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Giuseppe Marchetti, un prete scomodo da scoprire e rivalutare

Dieci motivi per ricordarlo a cinquant’anni dalla morte. Diceva Pier Paolo Pasolini: «È il mio unico lettore friulano»

2 minuti di lettura

UDINE. Hanno tanti pregi, i friulani. Ma almeno due brutti difetti. Il primo: elogiano i propri conterranei meritevoli solo a due condizioni: se hanno avuto un qualche riconoscimento nel foresto oppure se passati a miglior vita.

Le condizioni sono alternative, ma sommate dischiudono di colpo le porte del Pantheon friulano. Secondo difetto: essendo un popolo di “senzastoria” – come direbbe Tito Maniacco – i friulani si trovano più a loro agio con l’oblio che con le commemorazioni.

Ciò spiega, almeno in parte, perché un grande del Friuli come Giuseppe Marchetti – morto all’alba di cinquant’anni fa – a dispetto di saggi, articoli, convegni, vie e scuole a lui dedicati, non faccia ancora parte (ma è in buona compagnia) del patrimonio culturale condiviso del popolo friulano.

Dieci motivi per riscoprirlo

Cosa fare, allora, per contribuire a smuovere l’atavica pigrizia mentale di noi friulani? Forse è necessario cambiare linguaggio, passare al “pocjis e ch’a si tocjin”. Perlomeno proviamoci. Ecco, quindi, dieci sintetici motivi per cui il Friuli deve “ringraziare e non dimenticare” Giuseppe Marchetti.

1° - Un uomo coraggioso. Fu sempre fedele all’ideale autonomista, sino a rischiare la pelle. Nel 1944, per aver criticato il centralismo del regime fascista durante una lezione presso l’Istituto magistrale “Percoto”, subì il confino fascista a Bobbio. Al ritorno diede una mano alla resistenza.

2° - Un prete “scomodo”. Ordinato sacerdote all’età di 23 anni, laureato prima in teologia e poi in lettere alla Cattolica, iniziò dapprima ad insegnare italiano presso il Seminario, ma dopo tre anni fu gentilmente allontanato e spedito in Etiopia al seguito delle truppe italiane. Dal ritorno alla morte insegnò sempre in istituti pubblici.

3° - L’unico lettore di Pasolini. Così scrisse il poeta di Casarsa: “Ho un unico lettore, in Friuli: don Marchetti”. Pre Bepo fu il primo a sdoganare il giovane comunista Pasolini, recensendo le sue opere in friulano e addirittura presentandole presso i circoli cattolici di Udine.

4° - Autonomista della prima ora. Il 24 febbraio 1946 fondò, assieme all’anarchico Felix Marchi, il battagliero periodico in friulano “Patrie dal Friûl”, dalle cui colonne sostenne, quasi in solitaria, la battaglia di Tiziano Tessitori e Gianfranco D’Aronco per l’istituzione della Regione Friuli.

5° - Il friulano è lingua. Grazie ad una vasta produzione saggistica dimostrò con chiarezza l’individualità linguistica del friulano. Contribuì anche a teorizzare e a rafforzare la koiné friulana e a proporre efficaci soluzioni grafiche tuttora vive, come i nessi “cj” e “gj”.

6° - Scrittore esemplare. Fu un’ottima penna in marilenghe, soprattutto nella prosa letteraria – si leggano in particolare “Lis predicjis dal muini” e “Letaris ai furlans”. Seppe usare il friulano con insuperata disinvoltura su ogni argomento.

7° - Originale storico dell’arte. Con il suo volume “La scultura lignea in Friuli” – scritto a quattro mani con Guido Nicoletti – contribuì a riscoprire e valorizzare una forma d’arte fino ad allora considerata minore. Lo stesso dicasi per il postumo “Le chiesette votive del Friuli”, ad oggi l’opera più completa sull’argomento.

8° - L’anima dei friulani. La sua più grande fatica scientifica – il ponderoso “Friuli. Uomini e tempi” – ha reso merito ai tanti e misconosciuti friulani illustri. Presentando l’opera, scrisse con acutezza ed onestà, che il Friuli non fu patria di geni ed eroi, ma di “numerosa brava gente” che seppe lavorare incessantemente e senza clamori.

9° - La storia del Friuli prima di tutto. I suoi studi e anche gli articoli divulgativi (fra cui campeggia la raccolta “Cuintristorie dal Friûl”), aprirono per primi un filone storico che metteva al centro della ricostruzione storiografica il popolo friulano, al netto della retorica nazionalistica.

10° - Un maestro con tanti allievi. Diversamente da molti altri friulanisti, generali senza esercito, Marchetti riuscì a formare attorno a sé una vera e propria scuola: i giovani del gruppo di “Risultive”, con nomi del calibro di Novella Cantarutti, Dino Virgili, Otmar Muzzolini, Aurelio Cantoni.

So che don Marchetti non avrebbe apprezzato questo articolo, perché era anche molto umile. E con questa sono undici le ragioni per riscoprirlo oggi.

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