Suspense per il maltempo, poi Bob Dylan canta

Ha piovuto incessantemente fino alle otto e mezza. Poi il cielo si è gradualmente schiarito e sono stati aperti i cancelli

SAN DANIELE. Se chiudiamo gli occhi riusciamo ancora a immaginare Bob Dylan lì sul palco. Vestito di nero, con il cappello bianco. Inafferrabile. Sempre uguale e sempre diverso. Ci pare ancora di sentirlo il suo Workingman’s blues. Vediamo la nebbia notturna calare sulla città, la luce stellare specchiarsi nel fiume. Respiriamo ancora la magia di una serata intensa e indimenticabile, che ha però rischiato di saltare, come 14 anni fa.

Così come nel 2001 a Udine, anche a San Daniele si è abbattuto un violento temporale poco prima dell’inizio del concerto. Ha piovuto incessantemente fino alle otto e mezza. Poi il cielo si è gradualmente schiarito e sono stati aperti i cancelli. Bob Dylan ha iniziato puntualissimo, per la precisione con quattro minuti di anticipo, quando ancora le persone stavano raggiungendo il prato.

Circa cinquemila gli spettatori, molti dei quali hanno ascoltato i primi pezzi dall’esterno dello stadio Zanussi. Molti i fans austriaci, che hanno preferito la tappa friulana a quella di Wiesen, nel Burgenland.

Il concerto di San Daniele, prima tappa italiana dell’artista statunitense, si è aperto con Things Have Changed, con cui ha inaugurato tutti i suoi live negli ultimi due anni. Un pezzo geniale, in cui descrive il sapore dolce amaro del successo. Scritto ed eseguito per il film Wonder Boys (diretto da Curtis Hanson), nel 2001 è stato premiato agli Oscar come Migliore canzone e ai Golden Globe come Migliore canzone originale.

Poi She belongs to me, in cui i raffinati interventi di armonica si sono alternati con le incalzanti allusioni ad una donna strega ammaliatrice, a cui, in questi ultimi 40 anni, tanti hanno tentato di dare un volto. Qualcuno preferisce pensare che Dylan alludesse a Joan Baez, qualcuno a Sara Lownds, la donna che poi ha sposato nel novembre 1965.In scaletta anche la ovidiana Beyond Here Lies Nothing, singolo del 2009 utilizzato nel trailer della seconda stagione di True Blood.

Intenso e incredibilmente attuale il blues del lavoratore, tratto dall’album Modern Times del 2006, chiarissima allusione, per il titolo e per i temi trattati, al capolavoro cinematografico di Chaplin. Pubblico in estasi per l’ispiratissimo assolo di armonica e per il meraviglioso pianoforte di Tangled Up in Blue.

In scaletta non è mancato neppure qualche standard jazz come Autumn Leaves, tratto da Shadows in the night, ultimo album in cui Dylan si è cimentato con un repertorio di classici americani: dieci pezzi di diversi autori, tutti però interpretati anche da Frank Sinatra nel corso della propria carriera. E proprio a The Voice Dylan vuole rendere omaggio con questo album.

Una riproduzione fedele, un atto d’amore e di giustizia verso canzoni che a suo dire negli anni sono state bistrattate. I concerti del menestrello americano sono sempre imprevedibili, ma nel finale non sono mancati i pezzi che tutti si aspettavano, tra cui il manifesto pacifista Blowing in The Wind.

Venti pezzi in scaletta, circa due ore di concerto, chiuso tra gli applausi e la gioia di un pubblico in estatica venerazione. Una storia senza fine quella di Bob Dylan, che ieri sera, al termine del live a San Daniele, è salito sul suo camion- camper alla volta di Roma. Poi Lucca, Torino, Barcellona, Saragozza, Madrid, Granada, la Francia, la Svezia, la Norvegia, l’Olanda, la Gran Bretagna. Una data dopo l’altra fino alla fine dell’anno. Non si ferma mai il grande, immenso Bob.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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