Missus,un film coi preti forti friulani che si ribellano alle gerarchie

La pellicola uscirà a dicembre e racconta lo scontro con il Vaticano per la messa in marilenghe

Testardi. Ed è magnifica ostinazione. Un pugno di preti friulani alza le barricate dell’identità, in difesa di un piccola storia di antropologia culturale.

La messa in friulano non s’ha da fare, tuona il Vaticano. Cemût mai? In quarant’anni, nessun documento per il sì. Ma loro - altro che sotans - vanno avanti, predicano nell’idioma del cuore e sebbene quasi tutti ottuagenari o quasi, insistono e attendono un messo papale con la fatal risposta.

Un’originale resistenza trasformata in ottimo script per un docu-film, Missus, firmato dal solito Massimo Garlatti Costa, regista udinese sensibile ai casi di coscienza e all’umanità che si manifesta in azioni decisive.

«Lo confesso: sono un cattolico poco praticante - spiega Garlatti Costa - ma da quando ho conosciuto questi straordinari sacerdoti, mi è venuta voglia. C’è una data: il 28 agosto 1974. Dieci prelati chiedono all’Arcivescovo Battisti e al vescovo Pizzoni di poter celebrare messa in friulano nella Pieve di Zuglio. Richiesta negata e così il manipolo di tonache nere abbandona il luogo sacro per scrivere il documento Predis cjargnei par lôr popul, attestato di rivendicazione a utilizzare la marilenghe nella liturgia. I fogli firmati sono deposti sull’altare della Pieve in segno di frattura con la Chiesa Romana. E ho tirato subito fuori le cineprese, avventurandomi nel più incredibile Friuli possibile».

Missus lo vedremo a dicembre. «Prima di essere svelato in patria, il film farà un lungo tour italiano laddove si celano le minoranze linguistiche. A quel punto, dopo lo svezzamento, l’opera sarà pronta per le genti furlane».

Garlatti Costa non ha voluto appositamente affrontare la parte avversa, preferendo solamente alzare il volume di queste voci fuori da qualunque coro possibile. «Un silenzio richiesto per rendere il grido ancora più potente. Che poi è un urlo comune, la loro battaglia è per tutti, ovvero riabilitare i microcosmi dimenticati o addirittura in via d’estinzione».

Missus è un canto patriarchino del giorno dell’avvento. E il regista lo sfoggia nel miglior modo, facendo scivolare in pellicola angoli di terra, che ti chiedi davvero: ma dov’è sta meraviglia?

Opera di gran forza e di estremo equilibro. Garlatti Costa fa il regista, il resto è un canovaccio costruito ripresa dopo ripresa. E non c’è affatto un lancio di sasso nascondendo la mano. Il fedele Rem Spice Mai guarda in camera e definisce la Chiesa «disonesta in questa gestualità non chiara». A ben guardare, ’sti preti, si danno da fare, corrono da una parrocchia all’altra, dicendo messa e salvando anime. Anche se «un solo cristiano occupa un solo banco, io ci sono», racconta uno del gruppo durante il rito della vestizione.

E questa è la marcia della Glesie Furlane, indefessa e senza meta.

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