«Ragazze, siate come Alice: combattete la paura»

Lella Costa torna a Udine per registrare le fiabe di Radio Magica: lunedì in scena a Lignano

Non ci sono draghi, nè principesse dalle lunghe trecce. Il mondo di “molto molto lontano” è nascosto tra i rivellini di Palmanova e alla bacchetta magica della fata turchina viene preferita la macchina fotografica di Tina Modotti. Di Friuli, di grandi personaggi e di antiche usanze parlano le audiofavole di Radio Magica onlus, il progetto di webradio e biblioteca multimediale rivolto ai bambini. A dare forma alle parole con la propria voce c’è Lella Costa, lunedì a Udine per registrare sei nuove fiabe e la sera a Lignano con il suo spettacolo Human.

Lella, che effetto le fa tornare a Udine come madrina di Radio Magica?


«Ammetto di essere molto emozionata. In realtà lo sono ogni volta che mi avvicino a questo progetto e alla vitalità della sua “mamma”. Elena Rocco è una fonte di ispirazione, sempre in movimento, sempre pronta a superarsi. Trasforma sempre ogni obiettivo in un lieto fine».

Con SmartRadio, i libri impolverati delle fiabe si trasformano in podcast da ascoltare ovunque. In questo mondo 4.0 i bambini ne hanno ancora bisogno?

«Ascoltare le favole, il racconto dei propri desideri e delle proprie paure è uno dei bisogno fondamentali dell’uomo. Quindi con fermezza rispondo sì, i bambini ne hanno ancora bisogno. E non solo loro. La magia della parola evocata affascina anche gli adulti. Il ritmo della narrazione, l’immaginazione che tratteggia i personaggi, fare il tifo per il protagonista piuttosto che per il suo alleato... tutto questo si innesta nella memoria collettiva. Qualcosa che va avanti dai tempi delle pitture rupestri e racconta la profondità dell’animo umano».

Dalle caverne agli audiolibri, beh è un passo lungo migliaia di anni...

«Si ed è questa la vera magia delle fiabe. Cambia lo strumento ma non cambia la ricerca di un punto di vista diverso. Quando leggo una favola ricerco proprio questo: un modo differente di leggere le storie. E pensandoci bene non è un caso che la maggior parte delle protagoniste delle storie siano proprio le donne, simbolo di riscatto e di un approccio prismatico».

La protagonista delle fiabe a cui lei è più legata?

«Alice sicuramente. Tanto mi ha inquietato da bambina, tanto mi ha ispirato da adulta. “Ho paura. Però indietro non ci voglio andare”, diceva. Dovremmo tutte fare come lei!»

Agli ultimi David di Donatello si è parlato molto di donne, di lotta contro la violenza di genere e di Dissenso Comune. Lei cosa ne pensa?

«Ho sempre creduto nella rivoluzione femminista. Quindi finchè se ne parla, va tutto bene. Non trasformiamo tutto in uno slogan, però...»

In che senso?

«Non credo nelle folgorazioni subitanee, credo in un cambiamento lento e capace di arrivare alle radici. In questi mesi abbiamo riempito i giornali e le televisioni di luoghi comuni, prendendo quasi le distanze da quelle storie così faticosamente raccontate dalle stesse donne. L’ipocrisia e il buonismo sono il peggior nemico delle buone intenzioni. Un caso su tutti: il Golden Globe tolto a Kevin Spacey per le accuse di molestie. Insomma, un conto è la carriera, un conto è la condanna alla violenza. Chi subisce abusi non ha bisogno di questa presunta moralizzazione».

Lunedì porta in scena a Lignano il suo spettacolo Human. Cosa c’è di controcorrente in questa mise en scène?

«Come nelle fiabe dei bambini, Human propone una chiave di lettura diversa al fenomeno delle migrazioni. Non voglio essere banale ed elencare tutti i nodi di un argomento così difficile da trattare. Mi permetto, però, di muovere un’accusa politica: perché nessuno si è preso la briga ci spiegarci il fenomeno? Perché nessuno si è preso la responsabilità di quanto successo in questi anni in mare?»

Eppure, secondo i media, viviamo in continua emergenza. Secondo lei stiamo naufragando nella vuota retorica ?

«Siamo totalmente in balìa della cronaca dell’emergenza. E con difficoltà riusciamo a non tirare giù la saracinesca e isolarci nel nostro mondo protetto. Vi ricordate di Fuocammare? Un film spettacolare, giustamente pluripremiato. Adesso, alzasse la mano chi non lo ha già dimenticato e derubricato come un “capolavoro ormai passato”».

Esiste un modo per affrontare diversamente l’argomento?

«Io credo nell’ironia. Uno dei personaggi di Human raccoglie tutti i luoghi comuni sui migranti. E fa ridere. Il sollievo della risata è il preambolo della catarsi più profonda. Quel mezzo sorriso amaro che anticipa la commozione consapevole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Antartide: Pine Island, il timelapse del ghiacciaio che si sbriciola

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi