da uno di questi momenti all’altro, spesso troppo lunghi, forse anche allo scopo di aumentare (un po’ artificiosamente) la durata dell’esperienza di gioco. Che alla fine risulta comunque appagante e soddisfacente, se non altro per il gusto di avercela fatta ed essere sopravvissuti.

In conclusione, The Devil in Me è un buon prodotto, sicuramente il migliore della tetralogia che compone la Dark Pictures Anthology, pur con alcuni, innegabili difetti. Non è bello come il vecchio Until Dawn (sempre di Supermassive Games), che però non è più acquistabile.

@capoema