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Lo squallore su e-bay: la piastrina dell’alpino venduta a 99 dollari

Apparteneva a Vaniglio Michelloni di Aiello, disperso in Russia. La commozione della figlia Laura: «Non l’ho mai conosciuto»

2 minuti di lettura

UDINE. Dopo 73 anni la famiglia dell’alpino friulano Vaniglio Michelloni, classe 1914, originario di Aiello del Friuli, artigliere alpino del Terzo Reggimento Artiglieria Alpina della Julia, disperso nella campagna di Russia dal 1943, è tornata in possesso della piastrina di riconoscimento del padre, che era stata messa in vendita su eBay per soli 99 dollari.

La memoria di un alpino venduta in rete per pochi dollari. Un business decisamente squallido, una vicenda umana e familiare finita in rete e monetizzata senza alcun rispetto.

È stato Guido Aviani Fulvio, direttore del Museo della Campagna di Russia di Cargnacco, che da anni si occupa della tragedia del Don durante la Seconda guerra mondiale, a far luce sul “caso”, reso noto dal giornalista Fausto Biloslavo in un articolo apparso sul “Il Giornale”.

«Da anni – racconta Guido Aviani Fulvio – escono dall’ex Unione Sovietica le piastrine dei soldati che hanno combattuto sul fronte russo. Tra questi ci sono circa 230 mila italiani, di cui decine di migliaia sono i dispersi. I caduti e i dispersi sul fronte russo sono oltre 90 mila. I “cercatori”, ogni tanto, trovano delle piastrine di soldati, italiani ma non solo, e le mettono in vendita su eBay per poche decine di euro. Tre giorni fa ho visto che era uscita la piastrina di un friulano. Ho contattato l’amico giornalista Biloslavo e gli ho raccontato la storia che lui ha pubblicato».

Aviani è riuscito a ricostruire la vicenda di Michelloni.

«C’era scritto Aiello in provincia di Treviso, ma ho capito subito che si trattava di un errore. Consultando l’elenco (aggiornato negli anni) dei friulani caduti della Julia ho scoperto che Vaniglio Michelloni era nato a San Giovanni al Natisone e che si era poi trasferito ad Aiello del Friuli. Proprio da Aiello era partito per il fronte russo senza mai fare ritorno. Il Giornale, che è riuscito a contattare i figli di Vaniglio, ha deciso di acquistare la piastrina e di donarla ai familiari, che ovviamente hanno accolto la notizia con grandissima emozione. Questo soldato non è mai tornato a casa, ipotizziamo che possa essere stato catturato durante la ritirata e poi scomparso in prigionia».

Non è la prima volta che Aviani trova in rete le piastrine degli italiani caduti o dispersi.

«Ne ho trovate almeno 20. Chiaramente non posso acquistarle tutte, altrimenti dovrei dilapidare il mio patrimonio. Certe persone non si fanno scrupoli. Effettivamente si tratta di un mercimonio. Quello che mi fa piacere è che i due figli di Michelloni, che non hanno mai conosciuto il padre, siano riusciti a tornare in possesso della piastrina».

Sul distintivo di riconoscimento, di color bronzo, il cognome inciso è Michelloni con due “l” mentre il nome è Vanilio, senza la “g”.

«Così come è stato scritto erroneamente Aiello in provincia di Treviso – chiarisce Aviani – molto probabilmente si è trattato di un errore. In quegli anni era frequente che gli addetti all’incisione delle piastrine sbagliassero qualche lettera. Non si tratta di un falso e non è la prima volta che trovo piastrine con nomi di soldati friulani. Ci sono famiglie, sono oltre una trentina, che sono riuscite a ricomprare le piastrine dopo tantissimi anni».

La figlia di Vaniglio, Laura, orfana di guerra assieme al fratello Gianni, raggiunta telefonicamente dal Giornale, si è detta emozionata.

«Mi tremano le gambe – ha confidato a Biloslavo –. Mia madre mi portò da piccola in braccio a salutare papà, che partiva con la tradotta da Gorizia per la Russia. Non l’ho mai conosciuto. Vorrei tanto avere indietro almeno la piastrina. Avevo un anno quando è partito e non ho ricordo di mio padre. Un cappellano reduce dalla Russia aveva raccontato che era prigioniero sui monti Urali, ma nonostante le ricerche di mio fratello non abbiamo mai trovato nulla. Ho sempre sperato che fosse sopravvissuto in Russia accolto da una famiglia e che forse non volesse tornare perché era mutilato. Non avrei mai pensato che la sua piastrina potesse ricomparire dopo oltre 70 anni».

Alla gioia della famiglia per aver ritrovato un frammento di memoria si contrappone lo sdegno di tanti cittadini, che non approvano il fatto che la tragica epopea dei soldati nella campagna di Russia sia stata mercificata in rete senza alcun rispetto. Una triste consuetudine, purtroppo.

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