La poesia degli under 40: in tre ci raccontano com’è

Domenica 6 punteranno alla vittoria Bernascioni, Mazziotta e Targhetta Tra gli ospiti della serata anche Godano, frontman dei Marlene Kuntz

UDINE. Sono Yari Bernasconi, Luciano Mazziotta e Francesco Targhetta i finalisti del Premio Castello di Villalta Poesia Giovani 2015, istituito per la prima volta in questa edizione, su indicazione di Marina Gelmi, presidente dell’Associazione promotrice, per valorizzare le proposte poetiche under 40.

Domenica 6, alle 18 nel Castello di Villalta saranno presentati i libri dei tre finalisti e sarà proclamato il vincitore dalla Giuria, presieduta da Gian Mario Villalta e composta da Roberto Cescon, Azzurra D’Agostino, Tommaso Di Dio, Massimo Gezzi e Franca Mancinelli.

L’istituzione di un premio autonomo destinato ai giovani è decisione recente, nata dai due anni di esperienza del premio, nel corso dei quali è emersa con grande evidenza la forza della giovane poesia italiana e il suo bisogno di confrontarsi in un dialogo aperto e creativo.

Ma c’è di più: in occasione della serata di domenica 6 settembre, i riflettori saranno puntati sul frontman dei Marlene Kuntz Cristiano Godano, artista eclettico e a sua volta autore de I vivi (Rizzoli 2008, una raccolta di sei racconti) e docente del Master in Comunicazione musicale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Proprio a Villalta Cristiano Godano offrirà un eccezionale Acoustic live, una Conversazione con la chitarra sui temi della scrittura e della poesia. Ingresso aperto al pubblico, info premio@castellodivillaltapoesia.it  www.castellodivillaltapoesia.com.

Sorprendenti, per qualità e originalità, i libri dei tre poeti finalisti di Villalta Poesia nella categoria Giovani: il volume di Yari Bernasconi (classe 1982), Nuovi giorni di polvere (Casagrande, 2015) nasce da una profonda riflessione sulla situazione sospesa di chi nasce e vive in un luogo e in un tempo pacificati e liberi senza sceglierli e senza averne alcun merito («Non ho scelto io questa libertà / senza censure»), ma non smette di interrogarsi e di interrogare il «dolore degli altri», l’«affanno violento della Storia» (come sottolinea Goffredo Fofi, in quarta di copertina). Previsioni e lapsus (Editrice Zona, 2014, postfazione di Andrea Inglese) di Luciano Mazziotta (nato nel 1984) è una sorta di diario, in versi e prosa, di un personaggio ossessionato dalla nevrosi del tempo, poiché ogni tentativo di previsione meteorologica dell’esistenza con mente razionale si misura con un fallimento. Ogni volta che qualcosa avviene, altro si oscura e si scivola via, diventando però il fuoco dei versi: «Avviene un principio un seguito e un esito che mentre succede accade una svista».

Le cose sono due (Valigie rosse, 2014; Premio Ciampi) di Francesco Targhetta (classe 1980) prosegue la recensione della provincia nordestina, già presente in Fiaschi (ExCogita, 2009) e Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn, 2012). Le sue poesie sono dense istantanee che narrano un’umanità cronicamente precaria e isolata, facendo reagire materiali impoetici con amara ironia. Le cose sono due, appunto: «o arrivi a cogliere il senso del tutto / o confondi corrompi ti ingarbugli». La leggibilità dei suoi testi si coniuga con un’elevata cura formale capace di dar vita ad un immaginario pop dal sapore crepuscolare.

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