Inseguendo Van Gogh: viaggio fotografico con Danilo De Marco sui luoghi dell’arte

La Giunti riporta in libreria il volume di Gloria Fossi. A realizzare gli scatti anche lo scomparso Mario Dondero

Trent’anni fa una storica dell’arte, Gloria Fossi, e due grandi fotografi, Mario Dondero (recentemente scomparso) e il friulano Danilo De Marco, si misero sulle tracce di Van Gogh alla ricerca dei luoghi che frequentò, dalla campagna olandese al Belgio, all’Inghilterra e alla Francia. Gloria Fossi. Ora il libro “Sulle tracce di Van Gogh” è stato ripubblicato da Giunti. Ecco, per gentile concessione dell’editore, una parte dell’introduzione.

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Seguire le tracce di Van Gogh significa ripercorrere il suo cammino nel senso concreto, topografico, del termine. Significa, anche, “integrare” la conoscenza dei luoghi e dei relativi dipinti con i pensieri sulla vita e sull’arte, sui libri e gli autori preferiti, quali si osservano nello sterminato epistolario dell’artista, dal 1872 al 1890.

Lo studio di quelle lettere riserva continue sorprese e aiuta a seguire i suoi spostamenti. Il nuovo libro Sulle tracce di Van Gogh ha origini lontane, anche se il progetto è proseguito fino ad oggi. La prima fase, confluita in un volume da anni esaurito, risale al 1990 e si deve alla proposta di due fotografi di talento, Mario Dondero e Danilo De Marco.

Furono loro a contattarmi da Parigi per “fare un libro”, insieme, su Van Gogh. Accade spesso che uno storico dell’arte si avvalga della collaborazione di un fotografo. Questa volta erano due grandi fotografi a chiedere la partecipazione di uno storico dell’arte. Mario e Danilo avevano seguito Van Gogh dall’Olanda all’Inghilterra, dal Belgio alla Francia, in ogni suo spostamento.

A piedi o in treno, come lui faceva, cercarono di ripetere con la magia di uno scatto ciò che il pittore aveva immaginato sulla tela: impresa ardua, che avrebbe potuto scadere nel feticismo o nella banalità del “tale il luogo, tale il dipinto”.

Rischi neppure sfiorati: quelle fotografie oggi acquistano, se possibile, un fascino in più. Accettai con entusiasmo. Studiavo Van Gogh da tempo, e rileggere le sue lettere, allora in massima parte non tradotte in italiano, contestualizzandole grazie a quegli indizi fotografici, fu appassionante. Potei anche seguire Danilo e Mario sul campo, nell’ultima fase del loro viaggio.

Alla fine, fu una bella esperienza scegliere insieme, fra le migliaia di scatti, quelli più “giusti”. Lo testimoniano i provini in bianco e nero che oggi introducono i capitoli di questo nuovo libro: per quanto notevolmente ampliato con inedite indagini e proposte critiche sulle opere di Van Gogh, ancora – e come non potrebbe? – esso è impreziosito dagli scatti poetici e inimitabili dei due fotografi.

Ripercorrere oggi le tracce di Vincent permette, oggi come allora, di dichiarare una verità quasi lapalissiana: in primo luogo il suo amore per la natura, il colore, la pittura. Non credo però nella retorica dell’artista eroico come ancora troppo spesso si legge.

Aggiornate documentazioni ci hanno chiarito piuttosto che fu artista colto, avido lettore, ben aggiornato sui meccanismi del mercato dell’arte del tempo. Alcune sue opere furono esposte a Parigi, lui ancora in vita. E un critico talentuoso, Georges-Albert Aurier, che conobbe Vincent personalmente, gli dedicò un articolo appassionato.

Non è poco, per quei tempi. Nessuno, inoltre, ha più ripercorso le sue tracce in modo così analitico e poetico com’è stato, per noi, nel 1990. Oggi non sarebbe possibile, nonostante la facilità dell’era digitale, fotografare quei luoghi come fecero Dondero e De Marco. Mario è scomparso nel 2015, e a lui è dedicato il libro. Danilo lavora sempre, rigorosamente in analogico, e cura lui stesso la stampa dei bianchi e neri.

La visita ai luoghi di Van Gogh oggi è semplificata da itinerari proposti online. Si è perduto il fascino della scoperta, ma il web e le ristrutturazioni offrono, va detto, nuove opportunità. Se alcuni siti non sono più visitabili, lo sono diventati altri allora non accessibili. —

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