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Donne e lavoro: l’empatia farà la differenza

Donne e lavoro: l’empatia farà la differenza
2 minuti di lettura

Il Microsoft Work Index è uno studio condotto su 31.000 persone in 31 Paesi, che analizza milioni di segnali di produttività su Microsoft 365 e trend su LinkedIn. L’ultima edizione mostra che alcune cose sono cambiate rispetto allo scorso anno: è giunta l’ora di confrontarsi con la fine dell’emergenza. Il processo è tutt’altro che omogeneo, perché ogni organizzazione ha un suo modo di intendere il lavoro ibrido e da remoto, ma ciò che è evidente nello studio Microsoft è che il Covid ha cambiato il nostro rapporto con l’occupazione. Rispetto a prima della pandemia, il 53% dei dipendenti è più propenso a dare priorità alla salute e al benessere che non al lavoro. Inoltre il 47% degli intervistati dice di essere più incline a mettere la famiglia e la vita personale al di sopra del lavoro. Percentuale che sale al 55% tra i genitori e al 56% tra le donne.


Due anni di pandemia ci hanno dato modo di riflettere su come l’impegno per la famiglia spesso comporti per le donne dei compromessi rispetto alla loro carriera. Ma sul lungo termine il lavoro a distanza e il lavoro ibrido hanno il potenziale per aprire più opportunità per le donne, a condizione che l’azienda sappia interpretare desideri e bisogni dei dipendenti (e qui ci piacerebbe chiamarli per quello che sono: talenti).
Secondo un’analisi del Centro ricerche Brookings del 2018, il 46% delle donne occupate riceve una retribuzione bassa, con un guadagno medio di soli 10,93 dollari l’ora. Più penalizzate sono le donne nere (54%) e quelle ispaniche o latine (64%). Le donne sono molto più inclini degli uomini ad accettare un posto mal retribuito: solo il 37% degli uomini che lavorano percepisce infatti uno stipendio basso. Parte della differenza si spiega con le scelte prima o durante la loro carriera: le donne, più spesso degli uomini, hanno optato per un percorso educativo che porta a occupazioni meno pagate. E alcune potrebbero considerare un orario flessibile più importante della paga, perché consente loro di dedicarsi agli altri membri della famiglia.


Durante il lockdown, una percentuale sorprendente di americani ha perso il lavoro, per la maggior parte donne. Tanto che questa recessione è stata definita shecession. Quelle che non sono state licenziate, potrebbero aver dovuto rinunciare volontariamente e non è stato difficile, visto che erano già pagate poco. Così la loro carriera si è interrotta, per qualche tempo o per sempre.
Ci dicono che una volta avuto un figlio le nostre priorità cambieranno, ci fanno sentire in colpa se lasciamo il lavoro presto per tornare a casa a preparare la cena, mentre desta ammirazione un uomo che dall’ufficio scappa in palestra. Il nostro ruolo di persone capaci di occuparsi degli altri viene spesso minimizzato o indicato come un limite per la nostra carriera, perfino in ricerche accademiche. Ma poi ci viene chiesto di fare esattamente quello sul posto di lavoro: che si tratti di ordinare il catering per un meeting, organizzare una festa in ufficio, scegliere un regalo, accompagnare un ospite in sala riunioni.


I rapporti annuali sulla diversità e l’inclusione dalle aziende più importanti mostrano come la percentuale di donne in generale e di donne di colore in particolare varia di pochissimo anno dopo anno. Però dei progressi ci sono. Lo dimostra ad esempio l’ultimo report di Apple su diversità e inclusione: alla fine del 2021 e con una forza lavoro di oltre 165 mila persone, Cupertino ha il più alto numero di donne mai registrato tra i suoi dipendenti in tutto il mondo. Con un aumento dell’89% dal 2014, le donne sono ora il 34,8% della forza lavoro, con il 24,4% di ruoli tecnici e il 31,4% di posizioni di leadership.


La pandemia ha aperto nuove possibilità ed è nostro compito sfruttarle. Ma il cambiamento era iniziato prima, con le nuove generazioni che gradualmente stanno abbandonando i tradizionali ruoli di genere. E tuttavia, l’ambiente di lavoro non sarà automaticamente migliore se la percentuale di donne cresce: a fare la differenza sarà l’empatia, l’apertura all’altro che portiamo con noi.

Illustrazione di Nathalie Lees