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Anniversari

Trent'anni di SMS, l’invenzione che ha cambiato per sempre la comunicazione

Trent'anni di SMS, l’invenzione che ha cambiato per sempre la comunicazione
Dal primo messaggio del 1992 a un nuovo modo di comunicare per un'intera generazione che si affacciava al mondo
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Sono passati 30 anni da quando è stato recapitato il primo SMS, a spedirlo nel 1992 fu Neil Papworth, un ingegnere di 22 anni. Il contenuto? Un classico di questo periodo: “Buon Natale”. Ci volle poi qualche anno perché la tecnologia prendesse piede, sia perché i cellulari erano appannaggio quasi esclusivo di persone molto benestanti, sia perché non esistevano ancora protocolli condivisi per usarli attraverso le varie reti. Tuttavia, già nel 1993 Nokia aveva pensato un suono per identificare la ricezione e nel 1997 mise in commercio il primo telefono con una tastiera completa, il Communicator.  

Poi attorno al 1999 gli SMS entrarono nei telefoni di tutti e, anche se all’epoca forse non ce ne rendemmo conto, avrebbero per sempre cambiato il mondo delle telecomunicazioni e il nostro rapporto con i telefoni cellulari prima e gli smartphone poi.

Il successo degli SMS (Short Message Service), come sempre accade, fu una combinazione di fattori tecnologici e sociali. All’inizio erano usati soprattutto per ricordare appuntamenti o notifiche relative alla segreteria telefonica, ma col tempo la tecnologia GSM iniziò a prendere piede e arrivarono i primi contratti telefonici a consumo, fondamentali per aprire il mercato a milioni di ragazzi che non vedevano l’ora di avere un telefono personale. Contemporaneamente, Nokia intuì l’inizio di un nuovo mercato, quello dei giovani, e cominciò a creare telefoni pensati per loro e adatti alla comunicazione via SMS.

In poco tempo, gli SMS diventarono il modo di comunicare di una generazione che ben presto imparò ad aggirare i limiti della tecnologia studiando terminologie e abbreviazioni che permettessero di condensare la maggior parte delle informazioni in 160 caratteri (e chissà quanta gente che scriveva con le K oggi si scandalizza per il corsivo…). Le emoticon uscirono dalle prime chatroom di internet per entrare nei telefoni e fornire contesto ai messaggi, un sacco di telefonate diventarono improvvisamente un rapporto epistolare.

Ovviamente ogni messaggio era prezioso perché, sembra strano dirlo oggi, ma chi c’era si ricorda bene quanto fosse importante avere le varie Summer Card e Christmas Card per averne di più e ovviamente erano più appetibili gli operatori che offrivano più messaggi nel proprio abbonamento, un po’ come oggi cerchiamo più Giga per internet. E chi si ricorda i siti internet che ti permettevano di mandarne qualcuno? Ovviamente per fare pessimi scherzi, o quelli che ti permettevano di usarli per ricevere sfondi e suonerie, promossi con le orribili pubblicità che oggi ascoltiamo con uno sciocco velo nostalgico?  Poi ovviamente c’era la prova d’amore definitiva: conservare i messaggi preferiti nella memoria, ben sapendo che i primi telefoni GSM riuscivano a immagazzinarne al massimo una decina.

Per la generazione di quegli adolescenti fu un cambio incredibile, la prima generazione a poter contare su un telefono proprio, senza subire il filtro di un genitore che magari rispondeva per primo o ascoltava le chiamate, in cui il telefono diventava una sorta di diario, con i messaggi custoditi un po’ come quelli che si scambiavano in classe, scritti in un gergo che solo gli iniziati potevano comprendere.

A posteriori l’impatto dei messaggi sulle nostre comunicazioni non può che essere visto come qualcosa di enorme. Una atomizzazione della comunicazione che passo dall’essere un dialogo a qualcosa di più simile a un rapporto epistolare. Allo stesso tempo più intimo e più spersonalizzato. Le chiamate di auguri diventarono messaggi di auguri e lo stesso vale per i compleanni, però anche il gesto di scrivere a un partner lontano per dargli la buonanotte, mescolato ai genitori che con un sms si tranquillizzano di figli che fanno tardi o al messaggio mandato di nascosto a lezione.

Con gli SMS il telefono diventò sempre di più una nostra estensione, uno spazio di espressione che potevamo usare non solo con la voce e non solo con una comunicazione in tempo reale, ma più mediata e asincrona.

Oggi, nell’epoca delle chat infinite, di WhatsApp e Telegram fa strano ricevere un SMS, ma sono ancora usatissimi per lo scopo iniziale per cui erano nati: comunicazioni di servizio, codici di sicurezza, notifiche dalla banca, per questo è importante stare anche attenti a eventuali tentativi di truffa. Siamo portati a credere che quello che arriva dagli SMS sia sicuro, un po’ come il codice morse in tempo di guerra. 

Di sicuro, invece, rimangono le storie che abbiamo vissuto, le persone che abbiamo amato, le parole che ci hanno detto. E per questo, come tanti, per molto tempo ho conservato sul telefono i messaggi di chi non c’era più: uno strano modo di interagire con la tecnologia, che guarda al passato più che al futuro, che conserva dietro un display Lcd l’unica prova di ciò che è stato.