Concerti di massa in alta quota: Corona sostiene Messner, gli organizzatori friulani difendono la scelta di Jovanotti

Gli organizzatori difendono il pop in vetta: giova al turismo. Maieron e Da Pozzo con lo scalatore: rispetto per l’ambiente

È un panettone vulcanico con una vista spettacolare e Jovanotti lo ha scelto come tappa alpina del suo tour estivo. Plan de Corones, a duemiladuecento metri di altitudine nel cuore della Pusteria è anche, dal 1963, altura deputata allo sci, con ventisei impianti di risalita, una quarantina di piste di cui due illuminate, la campana più grande dell’arco alpino, il sesto museo di Reinhold Messner e un museo della fotografia di montagna. E proprio Messner si è espresso contro la scelta di Jovanotti di scegliere per il concerto tale palcoscenico alpino: «Se potessi lo vieterei. La massa e il rumore snaturano la montagna», ha dichiarato l’alpinista altoatesino. E magari pensava ai Curunes, i leggendari spiriti della montagna, cui il nome del rilievo è ispirato.



Anche la nostra montagna ha accolto la musica in quota e lo scenario delle Alpi Friulane con le sue rocce, i torrenti e i boschi ha accolto migliaia di persone molte delle quali, se non fosse per la musica, forse lassù non sarebbero mai andate: feste in rifugio, iniziative ispirate a “I suoni delle Dolomiti”, concerti di band e cantautori. La questione sollevata da Messner è controversa, ma i suoi confini non sono così netti.

Prendendo a esempio proprio i concerti che si sono tenuti negli ultimi anni con No Borders Festival a Fusine Laghi, sui Piani del Montasio e nella conca del Monte Canin gli organizzatori sottolineano che i concerti, anche quelli rock, se fatti con criterio, hanno ricadute positive sulla montagna: «I concerti che abbiamo realizzato – così l’ideatore Claudio Tognoni – e che faremo anche quest’anno, sono tutte iniziative in cui si arriva a piedi.



Lo scorso anno quello di Brunori Sas e Omar Pedrini ha portato nella conca di Sella Nevea settemila persone ma il 60% è salito al rifugio Gilberti lungo il sentiero, così come ai Piani del Montasio. A Fusine per Ben Harper in seicento sono saliti in bici e abbiamo dichiarato sold out quaranta giorni prima per non superare le 3.500 persone. Inoltre la gente è stata di un’educazione straordinaria, anche nella pulizia». Luigi Vignando aggiunge: «Questo è davvero un modo per far conoscere la nostra montagna: so di tanta gente che, venuta solo per il concerto, l’anno seguente è tornata per trascorrere una vacanza qui».

Sulla questione hanno pareri apparentemente diversi due artisti della nostra montagna, la fotografa Ulderica Da Pozzo e il cantautore Gigi Maieron, entrambi carnici, amanti e soprattutto profondi conoscitori delle tradizioni alpine e della montagna di una volta. «Se Plan de Corones – dice Ulderica – fosse già un luogo silenzioso sarebbe probabilmente un affronto un concerto così. Ci andavo a sciare da ragazza, così come poi sullo Zoncolan. Ultimamente però ci vado meno volentieri perché c’è sempre la musica ad alto volume. Non si riesce neanche a parlare senza dover urlare e senti il rimbombo nello stomaco tanto è “pompata”». Non vede violazioni di silenzi Ulderica, anche se al concerto di Jova non ci andrebbe: «Preferisco sentirlo allo stadio oppure seguire un concerto di musica classica nel bosco». Ma neppure lo vieterebbe: «In certi luoghi la natura è già stata usata in un certo modo. C’è un progetto economico e bisogna far girare l’economia».

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Per Maieron non ha senso esprimersi in maniera manichea e netta: «A volte la montagna viene usata in modo immaturo a schieramenti. Le ragioni ci sono da entrambe le parti», sottolinea «ma io prediligo il senso del silenzio». E aggiunge: «Con queste iniziative c’è un po’ il rischio di realizzare qualcosa che non lascia nulla alla montagna. La montagna ha un suo spirito. È fondamentale recuperarlo. Sarebbe interessante invece fare un progetto nelle scuole, interessare i ragazzi e proporre loro il vero senso della montagna. Uno dei sensi è il silenzio e infrangere questo dogma non va bene. Ora abbiamo una montagna ferita e bisogna curarla con gradualità, a partire dal raccoglimento».

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