Record: sfiorati i 150 mila e nel 2016 ci sarà più Europa

Pavan, Villalta e Zin spiegano i segreti del nuovo miracolo pordenonese: «Collaboreremo con festival stranieri». Il 53% del budget è privato

PORDENONE. L’ubriacatura di popolo e di libri non ci ha affatto stordito. Eppure si sono sfiorate le 150 mila persone al cospetto di 450 autori. Numeri da battaglie napoleoniche.

Bruciato dal sole, dalla perseveranza e dalla passione il record del 2014. E si va avanti, con passo marziale, verso un ancor piú internazionale 2016.

Per cinque giorni l’aroma di tipografia misto a odore di umanità ci ha girato nel sangue senza lasciare traccia di sbornia. Ricominceremmo da capo stamattina. Di tutt’altro pensiero sono i seppure euforici generali del quartiere generale di Pordenonelegge, che rivelano dagli sguardi un assoluto bisogno di Caraibi. Anche Lignano potrebbe andar bene.

I viandanti abituali, o anche chi attraversa la città nelle cinque giornate di resistenza letteraria per raggiungere la fonte di tutto quel giallo, immaginano sì il turbinio di correnti che avvolge la festa, ma non possono sapere cosa frulla nel backstage già un anno prima. Pnlegge va in scena a metà settembre a conclusione di una maratona di almeno dieci mesi. Sapevatelo.

Osserva il direttore artistico, Gian Mario Villalta: «I primi anni notavo pubblico di passaggio. L’avventore arrivava, si sedeva giusto il tempo di capire dov’era e poi spariva. Mica tutti, ma la maggioranza. D’altronde sotto i tendoni, dentro i palazzi e negli angoli più idonei a ospitare degnamente la cultura, si respirava davvero ossigeno nuovo. Comprensibile, quindi, quell’atteggiamento sbadato.

Adesso no. Lo spettatore sa cosa vuole e la sedia non la molla fino all’applauso che suona come un arrivederci e grazie. L’informazione più capillare ha senz’altro favorito la scelta mirata; chiunque ormai naviga e, in tempo reale, misura il polso degli eventi».

L’aver oltrepassato la cifra poderosa di 130 mila conforta sforzi e intuizioni. Sospinta, fra l’altro, da una struttura in aggiunta a quelle ormai imbullonate da anni nei soliti posti e da un cartellone più opulento dei precedenti. Fattori determinanti a dare scacco a un’asticella che pareva insuperabile.

A noi italiani piace un sacco rovistare nei borsellini altrui, così tanto per fare i conti in tasca al prossimo. Il gesto, nell’occasione, è regolato da una curiosità giornalistica, lo potete intuire. Michela Zin, direttore della Fondazione, rivela senza meno il costo complessivo del festival, ovvero 830 mila euro.

«Il 53 per cento sono contributi privati e il restante 47, ovviamente, pubblici. Pian piano sale, e direi con una certa autorevolezza, il budget degli sponsor. Questo è l’atteggiamento che preferiamo. L’aver oltrepassato, seppure di poco, la boa del cinquanta ci rende davvero felici. Ciò significa fiducia degli investitori».

Il passaggio della Zin al presidente della Fondazione Giovanni Pavan è di quelli alla Platini, che metteva la palla sul piede del centravanti. «Impossibile trattenere la gioia alla fine della corsa con gli occhi ancora pieni di ordinato e appassionato caos per la città. C’è l’affetto del pordenonese per la festa, si legge chiaramente. Lasciando per un attimo da parte l’aspetto romantico, l’economia è altrettanto confortante.

L’indotto è pazzesco e come ripetiamo ormai da troppo tempo, sperando di essere ascoltati, la cultura non è soltanto ricchezza per l’intelletto, può rivelarsi pure un buon affare. I soldini puntati su Pnlegge, rendono. E non serve fare chissà quali complicate equazioni per scoprirlo».

Aggiunge la Zin: «Magari è trascurabile, però i negozianti nelle edizioni passate faticavano ad accettare i gadget da esporre nelle vetrine, adesso fanno a gara per accaparrarseli. Vorrà pur dire qualcosa, no?».

Mosse per il 2016? Dalle espressioni del triumvirato comprendiamo di aver fatto una domanda prematura. «I contatti con le realtà internazionali europee di Germania, Francia, Scozia e Belgio, lasciano intuire a una futura sinergia concreta e il pensare europeo è un obiettivo dichiarato», spiega Zin. Aggiungendo, dopo l’incontro di sguardi con i colleghi: «Stiamo valutando nuove location e altre migliorie

. D’altronde l’ossatura dell’evento è solida, non crediamo possa subire metamorfosi decisive. Gli Amici di Pnlegge dai 1297 del 2014 sono schizzati a 1710. Ciò significa fedeltà e fiducia. La stessa mia nei confronti dell’organizzazione, che ha governato i destini di oltre seicento persone, fra scrittori, relatori e rappresentanti delle case editrici».

Con l’imbrunire la folla scema per i vicoli di corso Vittorio Emanuele. In tanti schiacciano un libercolo sottobraccio. Un buon segno.

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