Nella biblioteca di Pasolini viaggio per arrivare all’anima

Circa tremila i titoli che costituivano il laboratorio dello scrittore e regista Ora hanno trovato sistemazione in un prezioso volume diviso in nuclei tematici

mario Brandolin

A scorrere i titoli dei circa tremila volumi che costituivano la biblioteca di Pier Paolo Pasolini è un po’ come entrare nel “laboratorio” dello scrittore e scoprirne l’anima, seguendo passo a passo il sorgere e l’evolversi dei suoi interessi e ritrovandovi quasi le ragioni del suo lavoro creativo e intellettuale. Una biblioteca molto eterogenea, come eterogeneo, poliedrico, fu il suo genio.


Questi libri ora hanno trovato un’illuminante sistemazione in un prezioso volume curato da Graziella Chiarcossi e Franco Zabagli, in libreria per i tipi della casa editrice Leo S. Olschki nella prestigiosa collana Studi del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux, dove sono anche sistemati assieme ai molti manoscritti e materiali letterari e biografici di Pasolini. Graziella Chiarcossi, che nell’introduzione ha anche ricostruito il percorso di questi libri - da Casarsa ai diversi appartamenti di Roma dove visse Pasolini, fino alla Torre di Chia, ultimo rifugio del poeta, più volte visitato e devastato dai ladri -, definisce questo catalogo come “un insieme di elenchi tematici via via compilati per annotare i libri della biblioteca di Pasolini, rimasti in casa dopo la sua scomparsa.” Per il quale “non si è tenuto conto, nel compilarlo di criteri bibliografici sofisticati,(…) proprio perché non si è voluto correggere in tal senso la natura empirica, e per certi versi famigliare e affettiva, di questo lavoro.”

Questi i nuclei tematici: classici; poesia italiana e dialettale, popolare e straniera; narrativa italiana e straniera; saggi di letteratura, linguistica, filologia e semiologia, storia, filosofia, psicologia, antropologia, politica e sociologia; biografie, memorie, epistolari, testimonianze; arte; teatro; cinema; religione; i classici Ricciardi; collezione di poesia Einaudi; Edizioni Scheiwiller; libri recensiti.

Il volume è impreziosito da una serie di tavole, in cui sono riprodotti frontespizi dei libri della primissima gioventù e quelli di altri poeti e autori spediti a Pasolini con una dedica o con una richiesta di attenzione, a dire anche dei meccanismi della società letteraria e del sistema editoriale.

“Pasolini, ancora Chiarcossi, aveva un rapporto molto fisico con i suoi libri (…). Faceva tante orecchiette e a volte, quando non aveva a portata di mano una penna, evidenziava quello che gli interessava con le unghie scolpendo un segno nella pagina. Poi chiosava, appuntava.”

Il carattere anche “famigliare e affettivo” che trasuda da questa biblioteca, viene poeticamente illuminato da un breve quanto suggestivo scritto di Nico Naldini. Il cugino di Pier Paolo restituisce l’incanto degli anni casarsesi, in cui proprio grazie ai libri che Pasolini aveva sistemato sulle librerie accanto al Larin, “la sede dei nostri lari”, scoprì “la cultura moderna italiana e straniera seppur nei limiti imposti dal regime fascista, ma anche con qualche pericolosa insubordinazione come i primi libri di Joyce e i tre contributi alla teoria sessuale di Freud.”

O i libri della collezione filosofica Laterza che non figurano nella biblioteca di Pasolini, da quando nel trasferimento a Roma nel 1950 alloggiato in una camera d’affitto a pochi passi dal ponte Garibaldi sul Tevere, “grande era l’attrazione verso la gioventù discinta che furoreggiava sulle sue rive.” E allora “Pier Paolo al minimo delle sue risorse mi scrisse di prelevare i filosofi e di andare a venderli in una libreria d’occasioni di Venezia.” —



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