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Speziani e la guerra dalla parte dei disertori

Il regista udinese in prima nazionale a Pordenone con lo spettacolo “Al muro”. Una sinergia Teatro club-Verdi

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PORDENONE. «La memoria, la celebrazione, il ricordo istituzionalizzato di una guerra nella cultura civile è cosa ardua, che mette in scacco le coscienze. Il Teatro non sfugge a questo imbarazzo: si sente che qualsiasi cosa si possa inscenare risulta insufficiente; il rischio della retorica, del moralismo, della commiserazione è costantemente in agguato. Tuttavia si è tentato».

Cosí il regista e attore friulano Massimiliano Speziani, ieri mattina in videoconferenza con il teatro Verdi di Pordenone a proposito di Al muro. Il corpo in guerra, lo spettacolo prodotto dal Teatro Club di Udine in collaborazione col Verdi, dove avrà il suo debutto nazionale il 26 e 27 novembre. Su drammaturgia originale di Renata Molinari, ispirata ad alcune pagine di Renato Serra, Ervin Piscator e del libro Plotone di esecuzione. I processi della prima guerra mondiale, di Enzo Forcella e Alberto Monticone, lo spettacolo racconta la guerra con gli occhi di tre giovani d’oggi. Evocare risvolti meno noti della grande guerra quelli segnati dalla tragedia di imboscati, disertori, ammutinati, disfattisti, ribelli, codardi, e si fa forte del lavoro, anche fisico, degli attori, «passa attraverso il corpo dell’attore che, ha spiegato il regista, incarna il corpo di soldato, il corpo che diventa oggetto di pertinenza della guerra, di contesa, di condanna, di analisi delle sue manifestazioni più intime».

«Sono soldati semplici, graduati o anche giudici di guerra - spiega Angela Felice direttrice artistica del Teatro Club –, che sul palco saranno rivissuti da tre giovani interpreti, Renato Avallone, Daniele Gaggianesi, Matteo Vitanza, a specchio di una “meglio gioventú” smarrita di cui la regia di Massimiliano Speziani esalta l’umiliazione fisica, in una partitura che alterna l’azione del corpo alla parola, l’evocazione alla dimostrazione».

Una sfida, dunque, cui il Teatro Verdi di Pordenone partecipa in quanto parte integrante di un percorso su temi legati al primo conflitto mondiale, iniziato lo scorso settembre con la prima nazionale de La paura di Federico de Roberto e che si concluderà in gennaio con Doppio fronte un racconto musicale con Moni Ovadia e Lucilla Galeazzi. Ma non solo, «perché – come ha sottolineato la direttrice Manuela Furlan – nel caso di Al muro, siamo particolarmente orgogliosi di contribuire a un lavoro prodotto dal Teatro Club, non a caso lo abbiamo chiamato un Progetto made in Friuli. Anche se siamo teatro di ospitalità – ha continuato –, questo non significa che non possiamo condividere e promuovere progetti culturali di senso, come questo. Che, tra l’altro, ha incontrato il favore di molte scuole, tanto che abbiamo dovuto spostare la rappresentazione dallo Spazio 2 in quello più capiente del palcoscenico».

Un successo preventivo, visto il tutto esaurito cui stanno andando le due recite, che, ha detto in chiusura di conferenza stampa il presidente del Verdi Giovanni Lessio, «ci conforta, perché quello che volevamo lanciare era un segnale politico importante e nella valorizzazione delle risorse del territorio e nel creare un circuito virtuoso che coinvolga per contenuti e per forma i giovani». Dopo il debutto al Teatro Verdi di Pordenone, Al muro. Il corpo in guerra, approderà anche a Udine il 12 e il 13 dicembre al Palamostre.

Mario Brandolin

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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