Udine dà la laurea al maestro “eretico” di Montereale Valcellina

Aldo Colonnello, allievo della Cantarutti, dottore in Scienze della formazione. Sua l’idea del circolo Menocchio e ha scoperto Tavan e Corona

UDINE. Esiste un’Italia di provincia, aliena da livori di campanile e piena di vita e d’intelligenza spesso piú dei cosiddetti grandi centri, che si credono cinema di prima visione e sono talora vecchi teatri di posa in fase di smobilitazione...

Sono parole note (spesso citate) che Claudio Magris dedicò nel bellissimo “Microcosmi” al luogo di origine della sua famiglia, Montereale Valcellina. Piccola zona, appartata, a due passi dal monte Raut e dalla infinita galleria che fa sbucare sul lago di Barcis.

Lí sono avvenute cose straordinarie negli ultimi 30-40 anni come in nessun’altra parte in Friuli.

Sono spuntate storie dimenticate e sepolte, come quella celebre del Menocchio, il mugnaio eretico, e sono apparsi sulla scena personaggi che nessuno avrebbe rintracciato se al centro di questo territorio, a osservare l’orizzonte, con intuito, passione e pazienza, non ci fosse stato un maestro elementare, cresciuto alla scuola della professoressa Novella Cantarutti, la poetessa di Navarons che era stata amica di Pasolini negli anni Cinquanta, quando tutti in Friuli avevano interrotto i rapporti con lui e facevano finta di non averlo conosciuto.

Novella aveva l’istinto pedagogico di Pier Paolo e lo comunicò ai suoi allievi, tra i quali c’era Aldo Colonnello, nato a Spilimbergo nel 1940, a cui toccò un’esperienza in grado di segnare poi una vita e indicare un destino.

Al tempo della terza media, guidato dall’insegnante, pubblicò il giornalino “L’indisciplinato”, attività che riprese da adulto coinvolgendo i colleghi insegnanti, i ragazzi e le famiglie, in un impegno collettivo unico per risultati e diffusione.

È questo il motivo per il quale ogni incontro con Colonnello coincide con il dono di qualcosa di prezioso, un nuovo numero della collana “I quaderni del Menocchio”, in grado di svelare aspetti curiosi e inediti, come quello dedicato a Giulio Trasanna, grande scoperta nata dalla collaborazione tra Colonnello e il poeta Franco Loi, che insieme curarono un volume uscito nella biblioteca del Messaggero Veneto nel 2004.

La storia di Aldo Colonnello, diplomatosi all’istituto Percoto di Udine, quando la vecchia sede si affacciava su piazza XX settembre, spiega pure l’importanza avuta dai maestri elementari nella cultura italiana e in quella friulana in particolare.

Tra i nomi delle generazioni precedenti possiamo per esempio citare Dino Menichini e Mario Quargnolo. Nel caso invece di Colonnello la vasta e variegata attività formativa e culturale si è articolata su piú filoni, partendo da quella di insegnante e animatore didattico, riconosciuto e apprezzato da pedagogisti come Guido Petter.

L’aspetto meglio conosciuto del suo impegno riguarda la passione per l’archeologia e quella assolutamente sconfinata per i libri, che lo portò a fondare la Biblioteca civica di Montereale e poi, nel 1989, il Circolo culturale Menocchio, una delle associazioni piú vitali e seguite in regione, e non solo.

A tale riguardo è da citare ancora Magris quando disse di lui: «C’è chi sa essere attento ai valori del luogo restando immune da quella visceralità municipale che oggi rende spesso cosí ottusa e regressiva la riscoperta di identità ed etnie».

Tutto questo fa parte della biografia ufficiale di Aldo, alla quale si può aggiungere il ricordo delle infinite occasioni da lui proposte e per le quali, da vari punti del Friuli, si è messo in marcia un popolo di argonauti che hanno trovato a Montereale, a Grizzo, a Malnisio, ad Andreis, a Barcis, a Meduno, un mondo sorprendente e magico.

A renderlo tale sono stati i personaggi venuti fuori a sorpresa dai paesini delle valli, che Colonnello ha capito, ha fatto nascere come autori, ha seguito e pubblicato per la prima volta rivelandoli a tutti noi.

Il caso piú noto riguarda Federico Tavan, che Aldo incontrò quando, negli anni ’80, il poeta anarchico di Andreis cominciò a frequentare la scuola “Sot/sora poesia” guidata da Antonio De Biasio e Rosanna Paroni Bertoja, rivelandosi subito come l’allievo piú indisciplinato e refrattario alle regole del mestiere.

In quegli anni ci fu il memorabile incontro, una notte a Maniago, fra Federico e padre David Maria Turoldo, entrambi commossi, spiazzati, sorpresi dall’altro, come Aldo racconta splendidamente nel libro “Augh”.

Negli anni Novanta sembrava naturale salire in auto e partire per Montereale, guidati da un’attrazione magnetica, sapendo che lí c’era il meglio, una sorta di nuova frontiera elaborata e creata dal maestro colto e gentile.

Ed era possibile incontrare Elio Bartolini, Tito Maniacco, Ida Vallerugo, Leonardo Zanier, il giovane Pierluigi Cappello, il fotografo Danilo De Marco, Predrag Matvejevic, Carlos Montemayor, Carlo Ginzburg, Erri De Luca, Gian Paolo Gri, Umberto Valentinis, Moni Ovadia e tutti i nomi che appaiono nelle collane del Menocchio.

Un dettaglio curioso, poco noto: cosí nacque anche Mauro Corona scrittore con “Il soffio del gallo forcello”, racconto in un librino di 20 pagine, datato Erto 11 aprile 1994.

L’eresia di Aldo Colonnello, visti i tempi moderni, è di aver creduto, sempre e con tutto se stesso, al significato e al valore d’una cultura sincera, civile e disinteressata, legata ai luoghi, ma senza visioni provinciali o determinate da calcoli.

L’allievo indisciplinato e generoso di Novella Cantarutti ha cosí inventato (assieme ai tanti al suo fianco) un microcosmo ordinato, dove far respirare le menti libere e aperte. L’università di Udine lo ha capito e gli attribuisce una bellissima laurea honoris causa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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