Cent’anni dopo sul Navagiust: omaggio agli eroi di Spina Pesce

Rivive il ricordo alpino di un episodio glorioso del corpo dei volontari di Gemona. La conquista di una parete rocciosa decisiva per il conflitto

UDINE. In questi giorni la memoria storica va ai combattenti della Compagnia volontari alpini di Gemona. Ne scrisse il colonnello Pierluigi Giampaoli che nel libro “La Grande Guerra in Alta Val Degano”, dedicò uno specifico capitolo a questi alpini.

Anche il generale Adriano Gransinich, in un articolo sul Messaggero Veneto, nel dicembre 1990, raccontò le vicende di questi volontari, soffermandosi in particolare sui componenti della famiglia Barnaba di Buja che svolsero un ruolo importante nelle vicende del Risorgimento italiano e della Grande Guerra.

Immediatamente dopo la conclusione del conflitto bellico, Andrea Castellani scrisse un prezioso diario sulle vicende della Compagnia, di cui era stato uno dei componenti, e che a oggi risulta essere ancora interessante perché ha permesso di ricostruire gli accadimenti di orami un secolo fa.

Prima della Grande Guerra, nel 1912 a Gemona e a Cividale, fu istituito un reparto del Corpo nazionale volontari alpini sull’onda degli entusiasmi patriotici dell’epoca che anticiparono l’entrata in guerra dell’Italia nel 1915.

Compito di questo reparto era quello di concorrere in tempo di pace all’aiuto alle popolazioni colpite da calamità naturali e, in tempo di guerra, essere a disposizione dell’autorità militare.

Allo scoppio della guerra, il gruppo di Cividale fu aggregato a quello di Gemona, che comprendeva anche numerosi giovani della zona (Artegna, Buja, Venzone, Osoppo, Treppo Grande, Trasaghis) formando cosí una Compagnia di circa 60/70 elementi.

Nel primo anno di guerra, la compagnia, fino a marzo 2016 visse un periodo abbastanza tranquillo, operando nelle retrovie nell’Alta Val Degano, in quanto si trovava senza un ufficiale che la potesse comandare, dopo che il conte Bulfardo Gropplero di Gemona, tenente dell’ottavo alpini, fu destinato ad altro incarico.

Solo a marzo del 1916 la Compagnia fu affidata al tenente Nino Barnaba di Buja; fu cosí che il reparto venne destinato alla prima linea sul Monte Navagiust, nella zona di Malga Bordaglia nel Comune di Forni Avoltri.

Subito questi giovani alpini si contraddistinsero per la loro intraprendenza nelle attività di pattuglia e nelle azioni di disturbo contro gli austriaci.

A titolo di curiosità storica i volontari conobbero anche il caporale dei bersaglieri Benito Mussolini, appartenente al XXXIII Battaglione dell’undicesimo reggimento bersaglieri, che nella primavera del 1916 era dislocato nella stessa zona del fronte.

Ancora oggi la Compagnia è ricordata per lo scontro svoltosi il 27 e 28 agosto 1916 per la conquista della parete rocciosa che i volontari chiamavano “Spina Pesce” per la sua conformazione che ricordava un pesce emergente dall’acqua. In questo attacco, che vide prevalere gli alpini, rimasero sul campo tre volontari di Gemona (Quinto Antonini, Giacomo Timeus e Dario Tessitori) e uno di Forgaria (Girolamo Garlatti Costa).

Questi caduti seguirono di due mesi l’alpino Giuseppe Chicchio di Cividale, che fu colpito in fronte da un cecchino austriaco mentre si trovava di vedetta sul Monte Navagiust.

Durante l’inverno 1916-1917 la Compagnia fu trasferita a servizio dei Reparti dislocati sul Monte Coglians.Ormai ridotta di numero, anche per il passaggio di molti volontari nell’Esercito, nel marzo 1917 la Compagnia fu sciolta.

Grazie alla ricerca di Marco Siega, il cui bisnonno Eugenio era caposquadra della Compagnia volontari e dopo la guerra fondò il Gruppo alpini di Artegna, è stato possibile contattare numerosi discendenti e famigliari per invitarli al ricordo di questi avvenimenti.

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