Dai lager alla Diaz, ai Cie: storia italiana da rileggere

UDINE. «Meno Auschwitz e più Ventotene». Lo studioso Carlo Spartaco Capogreco lancia una provocazione durante i lavori del convegno I campi di concentramento fascisti ospitato ieri in sala Ajace e...

UDINE. «Meno Auschwitz e più Ventotene». Lo studioso Carlo Spartaco Capogreco lancia una provocazione durante i lavori del convegno I campi di concentramento fascisti ospitato ieri in sala Ajace e coordinato da Alessandra Kersevan, editore della Kappa Vu, in collaborazione con il Comune di Udine, l’Anpi, la Fondazione Ferramonti di Tarsi e l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione. «Dopo 20 anni la storiografia sui campi italiani è a buon punto, ma andare ad Auschwitz non preserva di per sé dal riproporsi di certe tragedie. È un luogo non “della”, ma “per” la memoria. E la memoria deve riconoscere anche le pesanti colpe degli italiani». Perché il mito degli “italiani, brava gente” «è stato costruito in maniera scientifica, a tavolino – assicura Capogreco –. È un mito che passa dall’assoluzione di tutte le colpe, compreso il ruolo chiave del governo italiano nella creazione di campi di internamento e concentramento. Paradossalmente nel senso dell’assoluzione ha remato pure il popolo ebraico, non perché quelle colpe non ci siano, ma perché si voleva voltare pagina: guardare e andare avanti».

Ma oggi, a oltre 70 anni da quella tragedia, è ora di fare i conti con il passato. «La storiografia sui campi è arrivata a un punto di snodo fondamentale – continua Capogreco, docente dell’università della Calabria e autore del testo I campi del Duce –. Gli studi sull’argomento sono cominciati all’inizio degli anni Ottanta e nel 2003, dopo circa 20 anni, l’argomento è entrato nella storiografia ufficiale. Pagine e pagine di scritti sull’internamento civile hanno fatto breccia, ma c’è ancora bisogno di ricercatori e case editrici pronte a pubblicare queste storie. Perché quei campi erano istituiti e gestiti direttamente dal ministero dell’Interno, inizialmente reprimevano il dissenso coloniale e, dal 1940, erano internati anche gli antifascisti». E poi un avvertimento: «Il fascismo del futuro non vestirà piú la camicia nera – chiosa Capogreco –, ecco perché dobbiamo dare ai giovani gli strumenti per capire: la ribellione e il sopruso devono essere bloccati subito, sul nascere». Ad aprire i lavori, dopo i saluti dell’assessore alla Cultura Federico Pirone, è stato Piero Purini. Suo il compito di dare una lettura contemporanea della storia: «Parliamo di campi fascisti, ma dobbiamo sottolineare le colpe dello Stato: anche oggi ci sono i Centri di identificazione ed espulsione, i cosiddetti Cie, e c’è la caserma Diaz, c’è la caserma Bolzaneto. Pagine della storia recente che non possiamo dimenticare».

Michela Zanutto

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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