«La mia emozione per Pasolini unico, disperato, straordinario»

Il popolare attore al San Giorgio col Css: «Ma non sarà una commemorazione» Con lui Santagata, Molinari e Sidoti. E domani al Nuovo leggerà la Grande Guerra

di Mario Brandolin

UDINE

«La prima volta che lessi le poesie in friulano di Pasolini ero un ragazzo, le trovai difficili, le lasciai lí... Poi negli anni, ritornandoci, ho compreso che quei versi parlavano dei miei luoghi, quelli della mia infanzia. Quella parole cosí mie, quei suoni, proprio quelli di mio padre, casarsese lui pure, quella lingua che si parlava a tavola, mi raccontavano quella terra di “primule e temporali, di feste, di sagre paesane, di vento, di corse in bicicletta, di colori, suoni profumi, che erano stati anche miei...”». Cosí Giuseppe Battiston a proposito del perché del suo prossimo impegno teatrale, imperniato sulle poesie in friulano di Pier Paolo Pasolini: “Non c’è acqua piú fresca” (da un verso di “Fontana di aghe dal me pais”, dedica a “Poesie a Casarsa” del 1941-43), spettacolo che fa parte del gruppo di sei messi in cantiere dal Css per ricordare il poeta corsaro nel quarantennale della sua scomparsa.

«Quelle poesie mi hanno riportato a momenti della mia infanzia che invece di assumere i toni malinconici, si sono ravvivati, simili a sogni, e ho cosí immaginato di poter raccontare un aspetto di quella vita e di quel tempo che nella poesia di Pasolini si fanno memoria collettiva, e non esclusivamente friulana». E proprio per questo Battiston ha voluto accanto a sé in questa sua nuova avventura due compagni di viaggio, coi quali ha condiviso diverse esperienze artistiche: il regista Alfonso Santagata e la dramaturga Renata Molinari, con i quali e con Piero Sidotti che curerà la parte musicale, sono stati in questi giorni al lavoro a Udine per un primo approccio, visto che lo spettacolo sarà di scena al Palamostre dal primo al 15 novembre prossimi.

«Amici non friulanofoni – spiega Battiston – che però condividono con me la convinzione che le poesie friulane di Pasolini abbiano una forza evocativa, un vigore espressivo, una musicalità che, come nel rock, non richiede l’immediata comprensione del significato di ogni parola, ma chiede invece di abbandonarti alla musica». «Ma – si affretta a specificare il popolare attore udinese – non sarà uno spettacolo esclusivamente in friulano, ci sarà la lingua di Pasolini che è soprattutto lingua poetica. E questo grazie anche al confronto con la seconda versione, quella italiana de “La seconda forma de La meglio gioventú” del 1974, che ha toni piú cupi: un confronto che evidenzia il percorso di Pasolini, la sua presa di coscienza molto amara. Anche se il nostro non sarà uno spettacolo amaro. Vorremmo insomma che venisse fuori la vitalità, disperata ma straordinaria di Pasolini e del suo mondo».

Un mondo che lo spettacolo intende ricreare, «attraverso una selezione di poesie – spiega Renata Molinari – e anche se è un po’ presto per descrivere quello che realmente avverrà sul palcoscenico, posso dire che comincia a delinearsi una struttura drammaturgica che vuol essere soprattutto un contrappunto piú leggero al grande dolore che queste poesie veicolano». Non sarà comunque un recital, come tengono a precisare tutti gli artefici, «ma - come dice Santagata -, uno spazio per le tante voci che popolano il mondo di Pasolini, in parti. colare la concretezza della gioventú, con i suoi desideri, la sua tenacia: sarà il tentativo di dare vita al sogno di quelle voci, di quelle presenze». Dopo lo spettacolo su Pasolini, che, come rassicura Battiston «non sarà l’ennesima celebrazione di un morto», l’attore, che sarà legato al Css per altre due stagioni - l’anno prossimo dovrebbe confrontarsi con Italo Svevo, affronterà a Torino “La morte di Danton” di Georg Buchner per la regía di Mario Martone; «Una felice stagione di full immersion nel teatro - ci dice - che mi permetterà, tra le altre cose, di capire direttamente come sta cambiando il nostro teatro con la nuova riforma: se come sempre in peggio o finalmente in meglio». E ancora un palcoscenico, quello del Giovanni da Udine, accoglierà Battiston, domani sera per “La prima guerra mondiale: parole e immagini”, «un reading – racconta – per la regia di Paolo Civati su testimonianze di autori che hanno scritto di quella guerra che per la prima volta ha messo l’umanità davanti a una carneficina». Con Battiston il Coro Polifonico di Ruda, sullo schermo immagini dell’Istituto Luce.

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