Addio a Giuseppe Zigaina, l’arte friulana perde il maestro piú grande

Aveva 91 anni ed era considerato un gigante del ’900 nel realismo. Con Pasolini è stato un intellettuale illuminato

UDINE. Il Friuli ha perso il suo maestro piú grande, Giuseppe Zigaina. Artefice, accanto ai giganti della pittura del Novecento, della svolta neorealista, l'artista si era sentito male nella sua casa di Cervignano venerdí 26 dicembre scorso nella notte. Data la criticità delle sue condizioni si era reso necessario il ricovero all’ospedale di Palmanova nel reparto di terapia intensiva. Lascia la moglie Maria De Carolis e la figlia Alessandra, giornalista della Rai regionale.

Zigaina aveva compiuto 91 anni il 2 aprile. Nel 2014, in occasione dei 90 anni, la Regione, insieme col Comune di Cervignano e la stamperia Albicocco, gli aveva dedicato tre mostre di grafica. «Da allora il maestro aveva vissuto sempre piú ritirato, ma sempre attento alle cose dell’arte e ai rapporti con il mondo», aveva raccontato Francesca Agostinelli, storica dell’arte e curatrice proprio del trittico su Zigaina per i novant’anni.

La morte di Zigaina, il vernissage dell'ultima mostra a Udine -

Il riconoscimento sulla centralità della sua figura di artista è da tempo unanime: è stato uno dei piú illustri pittori e incisori del Novecento italiano. Era nato a Cervignano - dove ha sempre vissuto - il 2 aprile del 1924. Fin da bambino aveva mostrato propensione per il disegno, entrò al collegio di Tomino e vi rimase fino all'8 settembre 1943. Appena diciannovenne espose per la prima volta nella prestigiosa sede della Fondazione Bevilacqua La Masa.

La morte di Zigaina, la Regione lo festeggiò per i 90 anni -

Fu l’inizio di una carriera luminosa, che mosse i suoi primi passi, tra il ’48 e il ’49, fra la Galleria del Cavallino, a Venezia, la Biennale e la Galleria d’Arte Moderna di Roma. In quel periodo Zigaina realizzò pure tredici disegni per “Dov’è la mia patria” una raccolta di poesie di Pier Paolo Pasolini, che Zigaina conobbe nel 1946 e con il quale instaurò un profondo legame artistico e umano.

Nel 1950 conseguí il premio Fontanesi. Tre anni dopo diresse “1953. Primo maggio a Cervignano”, lungometraggio di forte impegno politico, che la Rai trasmise soltanto 27 anni dopo.

Lo stile pittorico intanto si andava progressivamente distaccando dal neorealismo degli inizi, virando verso le suggestioni e gli spunti della Nuova oggettività tedesca.

Il 1965 risultò una data spartiacque: Zigaina adottò, infatti, la tecnica dell’incisione, che divenne a poco a poco cifra distintiva della sua produzione.

Continuava, nel frattempo, il sodalizio col poeta corsaro: nel ’68 il talento cervignanese collaborò alla realizzazione del film “Teorema”; nel 1971 gli fu affidata, nel “Decameron”, la parte del frate santo che confessa Ciappelletto. Nel 1984 il pittore cominciò a insegnare all’Art Institute di San Francisco e presentò ufficialmente alla Berkeley University la sua discussa teoria sulla morte/linguaggio di Pier Paolo Pasolini.

Attivissimo fino ai tempi recenti, il maestro fu onorato dal Friuli - nel 2009, ricorrenza dell’85° compleanno - con una grande antologica a villa Manin, curata da Marco Goldin; i 90 anni, poi, furono celebrati con un triplice omaggio, nella sala del consiglio regionale, alla stamperia Albicocco di Udine e a Cervignano; giunse a Zigaina, nell’occasione, pure una lettera di Claudio Magris.

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