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Spazio

Ecco i nuovi astronauti (e il primo parastronauta) europei: due italiani tra le riserve

Ecco i nuovi astronauti (e il primo parastronauta) europei: due italiani tra le riserve
3 minuti di lettura

Sono sei i nuovi astronauti dell’Agenzia spaziale Europea, selezionati tra oltre 20mila domande: nessuno di loro porterà bandiera tricolore sulla spalla come Samantha Cristoforetti o Luca Parmitano.

Alla nuova classe, la prima dopo quella del 2019, si aggiungono però due italiani tra le 12 riserve: sono Andrea Patassa ed Anthea Comellini. Anche loro lavoreranno con l’ESA e potranno sperare in un’opportunità di addestramento e di missione nello Spazio perché, come ha spiegato il direttore generale dell’ESA, Josef Aschbacher, “sono tutti ugualmente capaci ma purtroppo non abbiamo 20 opportunità di volo”. Tra loro, per la prima volta nella storia, c’è anche un parastronauta, si chiama John McFall, viene dal Regno Unito: a 19 anni gli è stata amputata la gamba destra a seguito di un incidente; ora, a 41 anni, è chirurgo specializzato in ortopedia e traumi. Uno che vorresti avere al fianco durante una missione su un altro pianeta.

Come ha ricordato in passato Cristoforetti commentando questa scelta, “la chiave è la tecnologia, nello Spazio siamo tutti disabili. I parastronauti saranno quelli che aprono ancora di più la porta, o il portello, di un’astronave a chi, solo 10 anni fa, lo Spazio poteva solamente sognarlo. E allo sviluppo di nuove soluzioni, mediche e tecnologiche, che dal settore spaziale potranno ricadere anche sulla vita di tutti i giorni”.

La nuova classe

I sei nuovi astronauti che prenderanno subito servizio hanno tra i 31 e i 41 anni, sono laureati e hanno fatto carriera in discipline scientifiche, alcuni hanno già esperienza al comando di velivoli, c’è un medico d’emergenza specializzato in chirurgia robotica e un neuroscienziato.

Sophie Adenot, 40 anni, francese, laureata in Ingegneria a Tolosa, specializzata in dinamiche di volo di aerei e veicoli spaziali, ha studiato all’MIT di Boston e poi si è arruolata nell’Aeronautica francese, ora è pilota collaudatrice di elicotteri con oltre 3mila ore di volo con 22 veicoli diversi.

Pablo Álvarez Fernández, spagnolo, 34 anni, ingegnere aeronautico, ha lavorato in Airbus come ingegnere strutturale e sul rover Rosalind Franklin, il robot della missione Exomars.

Rosemary Coogan, 31 anni, fisica e astronoma, dal 2019 lavora all’Agenzia spaziale Francese (Cnes), dove si è occupata della missione del telescopio Euclid e dell’analisi delle immagini del James Webb Space Telescope.

Raphaël Liégeois, belga, classe 1988, ingegnere biomedico, neuroscienziato con un master in Fisica. Nel 2015 ha completato il dottorato in Neuroscienze a Liegi, dove ha sviluppato un modello matematico delle funzioni cerebrali. Insegna in Svizzera, dove segue lo studio del cervello e delle dinamiche delle malattie.

Marco Alain Sieber, nato in Svizzera nel 1989, dottore in Medicina d’emergenza con una tesi sulla chirurgia robotica. Dopo aver servito come ufficiale medico dell’esercito svizzero, ha lavorato in medicina di emergenza a Berna e dal 2020 lavora come medico soccorritore del personale in elicottero.

Meganne Christian ha 4 cittadinanze, oltre a quella britannica e italiana, anche neozelandese e australiana. Nata nel 1987, ha una laurea in Chimica industriale e ha lavorato per un inverno come responsabile meteo alla stazione Concordia, in Antartide, per il CNR e il programma di ricerca scientifica in Antartide.

Le riserve, Anthea e Andrea

Per la prima volta è stato scelto anche un gruppo di riservisti, che potranno collaborare con l’ESA ma non come astronauti in attività, per subentrare però se ci saranno opportunità. Sono, ha detto Aschbacher, astronauti a tutti gli effetti. Anthea Comellini, classe 1992, laurea cum laude in Ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano, dottorato in Navigazione autonoma per rendezvous spaziali. Ha lavorato all’Esoc (European Space Operation center a Darmstadt, in Germania) per le operazioni di navigazione delle sonde BepiColombo, Gaia, Mars Express, e il satellite marziano TGO della missione Exomars. Dal 2022 lavora a Thales Alenia Space a Cannes nella ricerca e sviluppo. Ha un diploma di primo soccorso e salvataggio e una licenza di volo privato.

Andrea Patassa è nato nel 1991, laurea alla Federico II di Napoli in Scienze aeronautiche. Ha partecipato al programma di addestramento di piloti collaudatori Euro-Nato nella Sheppard Air Force Base in Texas e ha ricevuto la licenza di pilota militare dall'Aeronautica militare Italiana nel 2017. Nel 2022 è diventato pilota collaudatore sperimentale presso la Usaf Test Pilot School alla Edwards Air Force Base in California.

Nel 2008, l’anno dell’ultima selezione europea dalla quale uscirono i nostri Parmitano e Cristoforetti, le domande furono 8413, appena il 16% erano donne, questa volta la percentuale è salita al 23,9% su oltre 22.500 domande. Un’esplosione che rispecchia il grande interesse che lo Spazio ha saputo attirare grazie al ruolo delle agenzie spaziali e all’impegno di divulgazione e promozione delle materie scientifiche, ancora praticamente indispensabili per poter sperare di decollare in testa a un razzo, a meno di non essere un top gun. Tra i  requisiti per essere ammessi c’era la laurea magistrale (o titolo superiore) in Scienze naturali (Fisica, Chimica, Biologia, Scienze della Terra, dell'atmosfera o degli oceani), Medicina, Ingegneria, Matematica, Informatica o, in alternativa, l’attestato da pilota collaudatore.

Ma lo Spazio, a quanto pare, appassiona molto di più i francesi degli italiani. Sono 7137 le domande arrivate dalla Francia, 3700 dalla Germania, 1979 dal Regno Unito. Dall'Italia, quarta, 1860. Il nostro Paese conta due astronauti ancora attivi, Cristoforetti e Parmitano (ma erano 4 fino a non molto tempo fa, con Paolo Nespoli e Roberto Vittori).

La nuova classe di astronauti è quella che vede all’orizzonte la Luna e forse anche Marte, lavoreranno gomito a gomito con i fratelli maggiori nell’addestramento per le missioni che da qui a pochi anni riporteranno la nostra civiltà a calcare il suolo del nostro satellite naturale, mai più toccato da mezzo secolo esatto. I prossimi esploratori e (forse) i prossimi coloni per stabilire una base extraterrestre permanente dove si potrà non solo fare esplorazione, ma vivere per periodi più o meno lunghi.