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La resistenza invisibile di quelle donne coraggiose che accese la scintilla

A 80 anni dal discorso di Mussolini col quale fu dato il via alle leggi razziali Antonella Sbuelz rilegge frammenti di storia patria in “La ragazza di Chagall”

2 minuti di lettura

paolo medeossi

Il 18 settembre 1938, ottant'anni fa, Benito Mussolini sbarcò a Trieste dal cacciatorpediniere “Camicia nera” per pronunciare in piazza Unità, su un palco dominato dalla scritta “Dux”, il discorso sulle leggi razziali che scatenava in Italia la persecuzione contro gli ebrei.

Scelse per annunciare la tragica decisione proprio la città di Italo Svevo e Giani Stuparich, la Trieste dove da secoli la comunità ebraica era invece perfettamente integrata.

Adoperò anche quella volta i tristi stratagemmi della sua oratoria praticando una sorta di recitazione ispirata (come la descrisse Primo Levi), di pseudo colloquio con la folla, per creare consenso attraverso il plagio e il plauso.

La stampa di regime parlò di “fiammeggiante giornata triestina” e l’Italia si avviò verso il baratro, nel delirio generale.

Ma non tutti quel giorno fecero il saluto fascista. Una ragazzina, Amalia, tenne la braccia abbassate, con la testa china, portando addosso tutta la fatica della sua diversità. La maestra si avvicinò dandole un sonoro schiaffo e la scena fu vista per caso da Luisa, la mamma di Amalia, avvertendo tra loro una nuova, segreta, profonda solidarietà, un filo forte per restare unite in un mondo familiare sgretolatosi sotto la pressione di eventi nei quali pietà e brutalità coesistevano dentro ogni individuo, senza più logica. La mamma confesserà tutto questo più tardi, scrivendo un diario sull’isola dov’era stata confinata dalla polizia dopo la denuncia di una vicina. E lì ricomporrà i momenti di una vita in frantumi di fronte a una barbarie affermatasi tra i battimani generali di chi pensava di aver trovato la chiave magica per garantirsi felicità e un futuro radioso: tutti uniti insomma contro i nemici della nazione. In quel caso appunto gli ebrei.

Sono riflessioni intense, commosse e rivelatrici, quelle proposte dal nuovo romanzo storico della scrittrice e poetessa friulana Antonella Sbuelz, che giunge dopo “Il movimento del volo”, “Greta Vidal”, e il recente felicissimo “La fragilità del leone”. Quest'ultimo venne pubblicato dall’editrice Forum di Udine che adesso fa uscire “La ragazza di Chagall” (270 pagine), al debutto venerdì prossimo 21 settembre in occasione di Pordenonelegge dove ci sarà modo di ragionare sulle storie di donne negli anni più cupi del nazifascismo, dentro un racconto senza tempo in cui i destini si incrociano fondendo sogni privati e utopie collettive.

Accanto a mamma e figlia, c’è anche Lea, la nonna ebrea che nel momento più pericoloso rinuncia a sotterfugi e astuzie per rivelare la sua identità fino all’estremo: piccolo grande esempio di quella “resistenza inutile, invisibile”, che però accese una scintilla, una luce, una speranza.

E poi ci sono le vicende di Clelia, che sfidando i pregiudizi protegge a casa sua la cameriera rimasta incinta per un atto di violenza, oppure di Bettina, militante attiva nella resistenza. Tutte affrontano un mondo nel quale tenere distinte buona e mala fede è complicato perché è necessaria una profonda sincerità con se stessi.

Come dice nella postfazione Gabriele Nissim, “anche quando Antonella Sbuelz ci descrive i fascisti e i delatori si muove in modo pacato, senza mai fare di una malvagità demoniaca il punto di partenza. Sono uomini e non mostri coloro che all’interno di un regime totalitario compiono gli atti peggiori”.

Per leggere nel giusto modo questo bellissimo romanzo di Antonella Sbuelz è necessario partire proprio dal titolo, quella ragazza di Marc Chagall che evoca l’arte onirica, fiabesca, del pittore bielorusso, dove ci si libra oltre le cose pur rimanendo lucidi e concreti, per accogliere in sé i silenzi, le angosce, i ricordi. Le stupende donne di questo libro lo hanno fatto, a partire dal 18 settembre quando tutto cominciò.



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