Moni Ovadia: «Canto gli ebrei sotto Stalin nella Napoli del Mar Nero»

Il recital “Adesso Odessa” stasera a San Vito al Tagliamento col violinista Vernikov

“Adesso Odessa”, racconto in parole e musiche nel microcosmo ebraico e malavitoso di una delle piú affascinanti città russe, la perla del mar Nero, al centro stasera, alle 20.45, di un evento davvero speciale al Comunale di San Vito al Tagliamento.

Un viaggio condotto da Moni Ovadia con il grande violinista Pavel Vernikov.

«“Adesso Odessa” – ci dice Ovadia – è un percorso musical-letterario nella storia di questa città, dallo zarismo allo stalinismo. Odessa, incrocio di tante genti e lingue diverissime. Una sorta di Napoli del Mar Nero, “città schifosa” come la chiamava Isaak Babel, i cui “Racconti di Odessa” fanno da fil rouge alla nostra narrazione. Alternando canti da osteria,composizioni di Shostakovich e brani squisitamente jazz, lo spettatore viene condotto nelle viscere di quella città, tra strade buie e pene d’amore, un fascinoso mondo di ieri popolato da banditi, tagligole, puttane, gigol e vite dissipate in un racconto picaresco in cui l'umorismo yiddish si fonde alle canzoni “mascalzone”, svelando il lato nascosto e magico di una cultura non poi cosí lontana dalla nostra».

Ad accompagnare questa sera Ovadia e Vernikov l’Accademia d’archi Arrigoni di San Vito. Orchestra che è diretta emanazione di quella fucina di studio e di virtuosismo che è l’Accademia violinistica e di musica d’insieme, operante da diversi anni nello storico centro della destra Tagliamento: una vera e propria scuola di specializzazione per giovani violinisti e dalla quale sono usciti concertisti di vaglia quali la pordenonese Laura Bortolotto e l’udinese Cristian Sebastianutto.

«Una realtà – ci racconta il suo direttore, il violinista Domenico Mason –, dedicata al musicista rinascimentale Gian Giacomo Arrigoni, (sanvitese di nascita, ma dal respiro europeo, visto che operò molto all’estero, alla corte di Vienna in particolare), il cui obiettivo è soprattutto quello di dare la possibilità a giovani e talentuosi violinisti di perfezionare la loro preparazione e avviarli al professionismo. Giovani e ragazzi in buona parte della regione che vanno dai 12 ai 20 anni: una quindicina in tutto, mentre, spiega Mason, «i componenti dell’Orchestra sono una ventina circa e sono allievi e ex allievi».

All’attività concertistica e formativa si è recentemente affiancata anche la produzione di cd. «Due per noi particolarmente importanti – precisa Mason –, realizzati per la rivista “Amadeus”: uno su musiche inedite di Federigo Fiorillo, un compositore di origine napoletana, molto attivo nella seconda metà del 1700 in Germania; l’altro con brani giovanili per solisti e orchestra di Mendelsshon».

Criticità? «Il poco riconoscimento del nostro lavoro, soprattutto didattico e formativo, da parte delle istituzioni. Se l’Orchestra, che quest’anno per la prima volta ha avuto un finanziamento regionale, si mantiene quasi da sé, visto la mole di attività concertistica che ci ha portato, a esempio, lo scorso primo dicembre a esibirci in Vaticano davanti al papa emerito Ratzinger, quello che vorremmo è poter sviluppare maggiormente le tante potenzialità presenti in questa regione. nell’area giovanile, visto che l’idea alla base del nostro lavoro è quella della formazione ad alto livello».

Una formazione modellata sulla tradizione violinistica della Grande Scuola Russa, «perché - spiega Mason - è stata la piú geniale e innovativa. Per questo il nostro insegnamento si ispira ai dettami dei grandi didatti di quella riconosciuta idea tecnico musicale e si affida al coordinamento di uno dei migliori insegnanti a livello mondiale, il maestro Pavel Vernikov».

E qui veniamo alla serata di sabato, un singolare e affascinante omaggio a quel mondo ebraico esteuropeo dal quale provengono e del quale sono cantori superbi sia Vernikov sia Ovadia «in cui – ancora Mason – la passione per la musica classica si sposa con la passionalità e il calore viscerale delle canzoni di Leonid Utysov, una sorta di Fred Buscaglione russo degli Anni Venti». Il tutto, come detto, punteggiato da un’antologia di barzellette, witz e aneddoti sugli ebrei e sui loro vizi, che Ovadia racconta con verve comica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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