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L'Intervista

Federico Faggin: "Siamo molto più delle macchine"

Federico Faggin: "Siamo molto più delle macchine"
Papà del microprocessore, è il più grande inventore italiano vivente. Di lui Bill Gates ha detto: "Prima di Faggin, la Silicon Valley era semplicemente la Valley". Dopo un percorso spirituale durato 20 anni si è convinto che "è la coscienza che prova sentimenti ed emozioni. Senza, saremmo robot". Sarà tra gli speaker della Italian Tech Week
2 minuti di lettura

"Siamo esseri spirituali, temporaneamente imprigionati in un corpo fisico simile a una macchina. Ma siamo molto più di una macchina. Siamo coscienza, entità infinite. Irriducibili".
Federico Faggin, il più grande inventore italiano vivente, padre del primo microprocessore, creatore della tecnologia touch prima di Steve Jobs, oggi si avventura in una nuova rivoluzione. Dopo anni di studi e ricerche ha capito che nell'essere umano c'è qualcosa di irriducibile, qualcosa per cui nessuna macchina potrà mai sostituirci. E Irriducibile è il titolo del suo nuovo libro (Mondadori), che sarà presentato al Festival Letteratura di Mantova il 10 settembre.
"Per anni ho cercato di capire come la coscienza potesse nascere da segnali elettrici o biochimici - racconta nel corso di un lungo colloquio - . Segnali che possono produrre solo altri segnali, non sensazioni e sentimenti. La coscienza è irriducibile. Ossia non si può definire con concetti più semplici. È la coscienza che comprende, prova sentimenti ed emozioni. Senza questo sentire, saremmo robot. La macchina non sente. Non risponde se non è stata programmata. Invece noi dobbiamo impegnarci per trovare le risposte, dentro e fuori di noi. A partire dalla domanda principale: chi siamo?".


Classe 1941, figlio di un professore di Storia della Filosofia, si diploma perito radiotecnico contro il volere del padre. A 18 anni è già all'Olivetti di Borgolombardo. Laurea in Fisica, 110 e lode. Nel 1968 parte per gli Usa. Progetta il primo microprocessore al mondo (Intel 4004), sviluppa il primo di seconda generazione (Intel 8080). È l'unico italiano presente al Computer History Museum di Mountain View. Nel 2010, Obama lo premia con una medaglia d'oro per l'innovazione.
"Avevo tutto dalla vita, eppure a un certo punto ho avuto una crisi esistenziale. Cercavo la felicità fuori di me. Avevo abbracciato la visione competitiva e consumistica che domina la nostra società. Avevo più soldi di quelli che potevo spendere, ero riconosciuto dagli altri, avevo una bella famiglia, eppure ero scontento. Per anni avevo cancellato dalla mente ogni turbamento interiore. Ma tagliati tutti i traguardi del successo, ho deciso di guardare dentro la mia disperazione e capire che cosa volesse dire ciò che sentivo".
Studia le neuroscienze e la biologia. Intraprende un percorso psicologico e spirituale che dura 20 anni, si convince che la coscienza non può essere una proprietà che proviene dalla materia inerte, ma piuttosto una proprietà dell'universo. "La materia è l'inchiostro con cui la coscienza scrive l'esperienza di sé". Nel suo libro, avanza l'ipotesi che l'universo abbia coscienza e libero arbitrio da sempre.


"La scienza dice che siamo macchine biologiche e quando la macchina si rompe... buonanotte ai suonatori. Ma se ci lasciamo convincere che siamo il nostro corpo mortale, finiremo col pensare che tutto ciò che esiste abbia origine solo nel mondo fisico. Io dico: no. Siamo realtà quantistiche che esistono in una realtà più vasta dello spazio-tempo, che contiene anche la realtà fisica".
Pioniere della rivoluzione informatica, uscito da Intel nel 1974, Faggin avvia una startup dopo l'altra. Inventa Z80, microprocessore a 8 bit. Poi sviluppa un telefono che integra voci e dati (ciò che oggi fa lo smartphone. Lancia i primi touchscreen. Nel 2019 Mattarella gli conferisce il titolo di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana.
"Noi siamo infiniti, entità coscienti che vogliono conoscere se stesse. Per farlo abbiamo bisogno di vivere esperienze in cui capire chi siamo attraverso il nostro comportamento".
C'è però un problema alla base di questa rivoluzione. Noi stessi.
"Non vogliamo vivere nella realtà, ma nell'illusione dei social che inebetiscono. Non educhiamo i nostri figli a capire chi sono. Pensiamo che le macchine siano meglio di noi. È vero che un chip fa un miliardo di moltiplicazioni al secondo mentre noi ne facciamo una al minuto. Ma se pensiamo di essere meno delle macchine ci facciamo mettere nel sacco da chi le controlla dalla porticina dietro. L'intelligenza artificiale può essere come un'arma nelle mani di un pazzo. E di questo ho paura".


Tra meccanica quantistica e teoria dell'informazione, Faggin lancia un messaggio illuminante.
"Prendiamo sul serio quello che sentiamo dentro. Il primo passo è interrogarci. Le nostre emozioni sono la finestra con cui conosciamo noi stessi". In palio c'è la felicità? "Sì, ma non è solo quella di danzare a piedi nudi sull'erba. È l'amore per se stessi e per la vita. È gioia di essere arrivati a capire se stessi al punto di sentirsi integri, puliti. A casa".