Tolazzi porta il festival di Sanremo in scena: «Diamo la canzone al popolo»

Il drammaturgo friulano debutterà sabato 20 a Fiume, in Croazia, con la sua commedia musicale “Dipinto di blu”

Paillettes e lustrini. Sanremo, un universo patinato. E poi una frase. Quella pronunciata da Virginia Raffaele che, nei panni di Carla Fracci, saluta dicendo: «È un piacere partecipare a questa storica sagra. Saluto anche la banda».

In sala si alza una fragorosa risata e un “imbarazzato” Carlo Conti, con garbo, cerca di “correggere” la “nota étoile”. Che sia davvero così sbagliato definire il Festival della Canzone Italiana come una sagra? Forse no.

Quella della comica è stata una provocazione, certo, ma se andiamo a sfogliare le pagine dei dizionari, troviamo che fra i molti significati attribuiti a questa parola, c’è anche quello di “festa popolare”.

Sanremo non è forse, anche, questo? Ne abbiamo discusso con il noto drammaturgo friulano Carlo Tolazzi che sabato 20 febbraio vedrà debuttare a Fiume un suo nuovo lavoro, in lingua italiana: Dipinto di blu, con la produzione di “Dramma Italiano” e la regia di Mojca Horvat.

- Di cosa parla il suo ultimo lavoro?

«È una commedia musicale che si svolge in una città italiana. Racconta il festival più grande della canzone. La manifestazione rischia di saltare a causa dei capricci e del divismo dei cantanti. Finché, il personaggio che meno ti aspetteresti, la starlette che affianca il presentatore, scopre che durante i giorni di prova, il personale delle pulizie, mentre lavora intona le canzoni in gara e che lo fa meglio dei cantanti stessi. L’idea di creare un festival fatto con il personale delle pulizie, per quanto balzana, comincia a prendere corpo. Dopo l’iniziale scetticismo, il presentatore si convince. Sul più bello, però, il patron della manifestazione, scopre l’inghippo e licenzia tutti gli addetti alle pulizie».

- Ci fa uno spoiler?

«No, vi dico solo che con uno stratagemma sul palco finiranno proprio i cantanti-più-cantanti, il personale delle pulizie. Sul podio salirà la canzone che, per antonomasia, è la vincitrice del Festival, Volare di Modugno».

- Qual è il messaggio?

«Questo divismo, questa idolatria, che forse adesso si è un po’ ridotta, aveva dei contorni grotteschi. Sono atteggiamenti che allontanano il cantante dal popolo e anche la musica dalla gente. Il riappropriarsi della canzone da parte di una categoria umile, come gli addetti alle pulizie, vuole proprio restituire la canzone al popolo, ciò bisognerebbe fare».

- Gli episodi che racconta, quindi, non sono inventati.

«Non c’era bisogno di inventare alcunché. Nelle ricerche fatte ho trovato cose incredibili. Cantanti che pretendono di entrare sul palco con una 500 Fiat o con un cavallo. Altri che vanno in escandescenza perché la loro stanza non è consona alle aspettative e che esigono di essere sistemati al posto dei colleghi».

- Ha detto che oggi forse le cose sono diverse, a cosa può attribuire questo cambio di rotta?

«È cambiata la gente. Si è fatta più dietrologa. Dietro i lustrini riesce a capire che il castello è di carta. Ma probabilmente sono cambiati anche i cantanti, e i compositori. Oggi l’oggetto delle canzoni è più aderente alla realtà».

Uno spettacolo che oltre a divertire farà anche pensare, quindi. Chissà, forse, potremo vederlo anche nei teatri della regione, Tolazzi lo spera. Intanto, però, possiamo riflettere sul saluto fatto proprio a Sanremo dal pianista e compositore Ezio Bosso: «Ricordatevi sempre, la musica come la vita, si può fare solo in un modo, insieme».

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