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Tech Test

Ghost Song, il videogioco di cui non parla nessuno ma che dovrebbero provare tutti

Ghost Song, il videogioco di cui non parla nessuno ma che dovrebbero provare tutti
Sembra disegnato negli anni ‘70 ma racconta una storia proiettata oltre il 2030, è un gioco action ma invita a riflettere sul ruolo delle macchine. E meriterebbe più spazio di quello che ha
2 minuti di lettura

Ghost Song è un piccolo videogioco sviluppato da Old Moon per PC, Nintendo Switch, PlayStation 4 e 5 e per le Xbox One, X ed S: dal 3 novembre è incluso nel Game Pass della console Microsoft, dunque se si ha l’abbonamento si può anche provare gratis. Che è una cosa che dovrebbero fare tutti, perché Ghost Song è un gran bel videogame.

Ghost Song è quello che si definisce un metroidvania, cioè un gioco action che unisce alcuni degli elementi tipici di due grandi classici come Metroid e Castelvania, come l’enorme mappa in 2D che all’inizio non è tutta esplorabile ma si amplia pian piano, via via che il giocatore aggiunge potenziamenti al personaggio o entra in possesso di specifici oggetti. Dettaglio curioso: come in Metroid, anche qui la protagonista è femminile (o almeno così sembra) e anche qui si può arrivare a muoversi proprio come Samus Aran, rotolando ad alta velocità.

L’importanza della storia

Quel che cambia è che non si sa nulla del personaggio che si interpreta nel gioco. Ma nulla davvero, iniziando da che cosa sia: non ha nemmeno un nome, è solo una tuta da combattimento (qui chiamata Deadsuit) che potrebbe essere un robot dotato di intelligenza artificiale oppure ospitare al suo interno una persona. Nemmeno si sa che cosa faccia su Lorian, il pianeta su cui si risveglia dopo (forse) un naufragio spaziale. Per scoprire tutte queste cose, e molte altre ancora, non si potrà fare altro che dedicarsi all’esplorazione.

Questa è però solo una parte dell’esperienza di gioco: progredendo, si scoprirà che Lorian, che è molto grande e diviso in zone anche molto diverse fra loro, non è abitato solo da creature pericolose. Ci si troverà a fare conoscenze, a incontrare altri esploratori, a tentare di aiutarli e ad ascoltare le loro storie, imparando le loro aspettative e le loro paure, anche confrontandole con le proprie. E pure a riflettere un po’ sul rapporto fra le persone e le macchine, sul ruolo dei sogni, su come funzionano le IA e su che cosa si può definire umano.

Graficamente, Ghost Song ci è piaciuto molto: l’impostazione generale sembra quella delle illustrazioni di fantascienza degli anni ‘70, però con una spruzzata di Alien, Star Wars e pure Evangelion. Notevole l’uso dei colori e della luce, con le parti verdeggianti della superficie di Lorian che fanno da contraltare a quelle più buie e cupe che si trovano sottoterra: non di rado capita di provare una reale sensazione di benessere quando si torna a vedere il cielo dopo una lunga (o lunghissima) sessione di esplorazione nei tunnel.

youtube: il trailer di Ghost Song

Come si gioca a Ghost Song

Deadsuit è dotata di un braccio che funziona come un cannone, che può essere migliorato avanzando di livello, recuperando oggetti o acquistando potenziamenti in uno dei due negozi presenti su Lorian, uno principale e uno (molto meglio fornito) segreto e nascosto. Sparando a ripetizione, il cannone si surriscalda e perde efficacia, ma può essere a quel punto usato per colpire i nemici da vicino, dando vita a un’interessante varietà di attacchi a distanza o in mischia. Di nemici, in Ghost Song, ce ne sono tanti: la mappa è davvero grande, divisa in zone anche molto diverse fra loro e abitate da una fauna tendenzialmente ostile (anche quella che non sembra ostile) e con modalità di attacco differenti.

Poi ci sono i boss, che non sono molti e non sono eccessivamente complicati da abbattere (tranne gli ultimi 3) e permettono di progredire nella storia. Attenzione: come in Elden Ring e simili, anche in Ghost Song, quando si muore si perde tutto, i punti di salvataggio sono pochi e per recuperare i propri averi è necessario tornare sul luogo della sconfitta e riprovarci.

Il cosiddetto backtracking (cioè appunto il tornare indietro, esplorando zone già esplorate perché finalmente si riesce ad arrivare dove prima non si poteva arrivare) c’è, è molto presente e può essere forse considerato fra i difetti del gioco. Ma forse no, forse fa parte del gioco: i metroidvania sono tutti fatti così. E questo è fatto davvero bene.

@capoema