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Tech4Italy

Leonardo punta a un "pianeta b" fatto di bit

Franco Ongaro, chief technology and innovation officer di Leonardo.
Franco Ongaro, chief technology and innovation officer di Leonardo. 
Un gemello digitale della Terra, per farci capire in anticipo gli effetti della crisi climatica. È il progetto che ispira la ricerca dell'azienda italiana più importante nel settore della difesa e dell'aerospazio
2 minuti di lettura

Franco Ongaro, chief technology and innovation officer di Leonardo, sarà all'ITWeek il 30 settembre alle 11:00 in Sala Fucine

Un mantra, ripetuto con ragione dagli ambientalisti, recita: "Non esiste alcun Pianeta B". La soluzione alla crisi climatica e al riscaldamento globale non sarà trovare un nuovo mondo su cui trasferirci. Ma in realtà un "Pianeta B" esiste, è fatto di bit, lo stiamo componendo con i big data. Vive dentro i calcolatori più potenti, come il Da Vinci 1, di Leonardo, a Genova. I satelliti, ogni singolo giorno, come minatori, estraggono dall'osservazione della Terra dati per centinaia di Terabyte per comporre, fotogramma per fotogramma, il gemello digitale del nostro Pianeta così come cambia e si evolve.
"Un gemello digitale è un modello virtuale di qualcosa di reale - spiega Franco Ongaro, chief technology and innovation officer di Leonardo, l'azienda italiana più importante nel settore della difesa e dell'aerospazio - . Può essere una macchina, un sistema naturale, può essere un edificio, una città o forse, un giorno, il mondo".
Proprio come il genio toscano del '500, Leonardo progetta macchine volanti. Ma già prima di avvitare un singolo bullone, può sapere se quel modello di aereo o elicottero sarà in grado di sollevarsi: "A Leonardo, l'uso del digital twin è un modo per progettare una macchina e simularne il comportamento prima ancora che la macchina stessa esista - sottolinea Ongaro - . Vuol dire mettere insieme tutti quei modelli del comportamento, della struttura, dei motori, dell'aerodinamica e farli interagire in modo che io possa mettere un pilota in un simulatore e farmi dire dal pilota se il comportamento di quel velivolo va bene o meno".
Una volta costruito il modello reale, il gemello digitale comincia una nuova vita: "Possiamo registrare tutti i dati che otteniamo nella vita del modello reale, nel modello virtuale, che quindi comincia ad accumulare le stesse esperienze e gli stessi problemi del gemello reale - prosegue Ongaro - in questo modo permette di predire quali saranno gli effetti di atterraggi troppo duri o di tempeste con colpi d'ala ai limiti della costruzione. La chiamiamo "manutenzione predittiva"".
La "gestione di vita di un prodotto" è uno dei pilastri dell'industria 4.0, che qualcuno chiama la quarta Rivoluzione industriale. Si può applicare lo stesso procedimento per predire il ciclo di vita di strade, ponti, edifici o montagne. Sensori a terra e misurazioni da satellite forniscono i dati per comporre il gemello digitale, a scale diverse, di qualsiasi cosa. Un campo che ha bisogno d'acqua e fertilizzante può attivare autonomamente l'irrigazione solo dove serve. La misura delle precipitazioni è un indice economico sul quale ancorare i prezzi delle materie prime. Lo zoom può allungarsi dal pericolo di frana grazie ai radar delle sonde in orbita, al cedimento di un palazzo, fino al nostro corpo: dalla radiografia di un femore al dna.
Più si scende nel dettaglio, più la potenza di calcolo necessaria cresce. Il Da Vinci 1 è tra i supercomputer più potenti nell'ambito dell'aerospazio. In 14 armadi sono incasellati 200 server. La capacità di calcolo è di cinque Petaflops: come avere ventimila computer "normali" che lavorano insieme nello stesso istante sullo stesso problema.
Se immaginiamo poter mandare avanti il tempo e capire come invecchia un aereo, o il nostro corpo, già stiamo facendo qualcosa di simile col tempo atmosferico e, su scala più larga e complessa, con il climate change: "Il cambiamento climatico sta già succedendo adesso - conclude Ongaro - questo porta a un cambiamento abbastanza repentino delle condizioni su cui erano state progettate tutte le nostre infrastrutture".
Gli scienziati usano i big data per modellare il "Pianeta B", una copia intelligente del mondo, col quale possono mostrare ai politici che ci governano gli effetti di emissioni, deforestazioni, sfruttamento del suolo e delle risorse. In sintesi: spingono il tasto "avanti veloce" per farci vedere come sta invecchiando la Terra. Ci indicano la direzione i cui stiamo andando, e quella giusta da prendere.