Libia e Mediterraneo nel caos: «Spetta a Biden e alla Nato riportare l’unità»

L’esperto di geopolitica Francesco Strazzari: «L’intervento turco ha cambiato gli equilibri sul campo»

Quello che molti temevano, e cioè che la caduta del regime di Gheddafi avrebbe portato la Libia a una forte destabilizzazione, è accaduto. E, dopo la morte del rais, la Libia è precipitata in una guerra civile devastante per le conseguenze che ha e avrà nel panorama internazionale e in quello del bacino del Mediterraneo, in particolare.

Oggi la Libia, grazie alle sue ingenti risorse naturali, è di fatto un campo di battaglia spaccato in due sul quale si giocano molti interessi, non solo libici. Di questa situazione a dir poco esplosiva parlerà oggi, martedì 24, alle 21 l’esperto di Relazioni Internazionali alla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa, il professor Francesco Strazzari nell’ultimo appuntamento dell’edizione 2020 tutta online di Dedica, quest’anno dedicato allo scrittore Matar.

Al professor Strazzari abbiamo chiesto di inquadrarci la situazione libica, oggi. «La Libia negli ultimi anni ha visto l’intervento crescente di piccole e grandi potenze esterne, in particolare in maniera preponderante, molto assertiva quello della Turchia che ha determinato un cambiamento degli equilibri sul campo.

Tripoli governata da al Serraj era sotto assedio da parte delle forze dal maresciallo Haftar sostenuto da un asse che va dall’Egitto alla Russia e alla Francia, anche se quest’ultima in maniera un po’ defilata in quanto legata al concerto della diplomazia europea che aveva una posizione equidistante e comunque tesa al riconoscimento da parte delle Nazioni Unite del governo di Tripoli.

In appoggio al quale è intervenuta pesantemente la Turchia di Erdogan che di fatto ha conquistato una posizione di madrina del governo medesimo sostenendo alcuni elementi, soprattutto il ministro dell’interno Fathi Bashagha, di fatto l’uomo forte voce dei Fratelli Musulmani e di tutta quella corrente di Islam oggi vicina al presidente turco. Con la conseguente divisione del paese in due, dovuta alle diverse forze militari in campo oltre che in una marea di piccole enclave legate alle varie tribù».

Recentemente però è stata firmata una tregua che dovrebbe valere fino al 2021.

«Difficile dire se reggerà o meno, di sicuro si è ristabilita una linea diplomatica con le Nazioni Unite, che ritornano attori nello scacchiere libico».

La questione Libica ha creato molte fibrillazioni nei paesi confinanti.

«Soprattutto per il fatto che che dalla Libia e verso la Libia sono transitati un po’ di tutto, flussi di armi, di combattenti più o meno radicalizzati. Senza contare l’impatto economico perché la Libia era storicamente uno dei paesi più avanzati in Africa dal punto di vista degli standard tanto economici che di infrastrutture. Oggi è un buco nero da questo punto vista. E poi c’è la questione dei migranti che, se ai governi locali tocca minimamente, è diventato un gravissimo problema per l’Europa».

E il ruolo dell’Italia?

«L’Italia perde quota nel senso che l’arrivo dei turchi sul versante tripolino di fatto l’ha messa ai margini. In realtà l’Italia è sempre rimasta legata a un’ipotesi multilaterale di concertazione politica e non militare quando però sul terreno parlavano solo i militari».

E poi c’è l’Eni?

«Ruolo importantissimo, il suo, quasi quello di una politica estera verso la Libia per gli interessi, legati al petrolio, che ha nel paese e in tutta la regione».

Come immagina la situazione nel bacino del Mediterraneo tra qualche anno?

«Quello che vediamo è che le tensioni sono crescenti, il Mediterraneo è diventato uno spazio contendibile attraversato da una serie di flussi, alcuni di portata strategica di armi, alcuni di economia spicciola legati al fenomeno dei migranti.

Ma è soprattutto la grande contesa per le risorse del sottosuolo dello zoccolo continentale a far sì che in questo momento nel Mediterraneo orientale si combatte una battaglia con la Turchia, sempre più assertiva contro le isole greche. Diventa perciò fondamentale il ruolo dell’America del nuovo presidente Biden attraverso la Nato (non dimentichiamo che Grecia e Turchia sono entrambe nell’Alleanza Atlantica), per riportare un’unità che, anche grazie a un certo disinteresse di Trump, si è rotta, con i paesi alleati che sono andati ciascuno per proprio conto». —


 

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