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I “Quaderni” di Polesello, maestro del Novecento

Il volume dell’architetto friulano di Castions di Strada presentato alla libreria Einaudi

1 minuto di lettura

UDINE. Gundula Rakowitz studia e ricompone la raccolta di 110 taccuini dell'architetto Gianugo Polesello, nato a Castions di Strada l'11 gennaio del 1930, e scomparso a Udine nel 2007.

Personalità di spicco della Scuola di Venezia, inizia presto la carriera accademica che lo porta a dirigere, sempre a Venezia, il dipartimento di teoria e tecnica della progettazione e il dipartimento di progettazione urbana, ma anche a insegnare a Cracovia, o a Los Angeles.

Sabato sera, nell'affollata Libreria Einaudi di via Vittorio Veneto a Udine, la città dove l'architetto ha vissuto e operato, la presentazione del volume Gianugo Polesello. Dai Quaderni, edito nel 2015 da Il Poligrafo di Padova per la collana dell'Ateneo veneziano.

Le pagine, che consentono al lettore di scoprire alcuni risvolti, rimasti finora inediti, del pensiero di ricerca di Polesello, sono state commentate dagli ospiti presenti. Isabella Reale, che ha aperto l'incontro, ne ha ricordato le opere architettoniche udinesi: «per la sua città Polesello immaginò interventi su grande scala, partecipando al concorso per piazza I° maggio nel 1981 con un attualissimo progetto di ricomposizione del margine urbano, e realizzando un nuovo giardino-piazza per il Peep Ovest (1989-1992)».

Poi la parola è passata al responsabile scientifico dell'Archivio Progetti dell'Universita Iuav di Venezia, Serena Maffioletti: «È un libro per certi aspetti eccezionale - ha ricordato l'autrice della prefazione, perché ha due forme, quella dei taccuini che testimoniano il processo di una riflessione incessante ma anche quella della scrittura privata, intima e riservata a se stesso».

Quaderni che in questa nuova chiave di lettura, riflettono sulla complessa personalità del progettista in cui è speculare la coerenza estrema della ricerca e della tensione assoluta con cui ha indirizzato la sua vita.

«Un maestro dell'architettura del Novecento - ha poi ricordato Pierluigi Grandinetti - amante delle piccole città e che condivideva con Pasolini l'amore per la pittura. La sua, era una architettura senza tempo. L'architettura dell'arcaico come futuro».

«I quaderni neri, scoperti dopo la sua morte - ha approfondito Francesco Polesello, figlio dell'architetto, sono il più profondo del profondo, perché sono la sua autobiografia e rivelano il rapporto con la terra friulana, il suo territorio e la natura presenti in molti suoi progetti. Qui sono disvelati e vengono alla luce».

Commossa la curatrice del volume, Rakovitz, in chiusura di serata: «se provo a parlare dell'architettura di Polesello è perché l'impossibile mi ha attratto sempre di più del difficile».

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