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Monopattini elettrici, la rivoluzione della mobilità ha bisogno di sindaci (davvero) visionari

Monopattini elettrici, la rivoluzione della mobilità ha bisogno di sindaci (davvero) visionari

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Aspettavamo dal futuro le auto volanti e i droni che portano il cibo e i pacchi a domicilio, invece sono arrivati i monopattini elettrici. Il cigno nero della mobilità. L'imprevisto assoluto. Quello capace di far impazzire i legislatori di tutto il mondo. Che roba è? In inglese li chiamano "e-scooter", ma non sono motorini. E non sono naturalmente biciclette. E nemmeno pattini. Per il nostro codice della strada sono "acceleratori di andatura", espressione che tradisce tutta la burocratica confusione con cui ci stiamo approcciando a quella che potrebbe davvero essere la rivoluzione della mobilità che aspettavamo.

Il problema non è solo italiano. Più i monopattini dilagano, più aumenta la confusione. Vietarli? Ammetterli? E se sì, dove? Sulle ciclabili? Se ci sono. Oppure sui marciapiedi? Giammai. Sulle strade allora, ma sarà sicuro? Si registrano le prime vittime. A Londra sono vietati fuori dalle strade per via di una legge del 1835, l'Highway Act, quando ancora i monopattini non esistevano, per dire. E anche a New York non sono ancora ammessi. Ma circolano in centinaia di città sparse in cinque continenti (gli esempi migliori: Parigi e Tel Aviv) gestiti da quattro o cinque startup che si contendono il mercato con lo stesso modello di business: fornire una flotta di monopattini che sblocchi e paghi con una app sullo smartphone. Come il car sharing, ma più facile.

L'Italia non è indietro, sulla carta. La scorsa legge di bilancio li ha sdoganati, un decreto del ministero dei Trasporti ha autorizzato la sperimentazione, ma con tanti di quei limiti che di fatto la rendono impossibile (infatti è partita solo in un paio di piccole città). Ma intanto il monopattino elettrico è diventato l'oggetto del desiderio del momento: costa un decimo di un motorino e promette la stessa libertà. Ma in assenza di regole i vigili li multano come fossero motorini e gli incidenti non mancano. Ci vorrebbe il coraggio di cogliere questa opportunità, provare a ridisegnare la mobilità delle nostre congestionatissime città. Cerchiamo sindaci visionari non solo a parole.