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Udine e l’architetto che regolava il paesaggio

Oggi all’Einaudi Gundula Rakowitz presenta “Dai Quaderni” l’opera che riunisce scritti e disegni del progettista friulano

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ISABELLA REALE. La scuola di architettura facente capo a Venezia alla figura di Giuseppe Samonà e al suo eletto cenacolo di docenti, tra cui Albini, Gardella e Luigi Piccinato per l'insegnamento di urbanistica, che trasformò quell'istituto universitario nel “piú noto nell'Europa e nel mondo”, ha allevato la generazione di architetti impegnata nella ricostruzione del Paese tesa al superamento degli schemi astratti del razionalismo in favore di un aperto confronto sui problemi reali. Tra questi laureati durante la gestione Samonà furono poi chiamati a svolgere proprio nella stessa Facoltà la loro docenza insieme a Valeriano Pastor e Luciano Semerani, ben quattro architetti friulani, ovvero Costantino Dardi, Gianugo Polesello, Fernanda e Gino Valle. Personalità diverse, destinate a giocare un ruolo di primo piano nell'architettura contemporanea, ma di certo fin dagli esordi tra queste la figura di Polesello spicca per una naturale vocazione teorica e speculativa, forte di una dimensione culturale ampia, di un approccio metodologico e sociologico che in particolare si esplicita al meglio nell'applicazione urbanistica.

Nato a Castions di Strada l'11 gennaio del 1930, dopo la laurea nel 1956 è assistente di Gardella e di Samonà iniziando presto la carriera accademica che lo porta a dirigere a Venezia il dipartimento di teoria e tecnica della progettazione e il dipartimento di progettazione urbana, ma anche a insegnare a Cracovia, o a Los Angeles. Non di mimesi vivono le sue architetture, ma di un “ésprit de la géometrie” e di una luce bianca e astratta che esalta il gioco dei telai ortogonali e del modulo indicando un ordine razionale e soprattutto un’idea di “regola” nel paesaggio naturale, come a esempio nella casa Milesi a Rive d’Arcano, nella giovanile villa a Tarcento, o nella funivia Ravascletto sul monte Zoncolan, nel contesto di un centro turistico purtroppo recentemente manomesso, tutti segni importanti di un'architettura di decisa modernità in terra friulana.

Lunga è stata la sua collaborazione anche con gli architetti Emilio Mattioni e Renzo Agosto, e con un'altra fondativa friulanissima personalità della “scuola veneziana”, quella di Francesco Tentori, con i quali ha firmato importanti concorsi di carattere urbanistico oltre che architetture, in particolare formando a Udine uno studio associato con il solo Mattioni dal 1988.

Per la sua città Polesello aveva immaginato interventi su grande scala, partecipando al concorso per piazza I° maggio nel 1981 con un attualissimo progetto di ricomposizione del margine urbano, caratterizzato da un percorso pedonale sospeso di sicuro effetto, e realizzando un nuovo giardino-piazza per il Peep Ovest (1989-1992), che esplicita le linee guida dei suoi grandi temi architettonici: il portico, la galleria, il muro, la colonna. Si tratta di un’opera purtroppo non del tutto compiuta e forse non sufficientemente capita nella sua volontà di creare occasioni di socialità oggi quanto mai cogenti, ma divenuta tra graffitisti e writers un vero punto di riferimento giovanile.

Nel quartiere di via di Giusto, poco lontano dagli Iacp di Valle, l’ edificio multipiano da lui realizzato tra il 1983 e l'87, con distribuzione a ballatoio e parete in vetrocemento, è stato selezionato da chi scrive con Marco Stefani per la tabellazione dei piú significativi edifici che hanno contribuito a formare il volto della Udine '900, e proprio in occasione della mostra “Le Arti a Udine nel '900”, allestita dalla Galleria d’Arte Moderna di Udine nel 2001, Marco Pozzetto, curatore della sezione architettura, cosí stigmatizzava l'opera di Polesello: «La sua vera grandezza sta verosimilmente nella lezione urbanistica, che, espressa con una battuta sarebbe “amici, niente piccolo cabotaggio, nessun compromesso!”». L’attività di Polesello si è esplicata su scala non solo nazionale, ma anche in occasioni di progettazione come nel campus universitario di Las Palmas, anch’esso caratterizzato dall’applicazione di figure geometriche e dalla ricerca di relazioni significanti con l’ambito territoriale, per non dimenticare anche i suoi molteplici contributi al “cantiere Venezia”, occasioni per ricerche in ambito universitario all'interno dello Iuav, fino all'ultima opera realizzata, il nuovo casello autostradale a Padova Est, inaugurato nel 2005.

Nominato Accademico di San Luca nel 1984, Polesello è stato anche eletto nelle file del Pci deputato al Parlamento, oggetto tra l’altro di uno dei suoi primi progetti, in occasione del concorso nazionale per i nuovi uffici della camera dei Deputati, e importanti norme portano la sua firma durante la IX Legislatura, quali il recupero dei sassi di Matera e il completamento della ricostruzione nelle zone terremotate del Friuli.

Ora i suoi disegni e il suo archivio personale sono entrati nel 2001, ben prima della sua scomparsa, avvenuta a Udine il 16 settembre del 2007, a far parte delle collezioni veneziane dell’Archivio Progetti presso quello che è stato il suo Istituto universitario di Architettura: a curarne l'inventariazione è l'architetto e ricercatore Gundula Rakowitz, anche collaboratrice come progettista delle sue ultime opere. Del fondo fanno parte anche 121 quaderni che racchiudono, tra il 1963 il 2005, le riflessioni di Polesello lungo gli anni della ricerca e dell'insegnamento, testimoniando attraverso schizzi, appunti tratti da letture, viaggi, tutta la dimensione culturale e civile della sua architettura, ma anche, nella serie di autoritratti "architettonici" una inedita verve grafica affidata a inchiostri e pennarelli.

A illustrare questi quaderni e questa nuova chiave di lettura sulla sua complessa personalità di progettista, sabato 9 gennaio 2016, alle 18, alla Libreria Einaudi di via Vittorio Veneto a Udine, la città dove l'architetto ha vissuto e operato, verrà presentato il volume “Gianugo Polesello. Dai Quaderni” alla presenza della curatrice Gundula Rakowitz, e della presidente dell'Archivio Progetti, di Serena Maffioletti , autrice della prefazione al volume edito nel 2015 da Il Poligrafo di Padova per la collana dell'Ateneo veneziano.

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