«Friulano tradito? No, è morte naturale»

San Simòn senza premiati: si ragiona sulla crisi della marilenghe letteraria. Lo scrittore Garlini: «È una fine fisiologica»

UDINE. La colpa c’è, «palese». O forse sarebbe meglio utilizzare il plurale, perché l’impasse della letteratura friulana si dimostra figlio di una serie di elementi concatenati, interconnessi. Il caso del blasonato premio San Simòn di Codroipo, rimasto senza vincitori per l’insoddisfacente livello degli elaborati (pochi) pervenuti, apre la strada ad accuse – verso l’alto: nel mirino le istituzioni –, buoni propositi per il futuro e conseguenti punti interrogativi: «Ma ci saranno le risorse per porle in essere, le misure di salvataggio?». «Lamentarsi della qualità degli scritti in assenza di investimenti nel settore... beh, mi sembra atteggiamento piuttosto superficiale. Vero è – commenta Federico Vicario, presidente della Società Filologica Friulana – che il frangente è complesso, che i fondi per la cultura sono sempre piú scarsi, ma se manca l’impegno a promuovere seri processi di formazione non solo strettamente linguistica, ma anche “creativa”, in relazione alle varie tipologie letterarie, non penso possano esserci margini di miglioramento dei risultati. Negli ultimi anni si è puntato molto sul lessico amministrativo, ma non si è andati oltre. Serve un salto di qualità, capace di incentivare un uso raffinato del friulano. L’impiego colto della lingua non è fenomeno immediato, connaturato: è necessaria una specifica educazione, che stimoli il contatto di chi vuole scrivere con la buona letteratura. E un percorso del genere non può che partire dalle istituzioni. A loro il compito di individuare le figure competenti per il varo di progetti di politica linguistica».

D’accordo, sostanzialmente, il presidente dell'Arlef, Lorenzo Zanon: «E non servono, necessariamente – puntualizza –, sforzi economici. Basterebbe la volontà (della Regione, naturalmente) di sostenere il comparto. Perché, per esempio, non si garantisce la dovuta visibilità alla “nostra” – in senso stretto – letteratura in festival illustri quali Pordenonelegge o vicino/lontano? Perché non cogliere le opportunità offerte da tali vetrine? Mica è una proposta di serie B, la produzione letteraria friulana: al contrario, potrebbe fungere da anello di congiunzione con quelle frutto di altre lingue minoritarie. Quanto, nello specifico, alla vicenda del San Simòn (per inciso: non è la prima volta che il titolo non viene assegnato), il Comune di Codroipo non può essere lasciato da solo a gestire un’iniziativa di tale rilievo. Necessita del dovuto appoggio».

In linea, ma con alcuni distinguo, Paolo Cantarutti, “anima” di Radio Onde Furlane. «Il San Simòn – esordisce – non è la letteratura friulana, né lo è la forma del romanzo. Perché preoccuparsi per il proliferare di racconti brevi in friulano sui blog? È un semplice adeguamento ai tempi, è la cifra della nostra epoca. La prigione non è la grafia, ma un “formato” preteso, imposto. Calato dall’alto. Il premio, probabilmente, andrebbe ripensato, aggiornato. Condivido in pieno, invece, la bocciatura delle istituzioni e dell’Università, che per la lingua di questa terra ha fatto zero al cubo. Serve determinazione, progettualità: Onde Furlane, per esempio, ha organizzato un corso di scrittura creativa – il primo in assoluto – in friulano».

Per Federico Rossi, presidente dell’Associazione culturale Colonos, la «deriva quantitativa e qualitativa del concorso rappresenta un segnale d’allarme preoccupante». «Sarebbe piú che sufficiente – nota tuttavia – un unico concorrente capace, con un grande romanzo, mentre a nulla gioverebbe la partecipazione di decine di opere di valore scadente. Ciò premesso, resta da capire in che misura la crisi derivi dalla strutturazione del premio in sé e quanto discenda, invece, dalla trasformazione di un contesto sociale, culturale e direi anche linguistico. A mio avviso, comunque, hanno notevolmente pesato sull’esito dell’edizione 2013 del San Simòn i tentennamenti dell’amministrazione comunale di Codroipo, che ha cosí dimostrato scarsa considerazione per il progetto».

Ma c’è pure una voce fuori dal coro, che tratteggia il quadro di un affievolimento fisiologico, di un’ineluttabile perdita di vitalità. «Se lo stesso italiano, che peraltro è lingua nella quale si traduce quasi tutto, sta diventando sempre piú marginale, nella koiné mondiale – osserva Alberto Garlini, curatore di Pordenonelegge –, figurarsi una lingua minoritaria. Non ho gli strumenti per valutare la vivacità o meno della scrittura in friulano nell’attuale momento storico... Posso ipotizzare, però, che l’uso del friulano, appunto, sia ormai piú “sentito” per la comunicazione (specie familiare) che per la produzione letteraria».

Lucia Aviani

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