L’innovazione parla una lingua sola

“Next” ha aperto alle esperienze di chi ce l’ha fatta, senza differenze di colori

ANNA DAZZAN. “Next” è una via di mezzo tra lo show e il dibattito. Una raffica di vite sparate in rapida sequenza di fronte alla platea. Forse troppo in fretta, anche se magistralmente. Dovendo maneggiare con cautela un argomento che chiede cura e particolare approfondimento, le “vite” raccontate sul palco dell’ex chiesa di San Francesco - vite, meravigliose come tutte le vite, di uomini e donne che hanno fatto tanta strada, pur mettendo sul piatto una buona dose di sofferenza e/o di difficoltà - meriterebbero una finestra temporale infinita. Poco male, però, se si pensa che il messaggio lanciato dal giornalista Riccardo Luna agli udinesi è stato uno solo, ancorché trasmesso attraverso piú di dieci voci provenienti da diverse parti del mondo. «C’è un modo innovativo di guardare all’immigrazione, all’integrazione, agli stranieri, a quelli che ci appaiono irriducibilmente diversi? Sí. C’è una risposta non buonista eppure buona a questa domanda che viene dal Sud del mondo’ ma anche da molte storie positive espressione di questo territorio». Il senso di una serata che si apre e si chiude con i suoni dei Les Tambours de Topolò - bell’espressione “nostrana” di come guardare lontano, tornare indietro e arricchirsi attraverso l’apertura musicale - sta proprio nella parola “apertura”. Sul palco si avvicendano affascinanti narratori d’ogni sorta, genere e provenienza. Si va dal “Muranero” Moulaye Niang, un artigiano del vetro che dal Senegal è arrivato a Venezia scardinando un’infinità di luoghi comuni, da quello dell’immigrato fannullone a quello dei mestieri di genere, per finire con il “nostro” Simone Puksic. Un trentenne pieno di bontà e talento, arrivato a presiedere il colosso informatico regionale Insiel, dopo il fallimento dell’azienda paterna. E, in mezzo a loro, la campionessa di volley di origine senegalese Valentina Diouf, don Abba Mussie Zera, la ventiseienne marocchina Nawal Soufi, la giovane illustratrice tunisina Takoua Ben Mohamed, l’atleta fiorentina originaria della Sierra Leone Antonella Bundu, Franco Scolari, che coltiva startup innovative nel parco tecnologico di Pordenone, Roberto Siagri la cui Eurotech è diventata un punto di riferimento mondiale per i micro pc, il diciannovenne Gabriele Santin che si è costruito una mano robotica da solo nel suo garage, il ricercatore indiano Hashim Alí che fa parte del team protagonista di una importante scoperta relativa al virus HIV e il viticoltore Robert Princic che produce il vino Sinefinis, “senza confini”. Questo, alla fin fine, tra tante storie e molti volti, rimane il messaggio di “Next”: l’innovazione parla una sola lingua, quella dell’apertura, senza se e senza ma, senza colore né dialetto.

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