Steve Hackett: mi sento assolutamente europeo e credo nell’accoglienza

Il grande rocker martedí al Pordenone blues festival «La mia musica esprime una pace senza confini»

Gabriele Giuga

Tra i nomi più attesi del Pordenone Blues festival, Steve Hacket chitarrista dei Genesis entrato nella leggenda della musica rock eseguirà, martedì 16 luglio nel parco di San Valentino, a Pordenone, l’intera esecuzione di un album significativo, “Selling England by the Pound”. È la prima volta che Hackett propone questo album dal vivo, e vista anche la celebrazione dei quarant’anni dall’uscita di “Spectral mornings” il concerto pordenonese prevede anche alcuni brani da questo lavoro, oltre agli intramontabili classici deli Genesis. Insomma un concerto che è celebrazione, ma non solo.


«Ho scelto di proporre “Selling England by the Pound” - ci dice il chitarrista – perché è il mio album preferito dell’intera carriera con i Genesis e so che lo è anche per molti dei miei fan. Appartiene a un periodo in cui sentivamo delle grandi prospettive per i Genesis e la musica in ghenerale si stava evolvendo in modo motlo interessante».

Si tratta di un album che ha segnato una svolta rispetto ai precedenti lavori.

«Avevamo molte idee e subivamo molte influenze, e devo anche dirle che all’epoca avevamo un modo molto particolare di mettere insieme tutti questi stimoli. Per esempio il brano “Dancing with the Moonlit Knight” cambia continuamente, crea un continuo eccitamento, ma allo stesso tempo mantiene una solida atmosfera».

Non posso non chiederle qualcosa sull’Inghilterra, vederla “un tanto al chilo” come suggerisce il titolo è una bella immagine dell’opinione che avevate, e adesso?

«Credo nell’Europa, se è questo che vuole sapere, io stesso mi sento assolutamente un europeo. Non sono assolutamente contento della Brexit, credo nell’accoglienza, che dovremmo accoglierci tutti e accogliere quello che tutti hanno da offrire. Credo che al mondo ognuno porti una parte di sé, e qualcosa di speciale. La mia musica, per esempio, include influenze di vario genere e chredo che la musica sia ambasciatore di pace senza confini».

C’è un brano in “Selling England by the Pound” che le piace di più?

«Guardi il mio preferito è proprio “Dancing with the Moonlit Knight”, per i cambiamenti che propone, le atmosfere e l’intensità».

Invece “Sopectral Mornings” è di tutt’altro respiro.

«Infatti, quello è un album basato sull’idea che c’è una vita che continua dopo la morte, ma non solo è molto di più. Per me rappresenta un viaggio spirituale, sia personale che universale».

Sembra così strano vedere come la musica oltrepassi le generazioni. I vostri fan vi seguono dall’inizio degli anni 70, ma con loro ci sono molti giovani che all’epoca non erano neanche nati.

«È proprio così! Guardi che ci sono moltissimi giovani che amano la musica progressive, proprio quella delle origini. E pensi che è una musica così diversa da quella che ascoltano quotidianamente. D’altra parte penso che la musica dei Genesis degli inizi sia una musica dalla qualità che oltrepassa il tempo».

Ci anticipa un po’ cosa succederà sul palco del San Valentino, a Pordenone?

«Ci divertiremo tantissimo con alcune esibizioni di brani da Spectral Morning, celebreremo così i suoi quarant’anni, poi eseguiremo anche brani dal mio nuovo album “At the Edge of Light”. E poi davvero con molto piacere eseguiremo l’intero album “Selling England by the Pound” incluso il brano “Déja Vu” che Peter Gabriel e io abbiamo composto e che è alla base dell’intero album. È un brano splendido e sarà davvero una bella cosa per il nostro pubblico. Con me sul palco ci sarano Nad Sylvain, Roger King, Rob Townsend, Craig Blundell e Jonas Reingold, un gruppo fantastico!». —



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