Uri Caine: «Un po’ di jazz alla trascendenza»

Il pianista a Udine, al teatro San Giorgio, in duo col trombettista Dave Douglas con musiche sacre

UDINE. Uri Caine e Dave Douglas, pianoforte e tromba, sono loro i nomi di apertura, lunedí 29 alle 20.45 al Teatro San Giorgio di Udine, della nona edizione di Note Nuove, la rassegna organizzata da Euritmica, con il sostegno della Regione Fvg e del Comune, che si spinge a guardare le avanguardie della musica e delle idee.

Nomi noti anche oltre gli ambiti circoscritti del jazz e della sperimentazione, tant’è che soprattutto Uri Caine frequenta contemporaneamente da sempre percorsi in apparenza impermeabili come la classica e il jazz.

Da pochi giorni in Europa per il loro tour “Present Joy”, ultimo lavoro del duo basato su un repertorio che trae spunto da una raccolta di musica sacra corale datata tra il Settecento e l'Ottocento, li abbiamo raggiunti per capire se si tratti di un disco dal carattere sacro o jazz.

«Il duo con Uri Caine - ci dice Dave Douglas - è piuttosto una vera esperienza musicale! Insieme esploriamo antichi “songs” della tradizione americana e nuovi brani che ho composto per completarli. La nostra è un'improvvisazione che si realizza in molti modi diversi, alcuni che appartengono alla grande tradizione del jazz, ma non solo e non esclusivamente jazz».

Ma come siete arrivati a scegliere questi brani e soprattutto a decidere di suonare insieme?

«È stato abbastanza facile, intanto erano brani che io eseguivo già verso la fine degli anni ’80 quando collaboravo con il Bread and Puppet Theater. Un giorno li ho ripresi e li ho fatti ascoltare a Uri perché in un certo senso me lo sentivo che saremmo riusciti a farne ancora qualcosa di nuovo».

E per lei, Caine, qual è la sua relazione con la musica sacra, è un ambito che le è abbastanza congeniale, non è cosí?

«In un certo senso. Io non mi considero “religioso”, ma se dovessi scegliere una dottrina questa sarebbe la religione della musica e dell’arte. Provo emozioni ascoltando la “Passione” di Bach, la preghiera di un cantore ebreo, il richiamo di un muezzin o ancora la potenza di un gospel di James Cleveland.

Però è la musica in se stessa che per me è fonte di ispirazione ed emozioni. Il mistero e la trascendenza che la musica produce ha una forza immane».

Lei amalgama spesso musica classica e improvvisazioni jazz, davvero non crede che ci siano limiti fra i generi musicali?

«Musicisti e compositori, nella storia, hanno sempre mescolato forme, stili, generi musicali per dare vita a nuove forme e ibridi interessanti. I legami ci aiutano a capire cosa è stato il passato, ma non aiutano i musicisti di oggi a guardare oltre, soprattutto se ne rimangono schiavi».

Note Nuove proseguirà mercoledí 9 marzo con John De Leo La grande Abarasse Orchestra. Biglietti anche on-line sul sito di Euritimica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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