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Intelligenza artificiale

"Come finirà il mondo?" L'inventore di ChatGpt insegue la risposta più difficile

"Come finirà il mondo?" L'inventore di ChatGpt insegue la risposta più difficile
Storia di Sam Altman, co-fondatore e Ceo di OpenAI, la società che ha stupito tutti con l'intelligenza artificiale di ChatGpt
4 minuti di lettura

Nel 1983 l’errore di un computer rischiò di innescare un conflitto nucleare. In una base militare a 145 km da Mosca, la macchina suggerì di rispondere a un attacco sferrato dagli Usa. Ma si era sbagliata: non c’erano missili in arrivo.

Fu un uomo a evitare il disastro. Il tenente colonnello Stanislav Petrov impiegò quindici secondi per prendere la decisione giusta. “Nessuno sferra un attacco con soli cinque missili” pensò. E aveva ragione.

Sam Altman è nato due anni dopo quel falso allarme. Ha mosso i suoi primi passi a St. Louis, nel Missouri, quando il muro di Berlino iniziava a scricchiolare. E oggi che la minaccia nucleare è tornata incombente, ha un incubo ulteriore.

Con i suoi amici, Altman ha ipotizzato spesso come finirà il mondo. "Uno degli scenari ricorrenti, quando ne parliamo, è l'umanità sotto attacco da parte dell'IA - ha raccontato - e le nazioni che si contendono le ultime risorse sulla Terra usando le armi nucleari".

Tra gli amici di Sam Altman c’è Elon Musk. Anche lui è terrorizzato dall’idea che l’IA, un giorno, possa spazzare via l’umanità “per errore”. I due, nel 2015, hanno fondato OpenAI, un laboratorio di ricerca che puntava a studiare e sviluppare un’intelligenza artificiale “benevola”.


Musk, Altman e i primi investitori di OpenAI, tra cui il co-fondatore di LinkedIn Reid Hoffman, erano preoccupati dai progressi effettuati, in questo campo, da Deep Mind, il laboratorio di ricerca acquisito da Alphabet - la big tech che controlla Google - nel 2014. “Se qualcosa di ciò che fanno con la loro intelligenza artificiale va storto - ripeteva Musk - rischiamo di ritrovarci per sempre con un dittatore spietato e potente”.

Sam Altman ha già pensato a una via d’uscita: “L’unione con le macchine sarebbe la soluzione migliore - ha detto anni fa -. Qualsiasi futura versione dell’uomo si troverà sempre davanti a un bivio: diventare schiava dell’IA oppure controllarla”.

E così Altman ha lavoranto a un punto d’incontro. Da tre anni ha assunto la guida di OpenAI. E l’ha trasformata in una società in cerca di un profitto.

Non poteva fare altrimenti, forse, visti i rivoluzionari (e potentissimi) strumenti che si è ritrovato tra le mani: prima Dall-E, la sorprendente IA che crea immagini a partire da un testo, poi ChatGpt, l’intelligenza artificiale che risponde alle domande in modo così colloquiale e preciso da sembrare cosciente.

Contatto.

Altman, che sostiene di avere in casa un kit per la sopravvivenza composto da armi, oro, ioduro di potassio e maschere anti-gas provenienti dall’esercito israeliano, sembra avere in mente qualcosa di più grande di una chat che aiuti con i compiti a casa. Oppure che scriva e-mail di lavoro e nuove canzoni senza alcuno sforzo.

No, Sam Altman vuole salvare il mondo.

Una volta Peter Thiel, uno dei co-fondatori di PayPal, ha detto: “Sam pensa sempre che qualcosa possa andare tremendamente storto, e che non ci sia nessun posto sulla faccia della Terra dove sentirsi veramente al sicuro”.

Nella casa in cui è cresciuto, a St. Louis, Altman si è rifugiato nelle linee di codice che scriveva sul suo primo Mac. "I miei genitori mi regalarono un MacIntosh Lc II e da quel giorno cambiò tutto" ha raccontato. Sua madre, una dermatologa, ha raccontato che Sam, già all’età di 8 anni, era in grado di smontare e rimontare alla perfezione un computer.

La sua vita era più digitale che reale. Sam passava molto tempo sulle chat di AOL: “Essere gay nel Midwest, a metà degli anni Duemila, non era il massimo” ha raccontato. Per questo, forse, è volato appena possibile in California: si è iscritto alla Stanford University, inseguendo un corso di laurea in Computer Science. Ma come altri studenti dalle idee imprenditoriali buone, fin troppo buone, ha mollato gli studi dopo due anni per dedicarsi alla sua prima startup.

Loopt era una app che oggi avrebbe fatto alzare più di un sopracciglio: mostrava, in tempo reale, dove si trovavano i propri amici. L’idea sembrava promettente, ma alla fine Altman e i suoi soci hanno venduto la loro app per poco più del denaro che avevano raccolto dagli investitori.

Quell’esperienza è stata un fallimento, per Altman, ma fino a un certo punto. Loopt era stata lanciata grazie a Y Combinator, il più importante acceleratore di startup della California e probabilmente di tutti gli Usa, fondato nel 2014 da Paul Graham e Jessica Livingston.

Y Combinator, tanto per dare un’idea, negli anni è diventata la casa degli unicorni: così vengono chiamate le startup che superano la valutazione di un miliardo di dollari. Tra le aziende finanziate e sostenute da Graham - imprenditore, informatico e vero e proprio guru di internet - ci sono Airbnb, Dropbox e Stripe.

Sam Altman, improvvisamente, si è sentito come un pesce nel suo acquario. La sua prima idea, Loopt, non aveva funzionato. Ma aveva capito di essere bravo con i consigli: ancora oggi, sul suo blog personale, c’è un lungo elenco di post che spiegano come avviare una startup e soprattutto "come avere successo".

Altman ha iniziato a prendersi cura dei futuri imprenditori. Uno di questi, un giorno, ha coniato il soprannome che Sam si è trascinato a lungo, negli anni: “startup Yoda”. Una sorta di maestro insomma, che per molti “era in grado di vedere il futuro prima degli altri, e di spiegarlo”.

Per Paul Graham, Sam è diventato velocemente come un figlio. Quando ha lasciato la guida di Y Combinator, nel 2014, Graham ha scelto Altman come nuovo presidente. E il ragazzo, che ormai aveva superato i trenta, ha usato l’incubatore per accelerare verso un futuro potenzialmente a rischio. La sua prima mossa, da presidente, è stata quella di fare un appello a tutte le potenziali startup impegnate nell’energia rinnovabile, nel biontech, nell’IA e nella robotica.

Sì, Sam Altman era decisamente intenzionato a salvare il mondo.

Cinque anni dopo, Sam Altman ha lasciato Y Combinator per concentrarsi totalmente su OpenAI. All’epoca riceveva 1.200 e-mail al giorno e ne inviava almeno 200. Considerando che in 24 ore ci sono 1.440 minuti, nessuno più di lui sognava un assistente che fosse in grado di rispondere - in modo intelligente - al suo posto.

Poco dopo esserne diventato il Ceo, Altman è volato a Seattle per mostrare a Satya Nadella, l’amministratore delegato di Microsfot, le potenzialità della sua intelligenza artificiale. Nadella ha firmato un assegno da un miliardo di dollari, aprendo le porte alla nuova stagione di OpenAI votata al profitto e incline agli investitori.

Sam Altman, all’improvviso, è sembrato più interessato al conto in banca che al destino dell’umanità.

Ma le due cose, in realtà, erano e sono tuttora estremamente collegate: per funzionare alla perfezione, e garantire la velocità nelle risposte che da novembre 2022 stupisce il mondo, sia Dall-E sia ChatGpt hanno bisogno di server potenti e di un flusso di denaro costante che  garantisca le prestazioni necessarie a un numero stratosferico di calcoli.

Quei calcoli che gli esseri umani, forse, non saranno mai in grado di fare.

“Noi umani siamo limitati dalla nostra velocità di input-output: apprendiamo solo due bit al secondo, quindi una tonnellata di bit viene persa - ha detto una volta Altman -. A una macchina, dobbiamo sembrare canti di balena rallentati”.