Filosofia in città, il Teatro Nuovo apre al pensatoio

Avvio con Tabarroni e Cantone. Incontri domenicali sotto la guida di Beatrice Bonato

Con una notevole partecipazione di pubblico si è svolto il primo incontro del ciclo promosso dalla sezione Fvg della Società filosofica italiana, “Filosofia in città”. Come ha introdotto Giuseppe Bevilacqua, direttore artistico per la prosa al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, sede dell’incontro, e poi ha illustrato la presidentessa della sezione regionale della Sfi, Beatrice Bonato, il ciclo propone alla cittadinanza la discussione di importanti temi filosofici. I relatori del primo incontro erano Andrea Tabarroni, ordinario di Storia della filosofia medievale e direttore del Dipartimento di studi umanistici dell’università di Udine, e Damiano Cantone, studioso, pubblicista e direttore della rivista “Scenari”.

L’argomento era “Essere proprio questo”; un tema sulla natura dell’individualità umana. Il riferimento ha inizialmente trasferito l’uditorio nella cultura medievale, tramite la figura di GiovannI Duns Scoto, il “Doctor subtilis” della filosofia. Tabarroni ha spiegato, infatti, delle argomentazioni di Duns Scoto il notevole spessore teorico inquadrandolo nelle accese dispute del tempo fra Domenicani e i Francescani. Come ha spiegato Tabarroni, Duns Scoto ha colto in maniera limpida l’irriducibilità dell’individuo perché, per quanto si vogliano chiarire peculiarità, un individuo ha un solo suo segno distintivo, la qualità del “questo”, in latino l'Haecceitas, ovvero il neologismo introdotto proprio da Duns Scoto per indicare l’ente individuato, il “questa cosa qui”. Questo pensatore, infatti, si è battuto con fini argomentazioni a favore della irriducibilità dell’individuo alla somma delle sue caratteristiche. Della fortuna di Duns Scoto nella filosofia francese del '900 si è poi occupato Damiano Cantone, che ha presentato al pubblico il pensiero di Gilbert Simondon, un autore francese poco noto, ma destinato a ricoprire un ruolo nei dibattiti filosofici, collegandolo anche all’ultima produzione di Deleuze. Simondon riprende, sí, il tema dell’individuazione allargando però il discorso alla biologia e alla fisica. Un’apprezzata caratteristica dell’incontro è stata sia la lettura, prima e dopo, di suggestivi testi filosofici, fatta da Stefano Rizzardi e Raffaella Fabris; sia l’alternanza con le musiche di Renato Miani per l’esecuzione di Davide e Carlo Teodoro; tutti elementi che, insieme alle riflessioni proposte, hanno conferito alla mattinata un particolare spessore evocativo.

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