Un tuffo nei colori eleganti di Marcello Dudovich il mago del cartellonismo

Nelle scuderie di Miramare la rassegna dell’artista triestino In mostra 300 opere e foto ma anche bozzetti e lettere

l’evento



Un tuffo nei colori eleganti di Marcello Dudovich, il cartellonista per eccellenza. Gli occhi inciampano su uno dei primi capolavori dell’artista triestino, milanese d’adozione, Fonotipia – Dischi artistici (1906) all’entrata delle Scuderie di Miramare per poi arrivare all’ultima sala, siamo negli anni Venti, dedicata alle attrici, cantanti soubrette, da Maria Melato a Emma Gramatica, da Nella Regini a Ines Lidelba, sue amiche e modelle tratteggiate a matita, a tempera o immortalate nelle foto in bianco e nero. Ed è proprio il dialogo tra fotografia e prodotto ultimo, affiche, copertine di riviste, illustrazioni per giornali, che i curatori della mostra, Roberto Curci, scrittore e cri-tico d’arte, e Nicoletta Ossanna Cavadini del Max- Museo di Chiasso hanno indagato, tratteggiando così il suo processo creativo. Un progetto integrato tra la Svizzera e il Museo storico e il Parco del Castello di Miramare che si è concretizzato nella mostra, visitabile fino al 10 gennaio 2021, dal titolo Marcello Dudovich (1878-1962). Fotografia fra arte e passione.

Ben 21 prestatori, 300 materiali in esposizione, 200 foto originali, manifesti, schizzi, bozzetti, calendari, lettere… Una scorpacciata d’autore.

La costruzione dell’opera di Dudovich partiva dalla fotografia per poi passare al bozzetto a matita, a carboncino, alla tempera. Era un disegnatore seriale. Fin da ragazzino disegnava sui quaderni sui muri sui margini dei giornali, anche, una volta, su un lenzuolo steso ad asciugare, dirà in un’intervista radiofonica del’53. Lui che avrebbe voluto «dipingere ad oglio», che aveva frequentato gli studi dei pittori che orbitavano al Circolo Artistico triestino, suo cugino era Guido Grimani, e che nell’attestato per capi d’arte, la sua pagella è infiocchettata di “lodevole” e due “eminente” in elementi di disegno figurale e disegno a mano libera, verrà invece mandato dal padre a Milano perché l’amico Metlicovitz, ne faccia un bravo litografo. L’amore per la pittura gli resterà incollata a vita e oziando per la mostra saltano agli occhi gli accostamenti di colori, quei cromatismi accesi, le influenze liberty che poi sfumeranno a un’attenzione ai volumi delle persone, agli oggetti che ritrae, a una semplificazione delle forme. D’altra parte per Dudovich l’arte della pubblicità non doveva essere una copia in tono minore della pittura, ma doveva seguire altri obiettivi con strumenti linguistici diversi.

Foto. Foto di Dudovich da giovane. In posa davanti all’obiettivo. Audace nell’abbigliamento. Foto sue, delle amiche, delle modelle, disseminate lungo tutto il percorso espositivo. Dudovich piace tutto, ma per la Belle Epoque abbiamo un occhio di riguardo. Sono documentati gli anni 1910-1914, dove l’artista, famoso fin dal 1899, crea le illustrazioni per il giornale bavarese Simplicissimus che lo spediva a Parigi, Montecarlo, Saint Moritz. Le eleganti signore fotografate in queste città rivivono nelle pubblicità per i grandi magazzini napoletani dei fratelli Mele, mentre i gentiluomini in cilindro e monocolo diventano i protagonisti delle prime pubblicità per la Rinascente.

Le donne che lui ha fotografato al piano, sull’altalena, in poltrona, drappeggiate da abiti impalpabili, sciarpe svolazzanti alla Isodora Duncan, con le braccia alzate o sui fianchi, sempre vitali, che ritroviamo nelle pubblicità dell’Agfa, delle Assicurazioni Generali sono ormai delle icone intramontabili.

Sempre dedicato alla fotografia, negli spazi dell’ex Sala Progetti del Museo, si può accedere a un’esposizione temporanea, la terza della serie Focus on, sul megaletoscopio di Massimiliano d’Asburgo.

Gli orari della mostra sono da lunedì a domenica, 11-13 e 14-17. —



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