Dario Ballantini si declina al plurale: «Nei documenti ho fatto scrivere “artista”»

L’imitatore, attore e pittore di Livorno giovedì 26 ospite della rubrica web dell’Ert. Tra i suoi “miti” Lucio Dalla e il precursore della comicità italiana Ettore Petrolini

Tu pensi “Ballantini” e ti trovi davanti un mare sconfinato. Per un attimo la mente vacilla in cerca dell’approdo corrispondente: il Dario imitatore, l’attore o il pittore? Perché un artista così poliedrico e versatile si è visto poco in giro. L’Ert avrebbe voluto accogliere in Friuli Dario Ballantini con i suoi spettacoli “Da Balla a Dalla”, l’«atto d’amore» verso il grande musicista bolognese, e “Ballantini&Petrolini”, dedicato al padre della comicità italiana moderna, ma l’emergenza sanitaria ha ingarbugliato tutto e, per ora, si “accontenta” di averlo come ospite della rubrica “Il teatro a casa tua”, giovedì 26 alle 18.30, sulla sua pagina Facebook.

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«Lo spettacolo su Dalla lo sto portando in scena da un po’ di anni, nonostante gli impedimenti iniziali: perché entrare nei circuiti teatrali per uno etichettato come un televisivo non è stato semplice. È stato il mio primo beniamino musicale e, allo stesso tempo, il “modello” che ritraevo nei diari di scuola al liceo artistico. Facevo anche videocassette, imitando la sua voce: la mia era proprio una fissazione e lo spettacolo racconta i passaggi della carriera di Dalla, la nostra amicizia, e alla fine, finisco con il trasformarmi con il trucco in lui».

Dal pensiero fisso alle collaborazioni?

«Mai mi sarei immaginato di poterlo conoscere. Un giorno, quando ancora non ero famoso, gli diedi una foto di me trasformato in lui, Dalla mi disse di avermi già visto su un manifesto a Bologna, un cartellone che pagai a mie spese per pubblicizzare i miei spettacoli. Ma Dalla ha sempre apprezzato anche i miei quadri e alla Biennale, per i 25 anni della mia carriera televisiva e pittorica, mentre dipingevo lui cantò un’ora al mio fianco. Lo stesso Dalla mi chiese di andare con lui alla presentazione dell’ultimo disco e di “sporcarla” con l’imitazione di Valentino, il personaggio che mi fece conoscere al grande pubblico».

Come si è avvicinato alla pittura?

«Livorno, dove sono nato, credo sia la città con più pittori in assoluto. I Macchiaoli sono nati qui, come anche Fattori e Modigliani. Da sempre sono stato più attratto dagli espressionisti, più modiglianesco che Macchiaiolo. Poi ho avuto la fortuna di avere, al liceo artistico, insegnanti illuminati».

Qual è il personaggio cui è più affezionato?

«Gino Paoli: è la cosa più identica al reale tra tutte le mie imitazioni: perfino suo figlio Giovanni mi ha scambiato per suo padre. Ma anche Nanni Moretti, il Papa... Adesso a Striscia ci si sposta sui politici, quindi Maroni, Renzi, Conte, Speranza, Brambilla».

Partendo da Ettore Petrolini, come è cambiata la comicità italiana?

«La comicità italiana deve tutto a Petrolini. Era stato riproposto da Proietti in tv. È stato un autodidatta e anche se i suoi personaggi sono degli inizi del 1900 sono incredibilmente moderni. Ha studiato la satira, il demenziale, la parodia, ha stravolto Amleto in versione comica. Tutte cose che poi gli attori romani, come Sordi e Verdone, hanno ripreso. Petrolini poi unisce il comico al macabro e quindi in lui mi ci ritrovo».

Come le piacerebbe essere definito?

«In Italia non è gradito essere eclettici. Io nella carta d’identità ho fatto scrivere “artista”. Mi esprimo così: sono trasformista, comico, attore, pittore. Un indagatore dell’essere umano, questa è la mia natura. Ora sto realizzando il sito “Ballantini arte” per dare risalto anche ai miei quadri».—


 

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