Il Friuli riscopre il soprano Emma Zilli, prima interprete del Falstaff di Verdi

Nata nel 1863, morì all’Havana dopo concerti in tutto il mondo. Un libro, il restauro del ritratto e una conferenza sabato 7 marzo

È stata la prima interprete di Alice Ford nel Falstaff di Verdi. 9 febbraio 1893, Teatro alla Scala, Milano. Lei, Emma Fiappo Zilli, “soprano dalla voce robusta” nata a Udine nel 1863, quale Alice Ford nella prima mondiale del Falstaff milanese diventerà una star. Morirà all’Havana nel 1901, dopo aver cantato in ogni dove.

Da tempo dimenticata, in questi giorni, grazie al service “Emma Zilli”, progetto del Rotary Club Udine, ritorna a far parlare di sé. Un libro, scritto da Cecilia Nicolò. Il suo tondo in gesso, con il profilo, finalmente restaurato. Il medaglione è presente al Conservatorio “Jacopo Tomadini” di Udine ed è in questa sede che verrà presentato sabato 7 marzo alle 10.30 il progetto culturale realizzato dal Rotary Club Udine.

Un’operazione virtuosa cominciata da tempo, dalla volontà dell’allora presidente Marcello Conti, poi proseguita da Aldo Scalettaris, e ora portata a termine dall’attuale presidente Francesco Sacco. Ne è nato dunque un saggio, “Emma Zilli, una carriera di fine Ottocento”, (editrice “Neoclassica”,152 pagine, 25 euro), scritto da Cecilia Nicolò, ricercatrice all’Università di Studi di Pavia in Scienze del testo letterario e musicale nella sede di Cremona, che mette, finalmente, in ordine tutta la documentazione relativa alla vita e alla carriera fulgida della soprano.

Con l’accurato lavoro dell’autrice si può ripercorrere tutto il viaggio nel mondo operistico di tardo Ottocento, capire il ruolo avuto dal talent scout del tempo, l’editore musicale Giulio Ricordi. Fu Ricordi infatti a segnalare a Verdi la Zilli, e ad aiutarla nell’inserirsi nei più celebri melodrammi dell’epoca, tanto da diventare un’artista di riferimento per le opere pucciniane e verdiane.

Sabato 7 marzo nella sala Vivaldi del Conservatorio verrà raccontato dal maestro Alfredo Barchi la genesi del service “Emma Zilli” e l’autrice Cecilia Nicolò esporrà la valida ricerca, che ha comportato un ampio lavoro di documentazione ed approfondimento, soprattutto nell’Archivio Ricordi, attraverso la lettura e l’interpretazione dei carteggi.

«Quello che fa male a noi “fisici” cultori delle memorie è capire sin dalla premessa autoriale che non esiste una registrazione sonora della voce di Emma Zilli». E dunque, scrive Nicolò, «dobbiamo dedurre la sua vocalità attraverso il repertorio eseguito. Potremmo – aggiunge – attribuire alla Zilli la definizione di “soprano drammatico di agilità”, termine coniato da Rodolfo Celletti per identificare la vocalità di Maria Callas».

La Zilli, nata Fiappo a Udine nel 1863, e non a Fagagna come si pensava, (i buoni lavori servono a ridare ordine alle biografie), intraprende la carriera grazie alla “generosità” del marito, Giacomo Zilli, un pittore miniaturista, che da artista le consente di essere se stessa. Perché al tempo, secondo il Codice Civile del Regno d’Italia, la moglie era obbligata ad accompagnare il marito… e non il contrario.

Emma si spostò invece molto come primadonna, e pure da sola, ed è corretto pensare che Verdi avesse proprio ragione quando le attribuì “una volontà feroce”. Ecco perché la Zilli andò oltreoceano a tentare fortuna, ed è lì che morì di “enterite ribelle”. Precisamente all’Havana, nel 1901; anche se non sappiamo esattamente il giorno. La notizia comparirà sui giornali il 14 gennaio.

La sua ultima interpretazione fu Mimì nella Boheme di Puccini il 16 dicembre 1900 a Guadalajara in Messico. Di lei, i recensori, sin dall’inizio della sua carriera lasciarono memorabili scritti. Dissero che aveva “voce bellissima e potente”, specialmente negli acuti “pastosi ed aggradevolissimi”. Una talentuosa italiana internazionale, diremmo, “robustamente” friulana.
 

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