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Legge di Bilancio

Zola (Sumup): "Obbligo del Pos? La società senza contanti è un processo inarrestabile"

Zola (Sumup): "Obbligo del Pos? La società senza contanti è un processo inarrestabile"
Intervista al Growth Marketing Lead dell'azienda dei Pos per i pagaementi senza contanti: "Transazioni sempre più popolari. I consumatori vogliono avere la libertà di scegliere"
3 minuti di lettura

Obbligo o meno dell’uso del Pos, “la crescita dei pagamenti digitali è un processo inarrestabile”. Umberto Zola, capo della strategia di crescita di Sumup, ha pochi dubbi sulla norma della legge di Bilancio che elimina l’obbligo del Pos per le transazioni sotto i 60 euro. “Va in controtendenza rispetto al trend degli ultimi anni”, e nega che i pagamenti digitali siano un costo in più per cittadini e esercenti. Certo, il Growth Marketing Lead di Sumup conferma che sul cashless l’Italia è un Paese “a due velocità”, con sacche di resistenza e settori invece che hanno visto una rapida accelerazione all’uso dei Pos, come i tassisti. Ma è certo di un dato: “Le transazioni digitali, anche per cifre più piccole, sono sempre più popolari”.

 

Come valutate la norma che cancella l’obbligo del Pos sotto i 60 euro?

“La norma proposta va in controtendenza rispetto al trend degli ultimi anni, in cui sia istituzioni, che cittadini ed esercenti hanno mostrato una forte spinta verso i pagamenti digitali. Come SumUp crediamo che la crescita della cashless society sia un processo ormai inarrestabile”.

 

Ci spieghi.

“Lo dimostrano i dati del nostro Osservatorio Pagamenti Cashless, in cui emerge non solo l’aumento del numero medio di transazioni effettuate con carta, ma anche la diminuzione dello scontrino medio, a dimostrazione che sempre più gli italiani sono abituati a pagare con la carta anche i piccoli importi”.

 

Uno dei motivi per cui si è voluto togliere l'obbligo è abbattere i costi per gli esercenti.

“Gli strumenti di pagamento digitale, un tempo percepiti come una spesa, vanno in realtà ad abbattere i costi del denaro contante rispetto ai quali non sempre c’è consapevolezza, ma che sono rilevanti. Tra questi, il costo del rischio di avere alte cifre di contanti in negozio, ricevere banconote false e i costi di gestione, tra i quali quello logistico di deposito agli sportelli. La chiusura delle filiali bancarie non sempre garantisce ai negozi e ristoranti di quartiere di accedervi nelle vicinanze. Inoltre, va anche considerato che proporre forme di pagamento digitali aiuta gli esercenti a non perdere una fetta ormai consistente di clienti che preferisce pagare con la carta anche per piccoli importi e non è più abituata ad avere contanti”.

 

Questa norma può essere un ostacolo al vostro business in Italia?

“Come dimostrato dai dati del nostro Osservatorio, il processo di transizione verso l’economia cashless è irreversibile. Il passaggio dal contante al digitale è una tendenza che si sta via via consolidando, guidata da nuove abitudini di consumo che si sono accelerate durante la pandemia. Indipendentemente dalla norma, il mercato punta verso una direzione in cui il consumatore abbia la possibilità di scegliere il metodo con cui preferisce pagare e sia i clienti, che il mercato stesso si stanno spostando sempre di più verso i  pagamenti digitali:sono sempre di più le persone che preferiscono pagare con la carta anche per piccoli importi, non più abituate ad avere contanti. Per questo motivo non prevediamo che un cambiamento della normativa possa arrestare tale trend”.

 

A proposito di legislazione, in che modo l’introduzione dell’obbligo del Pos ha cambiato i pagamenti in Italia?

“L’Italia negli ultimi anni ha visto un’importante accelerazione dei pagamenti cashless, derivata in parte dall’emergenza sanitaria, in parte dalla spinta istituzionale. Gli incentivi rivolti agli esercenti come il credito d’imposta e quelli rivolti ai consumatori come il Cashback di Stato e la lotteria degli scontrini hanno consolidato l’abitudine ai pagamenti digitali. Recentemente abbiamo pubblicato l’Osservatorio Pagamenti Cashless 2022 di SumUp per studiare l'evoluzione del trend dei pagamenti digitali in Italia anche nel post-pandemia. Secondo quanto emerso dai dati, anche nel 2022 continua la crescita dei pagamenti digitali: a livello nazionale il numero medio di transazioni per esercente è infatti aumentato del 17% rispetto al 2021”.

 

Si sono eccezioni o settori che hanno fatto meglio di altri?

“Potremmo parlare di Italia a due velocità: alcuni settori, come quello dei tassisti, hanno registrato una crescita elevata rispetto allo scorso anno, mostrando come in alcuni contesti si debba ancora maturare l’abitudine ad utilizzare la carta; in altri casi, invece, le percentuali di crescita meno evidenti raccontano di un assestamento, sintomatico del fatto che pagare cashless sia già diventata una routine. Anche lo scontrino medio cashless diventa anno dopo anno più “piccolo””.

 

Ovvero?

“Osserviamo che nel 2022 si attesta infatti sui 40,8 euro, mostrando un calo costante a partire dal 2019 (-30%), quando si parlava di 57,9 euro; successivamente, ha toccato quota 51,3 euro nel 2020 e poi 43,4 euro nel 2021. Un dato che continua a dimostrare come con il passare del tempo stiano diventando sempre più popolari - e accettate anche da parte dei commercianti - le transazioni digitali anche per cifre sempre più piccole”.

 

Pos a parte, gli esercenti oggi sono preoccupati anche dall’impennata dell’inflazione. Il vostro osservatorio ha provato a capire come si stanno preparando ai prossimi mesi.

“Dai dati dell’Osservatorio Small Business di SumUp emerge una naturale preoccupazione dei piccoli esercenti per l’aumento dei costi delle forniture e dell’energia, come elemento di maggiore impatto negativo sul proprio business. La riduzione dei costi dell’energia è la principale soluzione identificata dal 39% degli esercenti per contrastare la crisi. Alcuni di loro considerano conseguenze drastiche, come la chiusura della propria attività, ma la maggioranza ha una visione strategica per superare la crisi. Ottimismo, infatti, è riservato al ruolo della tecnologia negli small business: più della metà degli intervistati ritiene che questa possa essere un ottimo motore per contrastare i rincari e restare competitivi”.