«È il romanzo del complotto, cosí Eco si ispira a Gladio»

La direttrice Bompiani racconta l’evento letterario del 2015: “Numero zero”. «La narrativa del professore porta con sé il piacere della ricerca, dello studio»

UDINE. Il 2015 si apre con l’attesa novità letteraria di “Numero zero” il nuovo romanzo di Umberto Eco per Bompiani ancora piú atteso in Friuli perché in alcune pagine si fa cenno alla controversa vicenda di Gladio. Come ci anticipa in questa intervista Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale.

Ospite a Pordenonelegge in settembre, presidiato con affetto dal team Bompiani, il professore si era lasciato sfuggire qualche parola sul nuovo romanzo che uscirà tra pochi giorni. Eco aveva accennato al fatto che avrebbe scritto anche di Gladio. È una parte significativa della nuova opera? Ce ne può parlare giusto un po’?

Uno dei temi del libro è la costruzione del complotto e questo tema viene svolto concretamente e sinteticamente e, soprattutto, romanzescamente, con riferimento alla storia italiana dall’immediato dopo guerra. Gladio è una tappa di questa ricostruzione.

Nel Nord-Est il tema dei "gladiatori", comunque lo si affronti, è molto sentito. Qui, lei sa bene, c’è stato l’ultimo confine della Guerra fredda. Ci dice se il Friuli fa capolino nelle pagine del professore?

Vorrei evitare equivoci. Non è un romanzo su Gladio, e quindi Gladio non è oggetto di approfondimento. È un romanzo sulla costruzione del complotto. E tutto parte da una equivoca redazione di un quotidiano nascente.

Come si accompagnano i capolavori di Umberto Eco a un successo che è già scritto? E il professore com’è?

Eco è tra le persone piú curiose e rigorose che io conosca. La sua cultura e la sua erudizione sono frutto di questa appassionata ricerca di una vita, condotta in solitudine e in un dialogo continuo con i suoi studenti universitari.

Un’opera pubblicata da Eco solo negli Stati Uniti e in Francia, scritta in inglese, si intitola “Confessioni di un giovane romanziere”. Significativamente, perché Eco è un giovane romanziere. Peraltro, rispetto alla media dei romanzieri (parliamo di romanzi) neppure cosí prolifico.

Questo, penso, anche perché dietro ognuno dei romanzi c’è il piacere della ricerca, dello studio. Lo dice spesso, Eco stesso, che la parte piú piacevole dei suoi romanzi è il lavoro di studio e ricerca che sta dietro e prima di essi.

Un piacere che si trasmette a chi lavora con lui e poi ai lettori.

Leggendo i romanzi di Eco, oltre a divertirmi molto, imparo moltissimo. “Numero zero” non fa eccezione. Qui, tutta la sua conoscenza e esperienza del mondo editoriale, dei giornali, viene messa al servizio di un thriller appassionante, fulminante.

Bompiani ha in scuderia anche scrittori della nostra regione: Roveredo, Covacich e la Gatti Bardelli. Possiamo aspettarci novità da loro per il 2015, magari in fatto di partecipazioni a grandi concorsi letterari?

È una domanda, questa, cui sono lieta. Aggiungerei all’elenco, certamente, Calligarich, Magris, Boris Pahor, Susanna Tamaro.

E poi, nel 2015, la scrittrice croata Dasa Dndric e la friulana Cristina Battocletti (due romanzi d’esordio letterari e sorprendenti); Quarantotti Gambini, che ricorderemo, a 50 anni dalla morte, con una raccolta di sue opere, a cura di Mauro Covacich.

E, sempre a cura di Covacich, una nuova edizione delle opere di Tomizza. Abbiamo messo in cantiere un volume di opere di Kosovel, grande intellettuale e poeta sloveno. Sempre Covacich, con il suo libro “La sposa”, uscito in settembre da Bompiani, concorrerà al Premio Strega.

E mi lasci la possibilità di ricordare anche che a gennaio uscirà il cofanetto con i miei due film su Trieste: “Il viaggio della Signorina Vila” e “Trieste la contesa”. Si intitolerà semplicemente “Trieste”, e sarà accompagnato da un libro ricchissimo di testimonianze (questo, però, pubblicato da me stessa, Betty Wrong, e sarà disponibile su Amazon).

Siete gli editori italiani di Michel Houellebecq che si appresta a stupire ancora con un romanzo in cui immagina il mondo occidentale governato dall’Islam. Sarà ancora una primizia Bompiani? E dietro il sipario, lo scrittore e polemista com’è?

Conosco Houellebecq dalla fine degli anni Novanta, da “Estensione del dominio della lotta”. Lui è schivo, molto dolce. Uno scrittore di grandi silenzi, ma sempre pieni. “Sottomissione” è un romanzo che entra nel cuore della nostra epoca, ci racconta, anche nella nostra incapacità di capire e quindi di far fronte alla situazione. Farà parlare, ma non perché è un romanzo scandalistico. Ma perché è un romanzo per molti aspetti illuminante.

Questo mondo editoriale la convince? E gli scrittori di ultima generazione sono piú bravi o popolari? Quale stella brillerà?

È un mondo molto eterogeneo e troppo complesso per essere sintetizzato in un giudizio. Amo pensare in termini di casa editrice, e, anzi, di singoli autori o libri, che ne sono la sostanza.

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