Pordenonelegge prende il largo, Villalta: «È un invito alla normalità»

Comincia la rassegna con 120 incontri in 5 giorni. La novità di una tv per seguire il festival anche da casa

Bentornato Pordenonelegge. Mai un conto alla rovescia è stato accompagnato da tanta attesa e speranza, allo stesso tempo, da tanti scongiuri, evidenti perfino nello stesso logo della edizione della “Festa del libro con gli autori”. Il festival in partenza oggi e fino al 20 settembre, avrà luogo nel cuore di Pordenone e in 7 centri della provincia con 120 incontri in cinque giorni (una settantina dei quali fruibili via diretta streaming), e con oltre 250 protagonisti italiani e stranieri.

Come parte questa edizione? A raccontarlo, il direttore artistico Gian Mario Villalta che cura la manifestazione insieme a Valentina Gasparet e Alberto Garlini.


Come sarà questa partenza e come vi siete mossi per organizzare un’edizione di Pordenonelegge pur in tempi così difficili?

«Si tratta di un anno “speciale”. Per questo abbiamo cercato di coniugare due aspetti nella programmazione: la sicurezza e la vivibilità di una manifestazione che riveste una sua importanza nella vita culturale della città e di tutto il territorio. Volevamo dare un segno. In realtà si tratta di un invito a proseguire le nostre esistenze, a continuare la quotidianità anche in un piano di relazione. Per questo abbiamo provato a realizzare un festival che affronta il momento difficile ma allo stesso tempo, invita tutti a continuare la nostra vita con quello che conta per noi. All’interno di questi obiettivi, ci siamo mossi avvalendoci di tutte le possibilità che oggi ci offre la tecnologia ed è nata una versione del festival articolata e diversificata con molte novità ad esempio, gli incontri sulla piattaforma “Zoom” o “Pnleggetv”. Una buona parte degli eventi comunque, sarà in presenza.

Il festival avrà tante novità. Un’anticipazione?

«In definitiva, abbiamo cercato per quanto possibile, di dimostrare che ci si può anche trasformare e reinventare. E magari in tutto ciò, si può scoprire qualcosa di interessante e nuovo. Penso ad esempio, alle immagini che faremo di questo festival: faranno parte di un archivio, di un patrimonio culturale che rimarrà anche alla fine del festival. E questo è molto importante per noi. Qualche giorno fa una rete nazionale ha mandato in onda il dialogo registrato nella scorsa edizione di pordenonelegge con la scrittrice e giornalista bielorussa, Svetlana Aleksievič, premio Nobel per Letteratura nel 2015. Quell’unico documento oggi è molto importante vista la situazione internazionale e mentre intorno a lei si sta stringendo la comunità internazionale come unica voce ormai libera contro il presidente bielorusso, Aleksandr Lukashenko. Questo mette in luce anche le caratteristiche delle nostre scelte in merito agli ospiti della rassegna. Pensiamo quindi sia importante avere un patrimonio di immagini simili che resterà a disposizione di tutti».

Un’organizzazione complessa e articolata per Pordenonelegge?

«Vedremo se tutto funzionerà come speriamo. Tra le novità, la scelta di uscire in altre città e comuni per alcuni incontri. Un segnale per raccontare che in fondo, Pordenone rappresenta il centro di una realtà più ampia dove si sviluppa un particolare interesse per la cultura del libro. Questo è certo un anno difficile e speciale. Abbiamo incontrato e cercato di superare difficoltà di ogni tipo. Mi auguro che questi sforzi siano utili e possano diventare risorse. Dopo, spente le luci della manifestazione, ragioneremo tutti insieme perché ormai, Pordenonelegge è un patrimonio di Pordenone e del territorio. Dopo le fatiche, il segnale per tutti, spero sia quello che noi volevamo mandare. Positivo»
 

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