Tex Willer compie 70 anni, buon compleanno all’eroe dai modi spicci che torna a far sognare

I lettori, nel 1948, accolsero entusiasti il nuovo paladino. Trame intriganti tra pallottole, misteri e selvaggio West  

Nel 1948, in un’Italia martoriata dalla guerra, ma desiderosa di rinascere e sognare, i lettori accolsero a braccia aperte Tex Willer. Un eroe duro e dai modi spicci, ma buono, leale e pur sempre uomo di legge: senza mai essere schiavo della legge ingiusta, però, e senza paura di niente e di nessuno, tantomeno delle forze occulte o dei potenti.

Certo, la sua imbattibilità potrebbe rendercelo antipatico; tuttavia, grazie anche agli elementi comici, ironici e autoironici sempre presenti, non succede mai.


Tex sa sempre distinguere fra i buoni e i cattivi (i «tizzoni d’inferno»), schiaccia le ingiustizie da ovunque provengano e sceglie senza troppe chiacchiere la cosa giusta da fare, sia nei frangenti più spiccioli sia in quelli di larga portata: con il nome di Aquila della notte, ad esempio, sposa Lilyth, una donna navajo, e ne guida la tribù (con sorprendente anticipo sui tempi, infatti, sostiene fin dagli esordi i diritti e la dignità degli indiani); è texano, ma lotta per la libertà del Messico; da antischiavista, poi, combatte la Guerra civile con i Nordisti.

Sono tanti coloro che, come chi vi scrive, hanno iniziato a leggere Tex da piccoli e ancora non hanno smesso. Nel frattempo, il nostro Paese ha conosciuto trasformazioni epocali e gli amici lettori del ranger del Texas hanno preso ciascuno la propria strada, lasciandosi alle spalle quel ragazzino… o forse no: di sicuro, comunque, lo ritrovano quando attraversano con il loro eroe non solo le grandi praterie del Mid-West, ma anche i deserti del Sud-Ovest, le foreste del Grande Nord, le città dell’Est, le giungle pluviali, le rovine maya e azteche...

Tex amalgama in modo convincente i temi western più consolidati con elementi e atmosfere originali: dall’horror alla magia nera, dal fantastico al soprannaturale, dall’esotismo alla detective story, senza farsi mancare un po’ di fantascienza.

Con trame intriganti e ben congegnate, ma senza arzigogoli, perché alla fine tutto si può risolvere con l’aiuto di una buona dose di cazzotti, una Colt, un Winchester e, se proprio occorre, qualche candelotto di dinamite.

Soprattutto, poi, sappiamo che sarà sempre possibile immaginarsi a tavola per gustare «una pinta di birra, una bistecca alta tre dita e una tonnellata di patatine» con il ranger e con i suoi valorosi pards, dei quali è comunque sempre lui il leader indiscusso: sono Kit Carson, detto “Capelli d’Argento” (il «vecchio satanasso» o «vecchio gufo» o «vecchio brontolone», come lo chiama affettuosamente Tex), Kit Willer “Piccolo Falco” (nato dall’unione di Tex con Lilyth, poi tragicamente scomparsa) e il prode navajo Tiger Jack.

Se, poi, le pallottole continuano a sibilare vicino al nostro cappello o persino a sforacchiarlo… niente paura! Tex, intanto, fa sempre centro; e sebbene la vita rimanga sempre un selvaggio West, accanto a lui subiremo, mal che vada, solo qualche graffio.

Così, almeno, ci piace continuare a sognare, al di là di articoli, saggi, tesi di laurea, indagini sociologiche e di tutto ciò che, per quanto opportunamente, ha esplorato questo solido pilastro della “letteratura disegnata”. —


 

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