Gli allievi di Pasolini nel dopoguerra: così si esaurì l’esperienza dell’Academiuta

Nel 1947 cominciò il declino del progetto ideato dal poeta Naldini e gli altri: l’esperienza segnò la vita di molti giovani

CASARSA. Nel periodo più difficile della guerra e dell’immediato dopoguerra, pur circoscritta nella campagna di Versutta, l’Academiuta di lenga furlana dimostrò grande vivacità, con continui incontri e iniziative. A partire dal 1947 invece, nonostante avesse trovato una sede nella ricostruita casa materna di Casarsa (oggi sede del Centro studi Pier Paolo Pasolini), ampliato le adesioni, indetto un premio letterario e programmato nuove collane editoriali, segnò un progressivo declino.

Erano venute meno, paradossalmente, alcune difficoltà che l’avevano favorita, mentre nuove dinamiche sociali rompevano il ritmo ancestrale della vita agreste e coinvolgevano lo stesso Pasolini in un altro campo, quello politico.

I più attivi fra i giovani allievi se ne andarono da Casarsa: il promettente Tonuti Spagnol partì per la Lombardia, Bruno Bruni per Venezia; l’amico Cesare Bortotto si impiegò nelle Ferrovie, mentre Nico Naldini proseguì i suoi studi superiori e universitari. La violinista Pina Kalc, si trasferì a Fiume/Rijeka, divenendo primo violino nell’orchestra del grande maestro Matacic.

Altri allievi, provenienti da famiglie legate al tradizionalismo cattolico, si ritrassero non appena Pasolini si schierò politicamente con le forze di sinistra. Dei più anziani, sia il pittore e incisore Virgilio Tramontin, sia Rico De Rocco, la cui pittura aveva influenzato le prime opere di Pasolini, gli rimasero amici, pur dovendo badare al lavoro di insegnanti e alle loro famiglie numerose.

È logico chiederci quanto l’Academiuta abbia influito nel prosieguo della vita dei suoi allievi. La figura più nota è sicuramente Nico Naldini, recentemente deceduto a 91 anni, che rappresenta la memoria storica di quell’esperienza, tanto che a lui si devono alcune opere fondamentali sul cugino Pier Paolo e sui suoi anni “friulani”. Oltre alla biografia, uscita in più edizioni e frutto di un serio lavoro di ricerca, ha curato vari saggi fra cui la raccolta di scritti sparsi in “Un paese di temporali e di primule” e “L’Academiuta e le sue riviste”.

Naldini è altresì noto come intellettuale che ha scritto una corposa biografia di Giovanni Comisso, ha lavorato a Milano per editori e a Roma in cinematografia, collaborando con Pasolini e Fellini. La sua raccolta di poesie “La curva di San Floreano” ripercorre in versi la giovinezza friulana, mentre “Una striscia lunga una vita” (Marsilio, 2009) offre un’antologia della sua produzione.

Fra gli allievi, Tonuti Spagnol rimase legato da profondo affetto col maestro e mantenne una corrispondenza epistolare che si andò gradualmente digradando. Prima della partenza consegnò a Pasolini, su sollecitazione dello stesso, un quaderno di poesie scritte a partire dal 1945. Con queste partecipò al premio indetto dall’Academiuta nel 1949, vincendo per la sua sezione con la poesia “Matina”, un fresco sonetto di vita agreste (gli altri premi andarono a Novella Cantarutti e Dino Virgili).

Da tenace friulano, Tonuti si gettò a capofitto nel lavoro in campo assicurativo, raggiungendo un posto dirigenziale, e mise su famiglia. I suoi interessi letterari ripresero dopo molti anni, quando il poeta e scrittore Amedeo Giacomini recuperò quel quaderno da Graziella Chiarcossi e ne curò la pubblicazione nel 1985 col titolo “Cresima e Timp piardut”, edito da Concordia Sette. L’anno seguente uscirono con lo stesso editore i suoi Racconti.

Nel 2015 Filologica ha edito la sua raccolta poetica “Vui di rosada”, con cura e ampia introduzione di Sergio Clarotto. Dopo la sua scomparsa nel 2017, lo stesso Clarotto ha pubblicato per Scripta edizioni “Tonuti (Antonio) Spagnol racconta il Pasolini friulano. Ricordi di un discepolo”.

Il fratello Dante Spagnol, di tre anni più giovane di Tonuti (era nato nel 1933) divenne sacerdote e fu per oltre un ventennio missionario in Kenya. Ha coltivato gli apprendimenti ricevuti nella fanciullezza fino alla sua morte, avvenuta nel 2008. A lui si devono diverse opere in friulano, fra cui la raccolta poetica “Un cristian pal mont” e vari drammi teatrali. —

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