Carrara: «Riflettiamo sugli spazi di un silenzio»

Il compositore pordenonese è l’autore di “War silence”, stasera con l’orchestra della Fenice

Citazione quasi pop per il concerto Make music not war con l'Orchestra Filarmonica della Fenice, diretta da Eduardo Strausser, in cartellone al Verdi di Pordenone, oggi, giovedì 3, alle 20.45. Formazione di prestigio, dunque, direzione carismatica quella di Strausser direttore residente e vicedirettore del Theatro Municipal de Sao Paulo dal 2014, con un interprete del calibro di Michelangelo Carbonara al pianoforte, impegnati in un concerto che ha l'obiettivo di modificare l'attitudine del pubblico e sollecitarlo a una sensibilizzazione sui valori contemporanei. In programma un repertorio brani di Fauré, Dvorák ma soprattutto la composizione War silence per pianoforte e orchestra del pordenonese Cristian Carrara. Poco meno che quarant'enne, Carrara dopo gli studi a Udine si è trasferito a Roma, un impegno musicale che ha fatto il paio con l'impegno nel sociale e con quello politico, visto che il compositore pordenonese è presidente della Commissione Cultura della Regione Lazio. «Mi sono occupato di redistribuzione di pane e pizza invenduti - ci dice il compositore da Roma - inoltre promuovevo una campagna per l'acquisto di libri da donare a case-famiglia o penitenziari»

- E War silence com'è nato?

«È un concerto per pianoforte e orchestra dedicato alla Prima Guerra Mondiale, un brano in cui il pianoforte è metafora dell'uomo e l'orchestra del mondo. Non ha intenzioni patriottiche o evocative, ma piuttosto un suggerimento alla riflessione sugli spazi di silenzio che la guerra, generalmente intesa, lascia emergere. E sono silenzi di vita, paradossalmente, come quelli di una stanza di bambini, improvvisamente vuota. Ma sono anche i silenzi degli addii, di chi non sa se si rivedrà mail. È in definitiva un viaggio tra i rumori del conflitto e i piccoli silenzi che raccontano dell'intimità delle persone».

- E quindi da questa idea ne è nato un concerto per pianoforte e orchestra?

«Si tratta di una composizione articolata in tre movimenti, ognuno con un titolo in una lingua differente, l'inglese per Trenches le trincee fredde e incolori, il francese per Solitudes i silenzi degli abbandoni, e infine il friulano Fruts, forse il silenzio più tragico."

- Lei è partito dalla Grande Guerra, ma sono silenzi di una tragicità attualissima, se si pensa alla diaspora dei rifugiati di oggi.

«Assolutamente. Quell'evento bellico è stata l'occasione per la mia composizione, ma è ovvio che le immagini e le situazioni, i silenzi di allora sono gli stessi che vivono coloro che si trovano in zone di conflitto. Non è un caso che i titoli ponagno delle domande, perché abbiamo il vizio di voltarci dall'altra parte e questo concerto costringe l'ascoltatore a interrogarsi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

La Notre-Dame virtuale batte sul tempo la cattedrale reale. Ma attenzione alle vertigini

Porridge di avena alla pera e nocciole

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi