Dal piano Marshall all’Ogm cosí il mais ha fatto politica

Il saggio del professor Bernardi sull’alimento che ancora condiziona i rapporti tra stati. Gli ibridi Usa per un’Europa affamata e le nuove frontiere della sicurezza alimentare

UDINE. Il Premio Friuli Storia è assegnato annualmente all’opera di Storia contemporanea che sappia meglio coniugare rigore scientifico e capacità di diffusione. Il volume vincitore sarà presentato il 20 settembre a Pordenonelegge e premiato il 21 a Udine. Il Messaggero Veneto pubblica in anteprima le interviste ai finalisti (per maggiori informazioni www.friulistoria.it).

Al termine della Seconda guerra mondiale, tra gli aiuti americani all’Italia ebbe enorme importanza il mais ibrido. Al di là della funzione di sostegno alimentare, le nuove varietà ad alta resa dovevano agganciare saldamente il Paese alla politica statunitense, e frenare lo sviluppo autonomo dei quella che allora era la più vasta branca economica nazionale.

Si trattò di una partita complessa, in cui entrò anche il Vaticano, che viene esaminata da Il mais miracoloso. Storia di un’innovazione tra politica, economia e religione, opera finalista al premio Friuli storia. Una partita, peraltro, tutt’altro che conclusa, e che vede un teatro di scontro proprio in questa regione, con le recenti vicende sulle culture Ogm. Il libro, recentemente pubblicato da Carocci, è frutto di una approfondita ricerca di Emanuele Bernardi, dell'Università La Sapienza di Roma.

Si può dire che la diffusione del mais ibrido offre una chiave di lettura del dopoguerra?

L’intento del libro è esattamente quello di offrire un angolo prospettico nuovo da cui traguardare questo processo storico, illustrando anche il ruolo che ebbero alcuni attori, sinora poco indagati. A esempio la Coldiretti, che a cavallo tra i ’40 e i ’50 diventa un’entità potente, in grado di condizionare fortemente l’azione della Dc.

Si tentò di salvaguardare l'indipendenza della ricerca e dello sviluppo italiano, nel settore?

Sí, l’istituto maidicolo di Bergamo, guidato da Luigi Fenaroli ricercò una via di sviluppo autonomo, anche per salvaguardare le specificità e le biodiversità. Poi invece, anche per ragioni politiche, si fece una scelta di dipendenza, che potremmo definire “atlantica”. È interessante il fatto che dalla base vi furono forti opposizioni: nel Veneto, tradizionalmente bianco, con forte presenza della Coldiretti e della Federconsorzi, le sementi americane fecero fatica a passare, a causa di obiezioni legate soprattutto alle caratteristiche organolettiche. Resistenze culturali che furono liquidate come conservatorismo, e alla fine piegate da una politica di sussidi mirati che rendeva più economico l'uso delle sementi provenienti da oltreoceano. A metà anni Sessanta, c'è il giro di boa, con le importazioni che superano la produzione nazionale.

Lei dice che la questione Ogm prosegue senza soluzione di continuità questo processo. L’Ue, capace di regolamentare minuziosa pedanteria caratteristiche e dimensioni dei vegetali, in materia ha scelto di non scegliere...

Il braccio di ferro di cinquant’anni fa, che investí l’Europa, e che in Italia si sviluppò anche attraverso l’azione di personaggi importanti, come Spinelli, De Gasperi, Rossi Doria, Marcora, è ancora in corso. Uno dei miei nonni era contadino: come natura vuole, faceva personalmente una selezione delle piante piú sane e rigogliose da cui ricavare le sementi per la stagione successiva. Oggi le multinazionali, per controllare totalmente il mercato, spingono un “pacchetto tecnologico” chiuso, che fornisce tutto, dai semi, ai fertilizzanti che funzionano solo con quei prodotti, ai macchinari, continuando a desertificare un patrimonio di competenze e di varietà naturali difficilmente recuperabile.

L’idea Usa di considerare “stati canaglia” quelli che rifiutavano le loro sementi, o l’union sacrée europea contro agli Ogm predicata da Sarkozy testimoniano come siano ancora attive pressioni fortissime.

Caduti i vettori ideologici, finita la guerra fredda, emerge una sorprendente continuità, nelle mosse economico politiche, nei conflitti in tema di relazioni commerciali, nel dibattito sugli standard nutrizionali e la sicurezza alimentare.

Come valuta il "caso Fidenato"?

Da storico, come il precipitato di idee, valori e contrapposizioni di lungo periodo. Quanto avviene in Friuli è emblematico a livello nazionale e internazionale, perché riassume problematiche già presenti nella nostra storia. Problematiche come la libertà di coltivazione e di impresa, e il diritto dei consumatori, oggi allargatosi dalla richiesta di cibo naturale e sano, anche al diritto all’ambiente.

Questo da storico. E da cittadino consumatore che ne pensa?

Diciamo che dopo questi studi non vedo piú la pannocchia di mais con gli stessi occhi di prima.

. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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