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Itw2022

La grande festa dell'innovazione che celebra la forza delle idee

Oltre quattromila tra imprenditori, investitori, giovani fondatori di aziende innovative hanno riempito gli spazi delle Officine grandi riparazioni di Torino

2 minuti di lettura

Una festa. Con panel istituzionali, ministri e ospiti internazionali, ma il clima del primo giorno della Italian Tech Week è stato quello di una festa dell’innovazione. E un’occasione per rivedersi. Dal vivo, dopo la pandemia. Oltre quattromila tra imprenditori, investitori, giovani fondatori di aziende innovative hanno riempito gli spazi delle Officine grandi riparazioni di Torino. Per tutto il giorno. Già di buon mattino, quando nei corridoi, a lato delle sale dove si è tenuto l’evento, si sono cominciati a formare i primi capannelli di persone. Nei contesti internazionali viene chiamato networking. Ma alle Ogr c’è una vibrazione diversa. Forse dovuta alla consapevolezza di stare lavorando in un settore, quello delle tecnologie digitali, diventato il motore di un cambiamento in atto. 

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L’idea è ben espressa dalle parole di Mykhailo Fedorov, ministro dell’Innovazione in Ucraina: “Un saluto dalla capitale della libertà. La tecnologia è il futuro. E il futuro appartiene a coloro che producono e diffondo prodotti digitali“. Fedorov, che ha inviato alla Italian Tech Week un saluto da Kiev, ha spiegato come il digitale sta aiutando l’Ucraina a rimanere nazione, grazie a piattaforme che aiutano la burocrazia ad andare avanti.

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Il digitale è uno strumento che può semplificare la vita di uno Stato. Anche nel rapporto con le sue imprese. E le imprese dal palco della Itw hanno chiesto allo Stato di facilitare la burocrazia. Lo hanno fatto rilanciando le parole di Loris Degioanni, piemontese, da 20 anni è a San Francisco. Lì ha fondato Sysdig. 800 dipendenti nel mondo. 140 in Italia. Vale 2,5 miliardi. Degioanni e gli altri imprenditori italiani che hanno trovato la strada del successo nella digital economy hanno chiesto dal palco al nuovo Parlamento italiano di facilitare la vita delle loro imprese. Non agevolazioni o incentivi, ma “meno burocrazia”.  

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L’Italia delle startup è cresciuta da quando dieci anni fa si è dotata di una legge che favorisse la nascita e gli investimenti in questo particolare tipo di società, che si muovono su un terreno assai scivoloso come quello dell’innovazione di frontiera. Oggi attirano investitori internazionali. E grandi istituzioni nazionali. Il direttore dell’Agenzia nazionale per la cybersecurity, Roberto Baldoni, rispondendo alle domande del direttore de La Repubblica, Maurizio Molinari, ha annunciato che la sua agenzia il mese prossimo lancerà un bando per cercare startup nazionali in grado di rafforzare le strategie di difesa cyber nazionale. “In futuro vogliamo anche sostenerle entrando nel loro capitale”, ha detto. 

 

Gli investimenti sono essenziali per una startup. Secondo i dati di Dealroom nel 2022 in Italia sono stati investiti 1,3 miliardi in startup. In crescita costante anno su anno, ma in ritardo rispetto agli altri Paesi europei. Se in Italia si investono 18 euro pro capite in innovazione, in Francia sono 140. Per raggiungere quei livelli serve potenziare il mercato degli investimenti. Una proposta è arrivata dal panel per celebrare i 10 anni dello Startup Act. Destinare l’1% degli investimenti dei fondi alle imprese innovative. Istituzionali e fondi pensione. Per Gianluca Dettori, presidente di Primo Venture, “spostando anche solo l’1% delle masse gestite dall’Inps il divario si potrebbe recuperare in 10 anni”. Un’ipotesi. Condivisa però dagli altri gestori di fondi presenti al panel e da Corrado Passera, che da ministro dello Sviluppo economico ha voluto la legge sulle startup del 2012.

 

Oggi Passera guida Illimity, gruppo bancario a trazione tecnologica fondato nel 2018. Una startup. Che come tutte le startup “creano innovazione bella e sono un buon investimento. Questo 1% che dovrebbe essere chiesto agli investitori istituzionali darebbe un gran bel ritorno. Un paese che investe sulle startup è un paese che lavora al proprio futuro, un paese migliore”, ha detto l’ex ministro. Proposte per migliorare un ecosistema giovane. Che comunque all’Italian Tech Week ha mostrato una spiccata visione internazionale. Occorre lavorare sulla cultura di impresa. Fare in modo che il fallimento non sia più uno stigma ma che valore. “Bisogna prendersi dei rischi, individuali e collettivi. Ci possono sempre essere dei fallimenti, ma lo spirito imprenditoriale non si può imparare davvero senza aver prima sperimentato la sconfitta” ha detto Noam Ohana, Managing director di Exor Seeds. Sulla cultura ci si può ancora lavorare. Ma i manager dei grandi colossi internazionali all’Italian Tech Week lasciano una certezza. All’unanimità: in quanto a talento e potenziale per il mercato dell’economia digitale, l’Italia non è seconda a nessuno.