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«L’Ue nel diritto, rivoluzione che disorienta»

L’influenza delle sentenze europee sui Paesi nel dibattito tra Campeis e De Pauli moderato da Mazzarolli

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Nemmeno il piú miope degli osservatori potrà negare come negli eventi della nostra contemporaneità vi sia un profondo legame tra ordinamento interno e Unione europea, relazione declinata in partecipazione, subordinazione, ingerenza. Per fare chiarezza Pordenonelegge ha ospitato ieri l’ennesimo appuntamento nel cartellone attualità.

“L’invasività dell’Europa nel diritto italiano” è il foro predisposto al confronto su uno dei temi piú delicati e cruciali di questa epoca, alla luce anche dei recenti avvenimenti inerenti ai flussi migratori verso Occidente.

A confrontarsi quali Ciceroni gli autori del libro “Carte e corti europee, diritti fondamentali e giustizia italiana” Giuseppe Campeis, avvocato friulano specializzato in diritto d’impresa, e Arrigo De Pauli, magistrato ed ex presidente dei tribunali di Gorizia e Trieste. A moderare Ludovico Mazzarolli, professore di Diritto costituzionale all’università di di Udine, elemento neutro tra i due fuochi della magistratura e dell’avvocatura.

L’incontro è servito a compiere anzitutto un excursus sulle origini dell’ex Comunità economica europea, passando per le forme di partecipazione del nostro ordinamento, e arrivando infine a toccare con grande chiarezza i piú recenti e importanti sviluppi della questione.

«Tutto il gioco di cui tratta il libro - ha sintetizzato Mazzarolli - riguarda il rapporto di oggi tra stato e organismi che hanno un forte potere verso la giustizia interna, in particolare la Corte di Giustizia dell’Ue e la Corte europea dei diritti dell’uomo».

E l’analisi offerta per primo da De Pauli non lascia molti dubbi: «Parafrasando Mao Tse-tung, grande è la confusione sotto il cielo, in un mondo dove il rapporto tra fonti interne e fonti esterne non può che risultare caotico, soprattutto per la grande influenza che le sentenze di queste due corti hanno portato nel diritto interno».

E mentre Campeis ha osservato come «operiamo in un contesto dove c’è stata una rivoluzione che nessuno ci ha anticipato», è chiaro come l’operatore italiano si sia trovato disorientato, con i giudici costretti a una vita piú complicata tra piú strati normativi in cui muoversi, e l’esaltazione degli avvocati potendo ora ricercare le norme a garanzia dei diritti fondamentali a piú livelli.

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